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venerdì 5 dicembre 2014

LAVORARE in PORTOGALLO. La storia di Cisco.

Lambrenetto presenta : Storie di Emigranti Italiani. 

Ringrazio Lambre di esser venuto a Lisbona. È stata la mia voce. Da tempo rassicuravo i miei cari che a Lisbona sto bene, che in Portogallo si vive bene. Lambrenedetto ora ha documentato tutto ciò. Sono stati pubblicati vari video sul canale Youtube di Lambrenedetto XVI riguardanti la città di Lisbona e sugli italiani che hanno trovato lavoro in questa splendida terra. Iscrivetevi al suo canale. 

 ~ Cisco ~

domenica 13 maggio 2012

Mini-reportage 8° turno SamAcademy

Talento e passione selezionati per garantire l’alta qualità che contraddistingue Samarcanda e Bluserena

Ormai nel vivo dell’8° e ultimo turno del SamAcademy, i partecipanti sono concentratissimi. 
Arrivati da tutta la nazione qui a Montesilvano, sulla costa pescarese, sono pronti per questo percorso, che porterà i più lodevoli a vivere un’intensa avventura professionale all’interno di una delle splendide strutture Bluserena.


Il secondo giorno dà inizio alla formazione settoriale. In una cornice di rigogliose palme, sul campo da tennis del Serena Majestic, perla del gruppo Bluserena, possiamo notare gli aspiranti istruttori ascoltare il coch Andrea.


 Dalla teoria si passa alla pratica…



 Il coach scruta accuratamente. Quale sarà il suo responso?


 Intanto sul versante piscina il gruppo degli animatori di contatto è immerso nel proprio training.



A supervisionare  il lavoro svolto c’è l’occhio vigile di Marco, responsabile della selezione e della formazione del personale, figura storica di Samarcanda, opera da oltre vent’anni nel settore.
Il gruppo Bluserena si affida all’efficienza di qualificati professionisti, che ha portato, insieme al prestigio delle proprie strutture, a una progressiva fidelizzazione del cliente.


Samarcanda lavora a 360° , curando ogni aspetto dall’animazione in ogni dettaglio.

Mettendosi alla prova con gioia e passione, la soddisfazione nasce nel veder sorridere gli ospiti, anche quelli più piccoli. Alcuni dei partecipanti della SamAcademy stanno capendo come fare. Sono i ragazzi del miniclub.




La stagione estiva è alle porte, Samarcanda sarà ben lieta di accogliervi nelle  oasi rigeneranti di Bluserena, da 30 anni al centro di una vacanza unica.


 Blueserena e Samarcanda sono pronte a regalarvi una vacanza indimenticabile


Francesco Favia

8 maggio 2012

Scatti di Francesco Favia

© riproduzione riservata

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In collaborazione con 





Backstage, Francesco Favia in azione









Altro materiale è visionabile sul gruppo Facebook 8° turno Samacademy 2012 

venerdì 4 maggio 2012

Adottare un cane, una scelta importante

NonSoloCronache incontra Pallino e la sua padroncina


Periferia barese, è il 1° maggio scorso quando NonSoloCronache incontra Imma e il suo simpatico Pallino.
Pallino è un meticcio accolto da Imma e la sua famiglia quand’era ancora un cucciolo. E’ stato cresciuto tra tante coccole e mille attenzioni.
In un video molto improvvisato, nato quasi per scherzo, Imma ci rammenta che il cane non è un giocattolo, ma in quanto essere vivente, ci si deve prendere cura  per tutta la sua esistenza. Ergo, dimenticatevi di prendere un cane per sfizio o per soddisfare un capriccio momentaneo.
Un mio personale consiglio, è quello di occuparsi per qualche giorno del cane di un amico o di un parente, così da chiarire meglio le idee su ciò che comporta tale responsabilità.
Un cane va portato fuori, gli si deve preparare da mangiare e lo si deve portare dal veterinario. Tutto questo ha un costo, non solo economico, ma anche in termine di tempo, che oggigiorno è difficile da trovare nell’arco di una giornata.
Sono sacrifici vero, ma che verranno ripagati da una peculiare gioia, che solo un’anima pelosa può darvi.  Con un cane non vi sentirete mai soli, anzi facilita anche la socializzazione. Inoltre, è capace di intenerire chiunque, anche la gente più inasprita dalla vita, basta osservare come vi guarda per sciogliersi in pochi istanti.
In conclusione, prendete un cane dal canile, non spendete soldi, e come vi ricorda la padroncina di Pallino, dategli amore, perché è incommensurabile l’affetto incondizionato e la riconoscenza che può darvi il migliore amico dell'uomo.

Francesco Favia

4 maggio 2012 ore 10:22

© riproduzione riservata

Imma, la camerachild Miry e la superstar Pallino

La preziosissima baby-operatrice Miry, senza il suo aiuto, non avremmo potuto realizzare (consentitemi il termine) l'intervista


Francesco Favia, Miry e Pallino

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lunedì 30 aprile 2012

Atmosfere e colori di una calda giornata primaverile ad Otranto

Blando tentativo di reportage turistico



25 aprile scorso. Gita fuori porta. Direzione sud. Otranto ci aspetta. Giornata molto calda. Un sole primaverile si fa estivo, picchia forte, tanto che la sera rientrerò un po’ stordito.
Ci si incontra intorno alle 9:00 a casa di A., intenta ancora nel preparare i panini. Si scherza, si ride, c’è entusiasmo, c’è voglia di relax e di cambiare aria, anche se solo per una giornata.
Si monta in auto. Si va. Prima sosta per il rifornimento, c’è parecchia gente al distributore. E’ quello col marchio di un noto gruppo di centri commerciali. E’ quello con i prezzi più bassi.
Seconda sosta, altro centro commerciale, stavolta per far colazione. Siamo invasi da queste strutture, e nonostante la crisi che documenta un suicidio al giorno, straboccano continuamente di gente.
Di nuovo sulla strada, dritti alla meta. Si chiacchiera, si ascolta musica. Io faccio il pagliaccio e improvviso battute di continuo.





Ad un tratto scorgo dal finestrino le famigerate scie chimiche. Saranno semplici gas di scarico di aerei, ma mi colpisce molto che ce ne siano così tante e soprattutto come persistano nell’azzurro intenso del cielo di primavera.




Scie chimiche sulla strada per Otranto
Dopo due ore e mezza di viaggio e dopo aver superato Lecce città, grazie anche al GPS del mio adorato melafonino, si arriva nella ridente località salentina.
Otranto, come ben sapranno i wikilettori, è il comune più orientale d’Italia, nel quale vivono 5.535 abitanti.
Si affaccia sulla parte più bella dell’Adriatico. Non avendo niente da invidiare ai mari caraibici, le acque salentine colpiscono per la vivacità dei loro colori. Un mare,che definii anni fa’, colorato con i pastelli. Ora che ci sono tornato, posso tranquillamente affermare che non tendono per niente a sbiadire queste brillanti sfumature che concede la natura a queste terra, la quale porta ogni anno sempre più turisti. Ormai meta cult, ogni estate viene presa d’assalto, a discapito di altre zone turistiche storiche italiane, su tutti la Riviera Romagnola. La scorsa estate riuscimmo a trovare posto qualche giorno prima, a prezzi modici, nonostante fosse alta stagione. E per essere alta stagione, l’atmosfera era abbastanza desolante, se paragonata a un po’ di anni fa’. Erano presenti molte famiglie, delle quali molte tedesche. Ormai la movida si è spostata in Puglia. E tornando al Salento e nella Otranto che ci ha ospitati nel giorno della liberazione d’Italia, potrete ammirare il castello, importante anche per aver dato il titolo al primo romanzo gotico della storia. Da segnalare le varie chiese, San Pietro, Santa Maria dei Martiri, Santa Maria del Passo e la Cattedrale dell’Annunziata.
Molto scenografico, inoltre, il Lungomare degli Eroi.
Rispetto ad altre zone del Salento, Otranto alterna alle dorate spiagge, tratti rocciosi a picco sul mare, che offrono uno stupendo panorama, ideale soggetto per foto ricordo. Otranto, oltre che meta turistica, è uno storico comune di pescatori, quindi potete approfittare per vedere da vicino un po’ di imbarcazioni, e perché no, fare un po’ di pescaturismo.





Francesco Favia & suo figlio  :-)






Monumento agli Eroi e ai Martiri Otrantini





Francesco Favia, blogger



Tra corse sulla sabbia, passeggiate sotto il sole, scalinate, immersione nei vicoli del centro storico, colmi di negozi di souvenir, la giornata volge al termine e stanchi, soprattutto per il caldo e il sole pungente, si rientra. Alle porte di Bari, lunga coda per un incidente, e non posso non raccontarvi di come ad un certo punto, abbiamo spento l’auto e come il più classico delle gag, siamo scesi, progettando di preparare un barbecue lì sul posto. Arrampicati in seguito sull’auto, siamo scoppiati a ridere nel guardare la gente nelle altre vetture, ma mai come nel sgranare gli occhi alla vista di uno del gruppo della macchina davanti, scesi anche loro. Questo inizia, per sgranchirsi evidentemente, a mettere in atto la cosiddetta mossa , resa celebre da quella gran gnocca di Marisa Laurito. Ovviamente lacrimanti, tutti a ridere nel vedere quest’omone di mezza età, agitarsi come una danzatrice del ventre. Non respiravo dalle risate.
Pian piano si riprosegue e il traffico gradualmente defluisce.
Arrivati allo svincolo, ci addentriamo nella grigia ansiosa città. Gli allegri colori di Otranto sono ormai lontani alle nostre spalle.

Francesco Favia

30 aprile 2012 ore 18:00

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venerdì 6 marzo 2009

Reportage sulla crisi del lavoro

Da New York a Bari. Da Massimo Gaggi a Francesco Favia.

New York, capitale del mondo, non poteva che essere lo specchio della società, la quale, come ben si sa, sta vivendo una forte crisi economica. Le “job fair”, fiere delle opportunità lavorative, o come scrive Massimo Gaggi su Corriere.it, fiere del bisogno, sono prese da assalto da migliaia di aspiranti lavoratori.
In una di queste, organizzata da Monster.com a New York, si sono contati almeno cinquemila candidati per un posto di lavoro. Tutti in fila presso gli stand della varie aziende. E non crediate che questa gente in cerca di lavoro sia tutta giovane, magari neolaureata, e di belle speranze.
Speranze ci sono, belle non si sa, ma non manca la sicurezza di riuscire a rialzarsi. Infatti, molta di questa gente è nel bel mezzo della vita. Per questa forte crisi, molte aziende si sono viste costrette a tagliare il personale, lasciando senza lavoro tanti lavoratori. Tra questi non si fa fatica a trovare anche dei cinquantenni, se non addirittura dei sessantenni che dichiarano di non riuscire restare a casa a godersi la pensione.
Tra le varie testimonianze riportate nel reportage di Gaggi,
http://www.corriere.it/economia/09_marzo_06/gaggi_manager_banchieri, troviamo manager soddisfatti di quel che hanno realizzato finora, ma con l’umiltà di ricominciare da lavori meno appaganti pur di non essere estromessi dalla società. O chi un lavoro ce l’ha, ma cerca qualcosa di più gratificante, come quel vigilante che si propone come commesso, pur non sapendosi vedere dietro un bancone.
Bravissimo Massimo Gaggi nel far notare l’amaro contrasto tra la circostanza e il luogo che la ospita. Migliaia di gente che cerca di avere o di riavere un’opportunità di lavoro per sopravvivere per lo meno in una giungla metropolitana come New York e questa ricerca avviene nel lusso di un hotel a cinque stelle.
I candidati, comunque, aggrappati ad un sano ottimismo, si rendono flessibili, accettando le opportunità più disparate, adeguandosi a questa strana realtà contemporanea.

Bari - L’articolo di Massimo Gaggi su Corriere.it è un triste spaccato della difficile situazione che il mondo sta vivendo. Sembra che tutto il globo, persino la leggendaria New York si sia trasformata in una città del sud Italia. E parlo da meridionale, tranquilli, non sentitevi offesi. Gente che perde il lavoro a trenta, quarant’anni nel merdione o per lo meno a Bari, la mia città, non è difficile da trovare. Spesso, molta di questa gente, ha svolto per molti anni mansioni da operaio generico o magari proprio come vigilante come quel ragazzo newyorkese o persino ruoli di commesso e seppur avendo maturato una certa esperienza, non riesce ad essere competitiva nel mercato del lavoro, poiché le aziende prediligono i ventenni. Potete leggere a tal proposito
Ventenni rubano posti di lavoro. E fra qualche anno anche loro saranno depredati.
Ho girato e giro ancora tra ufficio collocamento e agenzie del lavoro e non lo faccio per svolgere un’inchiesta giornalistica, ma semplicemente perché anche il sottoscritto fa parte della lunga lista di disoccupati che vedono trascorrere i propri giorni, vedendo la strada, i cartoni e la mensa dei poveri sempre più vicini.
La situazione descritta comprende molta gente e non è molto dissimile dalla mia. Anch’io ho fatto tutto e niente. Tanti lavori generici, tanto sudore per niente. Ho sgobbato in supermercati, ho scaricato camion e ho fatto anche la security.
Se avessi avuto anni fa’ la maturità che sento di avere adesso, non avrei tentato di prendere una laurea, non avrei mai provato a sognare di fare il giornalista, non avrei provato a fare qualsiasi lavoro "basta che paghino". Va be’, il fatto che paghino è un altro discorso. Il 90% delle volte è stata una guerra per avere ciò che mi spettava e mi è capitato anche di non essere pagato, rimettendoci per di più, oltre a sudore e tanto stress, tanti soldi di benzina per raggiungere il posto di lavoro.
Per quanto il riguarda il discorso della laurea, non dico che non serva, ma è meglio affrontare certi sacrifici, per le cosiddette “lauree spendibili”, ovvero per quei corsi di laurea che permettono anche a chi si è laureato con dei punteggi non proprio eccelsi, di entrare in un ambito professionale e migliorarsi col tempo e la pratica. Un esempio possono essere la laurea in Scienze Infermieristiche o in Radiologia, in pratica titoli di studio per quelle professioni per le quali c’è poca domanda e molta offerta di lavoro. Ovviamente bisogna sudare sui libri per ottenere quelle lauree, non c’è dubbio, ma se proprio si è portati per lo studio, tra Giurisprudenza, Economia, sarebbero preferibili una facoltà di Ingegneria o Medicina. A mio modesto parere, il resto delle lauree, che offrono un buon bagaglio culturale, ma niente di più per essere vendibili nel lavoro, penso che siano inutili. Come dice Mourinho, è una mia personale opinione, ma è anche quella di un ex studente di Lettere che si era accorto di buttare gli anni migliori della sua vita sui libri. Attendo critiche, perché molta gente si diverte ad attaccare i miei post.
Adesso, armato di tanta umiltà, mi sono gettato “ai piedi di Cristo”, andando a domandare a vari artigiani del settore degli impianti, se potesse servirgli un aiutante, un apprendista. Mi sono proposto anche di lavorare gratis, pur di acquisire delle competenze. Niente. Dicono tutti che non è periodo o ti guardano quasi con pena per poi risponderti di no.
A venticinque anni non si è vecchi, ma non si è nemmeno più dei ragazzini, e se non si possiede delle precise capacità, si è fuori dal mercato del lavoro.

Francesco Favia



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