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sabato 17 novembre 2012

Misantropia

Fonte immagine: Facebook

Parlando con un amico degli atteggiamenti stronzi della gente...

...di quelli che fanno gli sbruffoni, in un gruppo di persone, magari per farsi notare dalle ragazze...



"allora... sto tipo si stava prendendo un po' troppa confidenza... Favia qua, Favia là, anche per fare lo sbruffone con le ragazze, dottor Favia, a caricatura... qualche frase in dialetto... l'altro giorno gli risposi col vocione, in barese, alzando un po' i toni, ma parlando del niente, tutt'appost e l' chiacchr... Da allora, mi saluta in italiano, scandendo "ciao" e s' n' va, in sostanza, salut e camin. L'ha capita finalmente che non mi deve rompere i coglioni."


"se ti fai vedere tranquillo, la gente si prende la confidenza... poi dice che uno non dev'essere asociale" 



"la gente vuole essere intimorita, altrimenti pensa di esser in diritto di fare "il di più" 



"mi hai conosciuto, sono una persona tranquilla, mi piace ridere e scherzare, se posso, cerco di esser generoso, ma non mi si deve mancare di rispetto, a maggior ragione, perchè io non mi sogno di fare il cretino con la gente"


...e poi si parlava della gente spocchiosa in generale, che non lo fa di proposito, presuntuosa, e che non si accorge di quanto possa sembrar patetica
...poi uno non dev'essere misantropo.

Francesco Favia 


17 novembre 2012 ore 11:10

© riproduzione riservata

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domenica 15 aprile 2012

Ciò che si rompe, andrebbe aggiustato

Fonte:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151466816520567&set=a.10150412264130567.625131.325250345566&type=1&theater
L'amore è venirsi incontro, non fare lo schiavetto. Oggi si manda all'aria tutto in un niente, non esiste più il rispetto, la comprensione e ci si arrende alle prime difficoltà. 
Vi invito a leggere L’amore ha un senso? postato qualche tempo fa' su NonSoloCronache


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lunedì 9 gennaio 2012

L’amore ha un senso?

Storie bruscamente finite senza un apparente senso logico

Sto vivendo un nuovo capitolo buio della mia vita. Nonostante le tante lacune di quest’epoca precaria, fatta di approssimativi rapporti umani e professionali, avrei dovuto vivere un po’ sereno dopo le mie tante vicissitudini. Ed invece negli ultimi mesi stavo sprofondando in un baratro senza fondo. Forse ne ero anche consapevole, ma non mi sembrava poter fare molto. Anzi, pensavo fosse uno di quei tanti periodacci prossimi alla fine.
Escludendo il lavoro, mia eterna espiazione della mia inettitudine, vorrei soffermarmi sulla questione dei sentimenti. Rispetto a tanti altri blog, ad altri forum, tutto sommato non è mai stato un argomento che ho trattato molto. Non avendo mai avuto problemi di sorta in passato o, comunque sia, non avendoci mai dato peso a qualche delusione ricevuta o data, non ho mai avuto l’esigenza di scrivere dell’argomento “amore”.
Io vi chiedo cos’è l’amore. Rispondetemi. Io ero rimasto al sentimento adolescenziale, alle cottarelle, alle storie di qualche mese, alle frequentazioni particolari, ai rapporti di pura passione fisica.
Ora, quasi trentenne, mi domando e chiedo al mondo, che c***o è l’amore. Cos’è l’amore nell’età adulta, fra due adulti. Dovrebbe essere un sentimento profondo che spinge due individui ad intraprendere uno stesso percorso di vita, a crearsi un progetto in comune, a sostenersi a vicenda, poiché la avversità nella vita sono tante.
E non parlo di matrimonio, sapete come la penso e quante volte ho sostenuto la causa dei padri separati su questo sito. Il matrimonio dovrebbe essere una piacevole conseguenza, dopo tanti anni di amore incondizionato, eppure va preso con le pinze e con le dovute precauzioni, se proprio non se ne può fare a meno.
Io voglio parlarvi di quelle storie, lunghe anni, bruscamente finite, senza un apparente senso logico.
Mi sembrano anni di vita rubati. Per come sono fatto personalmente, ho sempre ammesso che impegnarsi in una cosiddetta “storia seria”, fosse un po’ un sacrificio, seppur un piacevole sacrificio. Tutti abbiamo le nostre vite complicate, i nostri momenti, i nostri spazi da difendere, quindi condividere la nostra vita con un’altra persona, non credo che lo si faccia solo per paura della solitudine. Ovviamente non mi rivolgo ai casi estremi.
Io, per esempio, ci credevo nella storia dalla quale sono uscito dopo quasi sei anni, dopo un anno e mezzo di tira e molla. Sto tutt’ora male, saranno passati quasi due mesi. La ferita è ancora aperta. Tra cuore spezzato e orgoglio ferito, non so cosa mi tormenta di più. Non mi lasciavo mai abbindolare da nessuna, stavolta è andata così... ma sei anni sono pesanti da digerire
Spesso soffrivo di una certa insoddisfazione, spesso mi sentivo soffocare, ma sapevo che ero tuttavia innamorato e per amore ero pronto a sacrificare me stesso, la mia vita, le mie esigenze.
Ma fino a che punto? E poi, ne valeva la pena? Gli altri farebbero lo stesso? A quanto pare no.
Paradossalmente, mi sentivo sempre rimproverare da lei che io mentissi e che non l’amassi.
Alla fine è stata  lei ad abbandonarmi. Dice che non mi ama più. Stento a crederci, ma forse mi sto illudendo. Però ho come l’impressione che la tipa non era pronta a sacrificarsi per amore, a non fare il passo successivo che una storia di sei anni comporta. A non venirmi incontro.
L’amore è anche il venirsi incontro, e non fare lo schiavetto.
Caso strano, ha iniziato a cambiare atteggiamento, quando ho smesso di assecondarla in tutto.
Francamente ero stanco di tante situazioni e ogni tanto, esasperato, mi lasciavo andare a sonore sfuriate. Ma io ero stanco delle circostanze,  dei suoi atteggiamenti e non di lei. Lei è rimasta bambina, io ormai disincantato adulto.
Pensare che non litigavamo mai. Ne ho lette tante di storie simili alla mia su internet. La risposta più comune che viene data, è proprio che il tempo cambia i sentimenti e le persone.
Secondo me, è un’ ingiustizia. Io mi sento rubato del mio tempo e dei miei sentimenti. Per non parlare dei soldi spesi. Sei anni non sono pochi. Ho letto che la migliore soluzione è quella di tagliare tutti i ponti. Allora che senso ha la vita. Che senso hanno i rapporti umani. Ora le persone ci sono, ora scompaiono. Dovremmo essere continuamente in lutto.
Una persona talmente importante. Lo eravamo a vicenda. Lei si preoccupava anche della mia salute e diceva che se morivo si sarebbe fatta suora! Viveva per me, io per lei. Ora non c’è più niente.
Capita di sputare sangue sul lavoro, dedicare ore, straordinari, energie per un’azienda e dopo aver prodotto tanto, si viene messi con disinvoltura in disparte. La vita è crudele, il mondo è cinico. Non ti aspetti, però di ricevere il benservito dalla persona con la quale si voleva invecchiare insieme. Fatti l’uno per l’altra, commosso nel vedere la Mondaini piangere il suo Vianello, col pensiero lacrimante rivolto a lei. Sembra ieri. Oggi il gelo.
Io non sono uno psicologo e non ho dati statistici alla mano, ma vedendo l’esperienza di amici, conoscenti, di estranei nei vari sfoghi sul web, ho constatato che nelle storie lunghe, come si suol dire importanti, è spesso la donna a lasciare lo sfortunato di turno.
Mi sovvengono scene di donne frignanti, sedotte e abbandonate. Le donne allora cosa vogliono? Dicono che l’uomo voglia solo scopare. A parte che le donne non sono da meno, se l’uomo s’innamora e magari si crea una bella storia, poi spesso viene abbandonato a distanza di anni.
Secondo me, l’amore di fondo c’è, rimane. Probabilmente anche da parte di lei. Solo che i sentimenti mutano, subiscono un certo processo,  l’amore da passionale e sfarzoso, diventa razionale e concreto. La donna però pretenderebbe essere sempre adulata e corteggiata all’infinito e spesso sfrutta la buona fede dei più fessi.
Tutto quello che dico può essere vero o non vero e pur non facendo di tutta un’erba un fascio, per me è così.
Non voglio prolungarmi oltre, perché di queste storie e strapiena la rete, però mi domando che senso ha tutto questo?
Se prima non credevo nell’amore, ora sono svuotato di ogni sentimento possibile. Poi, si sa, quando meno te lo aspetti, arriva quella che ti rincoglionisce. Credo, a ogni buon conto, che sarà difficile fidarsi ancora.
Il lato positivo della mia vicenda è che non ero sposato e che non ho figli. E dopo aver constatato per l’ennesima volta la volubilità delle donne, lungi da me nell’intrappolarmi nel vincolo del matrimonio, onde evitare amarissime conseguenze.

Francesco Favia


9 gennaio 2012


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martedì 3 gennaio 2012

Cronaca di una mattinata al Centro per I'Impiego ai tempi della Grande Crisi

Impressioni di Francesco Favia, glorioso blogger precario e morto di fame

Francesco Favia, blogger
Bari, otto e trenta del mattino. Arrivo al Centro per l’Impiego o, per meglio dire, Ufficio Collocamento. Già da lontano scorgo una fila lunghissima. Quel posto mi è abbastanza familiare, ma in tutti questi anni non avevo mai visto una coda di tal portata. Sono tutti in attesa che aprano l’ingresso, un fiume di gente occupa svariate decine di metri di marciapiede, fino ad occupare, alla sua fine, parte della strada.
Mi accodo anch’io. Sembrava di essere dei deportati. Nell’attesa, occhi smarriti osservavano flashback figuranti le code alla mensa dei poveri viste nei film o nei servizi del telegiornale.
Mi sentivo impotente. Ancor più pezzente delle volte precedenti, poiché ormai consapevole di non essere più un ragazzino di belle speranze.
Alle nove aprono il portone. Con calma e ordinatamente si avvia il corteo. Si prende il numero e si attende. Una lunghissima ed estenuante attesa. Una calma attesa. Gente rassegnata, non avente nemmeno più la forza di prevaricare l’altro. Siamo tutti sulla stessa barca.
Tanta gente apparentemente borghese. Il ceto medio svanito. I nuovi poveri.
Rispetto al passato ho avuto anche l’impressione che l’età degli utenti fosse più elevata. Molta gente di mezza età, tra i quaranta e i cinquant’anni. Meno giovani rispetto una volta.
Qualche trentenne. Non mi sono sfuggiti, anche qui, griffe e smartphone. Francamente anch’io non so come tiro avanti, ma la comodità di un telefono del genere me la sono concessa, anche se paradossalmente l’ho preso proprio per ammortizzare i costi, in abbonamento per compensare i furti delle tariffe e delle mendaci promozioni delle ricaricabili.
Riesco a trovare un sedia libera. Seppur sudicia mi ci accomodo. Infreddolito aspetto.
Ad un certo punto incontro un conoscente, un ragazzo col quale  lavorai tempo fa’ in uno dei tanti lavori interinali. Dopo due anni di chiamate saltuarie dall’agenzia, mi racconta che non l’hanno più contattato. Adesso, da un po’, lavora in nero, guida un furgone.
Parliamo un po’ e si evince che siamo tutti inguaiati. Alla fine si resta senza parole. Ogni tanto gli sguardi si incrociano anche quando mi allontano, perché si avvicina il mio turno. Ecco il mio numero, non manca molto alle undici. Sono passate due ore e mezza da quando mi sono messo in coda per strada.
Chiedo allo sportellista e ricevo lo stato occupazionale. Sportellista, impiegato. Non so come preferite chiamarlo, ma non mi sembra diverso da un operatore di call center inbound, che spulcia dati sul terminale e fornisce servizi e informazioni. Peccato che all’occhio del mondo, queste categorie di lavoratori siano diverse.
Per la cronaca, il mio stato occupazionale risulta “precario con attività lavorativa che non sospende lo stato di disoccupazione”, ovviamente perché  il mio reddito è irrisorio. Risulto disoccupato da venticinque mesi, lo devo considerare un lato positivo?
Concludo con una domanda. Tra inoccupati, precari, cassaintegrati, per non parlare di chi percepisce una misera pensione e i sottopagati, mi chiedo quanti siamo nella merda al giorno d’oggi?
Ma la Grande Depressione o il Dopoguerra sono stati periodi più difficili? E le domande poste sono due, ma ho terminato. E che la fortuna ci assista.

Francesco Favia

3 gennaio 2012

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Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi

domenica 11 dicembre 2011

Schizzo dovuto al forte caldo



La vita è uno schifo…
ma non lo dite a nessuno e sorridete,
perché io per primo voglio vedere in giro volti sorridenti…

Francesco Favia

23 luglio 2004


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sabato 8 ottobre 2011

Matrimonio...

Da  "The Big Kahuna"

Beh, ho conosciuto persone non dico che tu sia di quelle, persone che avevano dei saldi principi, e che avevano incontrato qualcun altro che aveva dei saldi principi e così i due si erano sposati, solo per scoprire un giorno che in realtà erano stati i principi a sposarsi, loro erano stati diciamo a guardare. Con l'amore si prendono tanti abbagli, ci si confonde spesso.




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Se sei un padre separato o ti sta a cuore l’argomento, ti potranno interessare anche

venerdì 25 marzo 2011

no justice no peace

ogni piccolo diritto che nel mondo è violato è una ferita per tutti gli esseri della terra e finché non c'è giustizia ci sarà sempre guerra



La mia mano è più grande e mio padre più anziano la mia mamma si preoccupa perché sono lontano.

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lunedì 28 febbraio 2011

Schopenhauer diceva che siamo come i ricci


Schopenhauer diceva che siamo come i ricci: da soli hanno freddo, allora si avvicinano per scaldarsi. Però stando vicino si pungono, allora si allontanano. Poi si riavvicinano, si riallontanano…un casino!

Grazie a Elisa Deni




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