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domenica 28 ottobre 2012

PARTITO della GNOCCA

RIDIAMOCI SU... CHE LE LACRIME SONO ESAURITE...


idea, testo, grafica di Francesco Favia 

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sabato 21 aprile 2012

Antipolitica in vantaggio, politicanti, in panne, tremano

Politici alle corde, quel che traspare dai media è una grande disuguaglianza economica e sociale.


Robinson, Raitre. Onorevole Livia Turco del Pd: "L'antipolitica è pericolosa perchè prende in giro la gente". Da che pulpito...
E poi un affannarsi giro di parole, un carisma degno dello spazzolone del water. La Turco si arrampica sugli specchi. I politici non hanno più senso.
Ieri sera si è assistito a un’ennesima sconfitta mediatica della storica classe politica italiana.
Sulla stessa scia si è poi continuato a discutere in seconda serata su Raidue a “L’ultima parola”
Populismo, demagogia. Dovrebbero far bene attenzione questi politicanti mangiadenaropubblico a utilizzare e abusare di queste parole. Rischiano seriamente di darsi la zappa sui piedi, di farsi male con le loro stesse armi.
Attenzione a Grillo... Anche Vendola era sottovalutato e definito "populista" e ha stravinto due volte in Puglia... Anche se poi non ha mantenuto le promesse.




Che carisma la Turco.... Sono talmente rimasto impressionato dalle sue virtù, che non posso non rinominarla. Poveretta la Turco, prende solo 5mila euro netti. Dovevate vedere come si è infervorata, quando un comune cittadino alla canna del gas, ha osato rinfacciarle gli stipendi d’oro dei parlamentari.
Si parla di milioni di euro (pubblici) che girano nella politica. La popolazione, invece, è sempre più indigente. Guardate questa foto che ho trovato questa mattina su http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/04/20/foto/povert-33651859/1/ E’ stata scattata nel mio quartiere.
Meno male che l’impetuoso Travaglio su Annozero interpreta la grande opera dello sputtanamento.





Filippo Roma, inviato de Le Iene
Nello zapping mediatico, c’è anche un glorioso Filippo Roma, intento a domandare ai rappresentanti dei partiti politici di restituire tutto il denaro avanzante dei “rimborsi” elettorali degli ultimi vent’anni.
Una valanga di soldi in eccesso, gelosamente custoditi nelle casse dei partiti italiani.

Francesco Favia



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giovedì 12 aprile 2012

La mattanza della crisi, mentre i politici se la spassano con i soldi pubblici

Così sorgono le rivoluzioni...


...fra tutte quella francese, vi rimembro le cause, riportandovele testualmente da Wikipedia:
"Nella Francia del XVIII secolo il potere era riposto nella monarchia assoluta di diritto divino rappresentata da Luigi XVI. La società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: nobiltàclero e terzo stato. Il terzo stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva dei consistenti privilegi per la nobiltà e il clero. I raccolti andati a male, le carestie ed il clima avverso portarono in quegli anni ad una forte inflazione, mentre le tasse elevate non bastavano allo Stato per soddisfare le proprie esigenze. Il prezzo del pane aumentò a dismisura, costringendo la gente comune alla miseria. La situazione economica era aggravata anche dagli sprechi e dai costi delle guerre fin qui sostenute.
La necessità di risolvere la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell'operato dei successori di Luigi XIV (Luigi XVe Luigi XVI). Eguale fallimento ebbero i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. All'inizio del secolo la principale imposta diretta, la taglia, pesava soltanto sui non privilegiati. Per aumentare le entrate fiscali Luigi XVI impose tasse ad ogni ceto sociale, ma nobiltà e clero ne risentirono solo in minima parte. Le nuove imposte (tra cui la capitazione e il ventesimo) continuarono a gravare solamente sul terzo stato e non furono quindi in grado di contrastare il deficit del Paese, facendo aumentare il debito pubblico per tutto il XVIII secolo."
La storia ci dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori, ma sembra una logica scientifica il fatto che i poteri forti mangiano, anzi, si abbuffano a discapito di noi poveri cristi. 
Costretti a sopportare la loro croce, arranchiamo su questo calvario di sistema, flagellati da tasse, precarietà, retribuzioni da fame e tanta disoccupazione.
Chi dovrebbe rappresentare il popolo, cercando di risolvere concretamente i problemi di un Paese allo sfascio economico e sociale, invece se la spassa nell'oro, tra cortigiane e corruzione.
Politici, calciatori, pseudo star degli schermi televisivi se la godono e il popolo affamato spesso paradossalmente li acclama.
Probabilmente non avverrà mai nessuna rivoluzione violenta, nessuna ribellione eclatante. Il popolo italiano è stanco, forse rassegnato. 
Dovremmo emigrare tutti all'estero? Dovremmo smettere di votare? Dovremmo dare meno importanza a ciò che ci viene propinato dalla televisione? 
Non so cosa dovremmo fare, ma sicuramente dovremmo iniziare a cambiare atteggiamento in tante cose.


Francesco Favia


12 aprile 2012 ore 11:45

Di seguito, uno dei tanti appelli che girano su Facebook

"FERMATEVI...!!!

21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.

23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.

27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.

28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all'Agenzia delle entrate.


29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.


01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.


02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.


03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.


03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della

pensione


03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.


04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.


04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava

fallendo.


fate copia incolla e fate girare..... cari politici.....che le loro anime possano disturbare i vostri sogni tranquilli con i vostri 30milaeuro al mese..."


Fonte: Facebook

...senza dimenticare i rimborsi elettorali







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lunedì 19 ottobre 2009

Cos'è la politica?

Parabola tratta dal web sul vero significato della politica

Un bambino domanda al padre:"Papà che cos'è la politica?"
Il padre risponde facendogli un esempio:
* Io porto a casa i soldi, quindi sono il CAPITALISMO
* Tua madre gestisce il denaro, per cui è il GOVERNO
* Il nonno controlla che tutto sia regolare, quindi è il SINDACATO
* La nostra cameriera è la CLASSE OPERAIA
* Noi tutti ci preoccupiamo solo che tu stia bene. Perciò tu sei il POPOLO
* E il tuo fratellino che porta ancora il pannolino, è il FUTURO.

Hai capito figlio mio?

Il bambino ci pensa su e dice a suo padre che vuole dormirci sopra per capire bene.
Nella notte però il bambino viene svegliato dal fratellino piccolo che piange perchè ha sporcato il pannolino.
Visto che non sa cosa fare, va nella camera dei suoi genitori.
Lì c'è solo sua madre che dorme profondamente e lui non riesce a svegliarla.
Così va nella camera della cameriera, dove trova il padre che se la spassa con lei, mentre il nonno sbircia dalla finestra!!
Tutti sono così occupati che non si accorgono della presenza del bambino.
A questo punto decide di tornare a dormire.

Il mattino dopo il padre chiede se ora sa spiegargli in poche parole che cos'è la politica.
"Sì" risponde il figlio:
"Il CAPITALISMO approfitta della CLASSE OPERAIA, il SINDACATO sta a guardare, nel frattempo il GOVERNO dorme, il POPOLO viene completamente ignorato e il FUTURO è nella merda.
Dal web

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mercoledì 24 giugno 2009

Michele Emiliano distrugge il suo avversario al ballottaggio. La città va avanti.

Vince l’onestà, vincono i fatti, vince un amatissimo cittadino barese, vince Michele Emiliano

Erano quattro gatti a vedere quella gran donna della Tatangelo. Da Emiliano c’era il delirio.
Forse i sostenitori del PdL non sono avvezzi alle “cozzalate di piazza”, così come qualche berlusconiano ha dichiarato su Facebook, sostenendo che “preferivano restare concentrati nell’attesa della schiacciante vittoria”. La schiacciante vittoria c’è stata, ma da parte di Michele Emiliano, com’è ormai noto, riconfermando l’entusiasmo dimostrato dai baresi, proprio nell’ultimo comizio prima dell’epilogo del ballottaggio.
Silvio, si sa, chiude le piazze adesso, i suoi seguaci appartengono ad un elite. Per vincere le elezioni, conta però il numero di votanti. E con la vittoria di Michele Emiliano, c’è stata la vittoria della città. Perché la città è fatta di persone per bene, di gente normale, che lavora duramente ogni giorno o cerca disperatamente un posto, un ruolo in questa giungla. La gente che lotta per sopravvivere è la stessa gente che vive la città. Vivendo la città, ci si accorge dei tanti miglioramenti avvenuti nel capoluogo pugliese. Oggettivamente, pur rispettando le idee della gente di destra, della gente normale, che suda anch’essa per portare il pane a casa, non si poteva davvero dare le redini della città nelle mani di chi la rovinò in dieci anni. Non ci si poteva fidare di chi prese in giro la cittadinanza, speculando col denaro pubblico.
Michele Emiliano è stato accusato di populismo, ma alla fine tutti i politici fanno uso della demagogia più spiccia.
Destra, sinistra, non è questa la questione. Michele Emiliano ha sempre sostenuto di essere lontanissimo dalle idee comuniste. Se si vive a Bari, si deve pensare alla città. Bisogna pensare che fino a non molto tempo fa’, tutta la gente che viene in città dal periferico quartiere San Paolo, ci impiegava quasi mezzora con l’autobus, adesso dieci minuti con la metropolitana. Io, personalmente, avevo una ragazza, molti anni fa’, che abitava in quella zona e posso affermare che quel tragitto era un’odissea.
Il populismo fa parte della politica, solo che Emiliano la fiducia delle periferie l’ha ripagata. Ha riqualificato i quartieri San Paolo; Loseto, dove prima non c’erano nemmeno i segnali stradali, lo so benissimo, perché ci abita da vent’anni mia nonna; ha dato poi nuova linfa al famigerato Enziteto, rinominato San Pio dalla sua amministrazione.
Simeone Di Cagno Abbrescia in periferia non ci ha mai messo piede, non solo in campagna elettorale, ma nemmeno quand’era sindaco (angor c’ frecn u’ rolex).
Perché si sarebbe dovuto votare una persona che se ne infischia della cittadinanza e che comprò le case a Barivecchia con due soldi, restaurandole col denaro del comune per poi rivendendole al triplo, se non al quadruplo? Capisco che per molti, e forse anche per me, il mito sia Gordon Gekko, personaggio del film “Wall Street”, interpretato egregiamente da Michael Douglas, ma quei soldi usati da Di Cagno Abbrescia erano di noi cittadini baresi e l’ex sindaco approfittò di tutta la fiducia concessagli dalla cittadinanza. Questi sono fatti, questa è storia. I baresi sembra che non l’abbiano dimenticata e i risultati del ballottaggio parlano chiaro.
Non credo che si sia mai visto un sindaco portato così in trionfo da migliaia di baresi, camminare per le strade seguito da una folla che lo acclama e che urla impazzita quando dal palco parla, nemmeno ci si trovasse di fronte una rockstar. Ed io non so se quella dei trentamila posti di lavoro sia una cazzata da campagna elettorale e non sono uno di quelli che difende a priori tutto quello realizzato da Michele Emiliano, tant’è che francamente penso che la pista ciclabile, come sostengono quelli del centrodestra, sia davvero un’opera inutile, dando davvero l’impressione di uno spreco di denaro pubblico, ma molti cittadini comunque l’apprezzano com’è giusto che sia.
Resta comunque il fatto che chi amministrò prima di Michele, combinò molteplici danni in città, speculando non poco col denaro pubblico. Michele ha concretizzato le sue promesse, ha fatto i fatti, perché i baresi non avrebbero dovuto concedergli ancora fiducia?
Michele, come Nichi. La gente li chiama per nome. Se la gente li ama è perché non è gente arrogante e impettita; come ha detto D’Alema con loro vince il cambiamento e un modo diverso e più umano di fare politica.

Francesco Favia



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venerdì 19 giugno 2009

Scandalo italiano

Silvio, Patrizia e la Bari bene

Ennesimo scandalo si abbatte sul Silvio nazionale, che riduce il tutto a “spazzatura gettatagli addosso dalla sinistra”. Un po’ come i magistrati che lo condannano solo perché “schierati”.
Una nuova Noemi, porta alla luce nuovi retroscena sui party di Silvio e company. Patrizia D’Addario, in arte Patrizia Brummel, escort prestata alla politica, sistema che l’ha prontamente disillusa, parla dei suoi cachet per la partecipazione nell’ottobre e nel novembre del 2008 a due serate a Palazzo Grazioli.
Frequentava il gran puttanaio della “Bari bene” , dedita alla scalata sociale, nutriva anche ambizioni artistiche, infatti seguendo la corrente del “velinismo”, non si faceva mancare book fotografici e contatti con varie agenzie della città, una delle quali, la “Stadium Pictures” della quale risultava socia amministratrice. Cercava contatti anche con le televisioni locali e come confermatomi dal direttore di Telebari Miki De Ruvo, cercò di proporre, insieme ad un presentatore, tale Gianni Roman, uno show; il prode De Ruvo gli rifilò un due di picche. Quando Miki De Ruvo lasciò temporaneamente Telebari, sembra che riuscirono a prender dei contatti con Francesco Monteleone.
Destra o sinistra, la tizia mi sembra un gran troione, impressione del tutto personale, non querelatemi come D’Alema, anche perché se mi si vuol mandar per stracci, già lo sono, essendo un disoccupato nullatenente. Mi rimane giusto la libertà di pensiero e questo portatile, sempre fino a quando il parlamento italiano non si deciderà davvero di oscurare i blog, Youtube e Facebook come in Iran o in Cina o in Corea del Nord.
Berlusconi mi sembra un uomo come tutti noi, amante della fregna, ma che dovrebbe tutelare maggiormente la sua privacy, dato che rappresenta il popolo italiano e con la parte del puttaniere, la nostra immagine di Paese, già disastrata, non può che peggiorare.
Tra i difensori del Berlusca, c’è chi sostiene che la D’Addario abbia spifferato tutto per ripicca, poiché non è riuscita a farsi eleggere e anche perché non ha ottenuto determinati favori, come certe licenze edilizie. Bah… leggendo il curriculum vitae di questa signora (qui è molto dettagliato http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-8/bonini-patrizia/bonini-patrizia.html?rss?ref=rephpnews ) mi sembra che abbia voluto solo un po’ di notorietà che cercava da sempre e, perdendo la tranquillità di una vita normale, si è voluta ispirare all’altra amichetta di Silvio, la Noemi.
Forse Berlusconi ha ragione quando parla di violazione della privacy, dato che sono riusciti a far foto in una proprietà privata in Sardegna e noi popolo siamo solo invidiosi di tutto quel troiame che è emerso. Su Berlusconi ci sarebbe molto da dire (Lodo Alfano, leggi ad personam, inciuci con la mafia e tanti altri misfatti) , ma non mi sento di puntare il dito per una cosa che farebbe volentieri anche il sottoscritto se avesse soldi e potere. Anch’io mi circonderei di strafighe ciucciacazzi da usare e gettare via, perché è così che vogliono esser trattate, dato che si vendono per soldi e favori.

Francesco Favia


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domenica 21 dicembre 2008

Forma d'arte, demagogia... o voce del popolo?

Dopo i politici, anche gli artisti si ergono a paladini. I lavoratori vengono definiti eroi e chi li definisce tali intasca senza lavorare.

In un mondo sempre più sconvolto dalle ingiustizie e dai soprusi dei potenti, dagli stipendi irrisori e dal beffardo caro vita, c’è chi coglie la palla al balzo per innalzarsi a paladino di noi disgraziati e mettersi in tasca guadagni che in nome dell’arte, non sono senz’altro sudati.
Sicuramente ben vengano le forme d’arte che in qualche modo rappresentino le difficoltà dei più deboli, ma, io che voglio pensar male, non sono convinto che lo facciano per puro senso di rivalsa morale. Apprezzabili dunque le ultime fatiche di Virzì, Caparezza, gli show di Grillo, ma senza noi precari, noi operai, noi vittime di multinazionali e parlamentari, non mangerebbero. Sarebbe toccato anche a loro impazzire in un call center, "spaccarsi le nocche sotto il sole", sudare, affaticarsi per uno stipendio che non basta nemmeno per sopravvivere.
Per prendere un esempio specifico, consideriamo il signor Salvemini da Molfetta, alias Caparezza. Un ragazzo umile, che non si è montato la testa nonostante il fortunato successo. Figlio di un operaio ed una maestra, tutt’oggi vicino alla realtà molfettese, nel suo ultimo singolo, interpreta l’operaio Luigi delle Bicocche. Mette in musica la voce di tutti noi poveracci. Probabilmente, o almeno si spera, avrà preso spunto da qualche persona a lui vicina. Potrà risultare anche una bella canzone, sicuramente dal testo significativo, tuttavia c'è qualcosa che non mi convince. Scusatemi. Se forse questa canzone si fosse trovata in un suo primo album, sarebbe stata più apprezzabile, ma cantata da chi ora è affermato. Non saprei. Accusato da sempre di far un uso ridondante di banale retorica, in questo caso ha superato se stesso, arrivando a proporre un incipit per una nuova corrente musical/artistica: la demagogia artistica.
Facendo un paragone, Fabri Fibra, parlava delle sue problematiche col lavoro nei suoi dischi underground. Era credibile, poiché lavorava per campare. E poi descriveva frustranti sensazioni e inquietanti stati d’animo. Ora descrive il mondo dello spettacolo e della discografia. Caparezza, probabilmente dovrebbe più cantare di sensazioni autobiografiche, piuttosto che interpretare un ruolo che non gli si addice, ossia il muratore, uno dei mestieri più massacranti che ci siano.
Demagogico, al punto tale che sembra che stia cercando di accaparrarsi più fan possibili, giocando la carta del lavoro e di tutte le sue brutture. Un vero e proprio sfruttamento di certi temi e certe problematiche sociali. La canzone “Eroe”, seppur orecchiabile e rappresentativa, mi sembra fuori luogo cantata da una persona che, a quanto pare, non ha mai lavorato più di tanto nella sua vita. Ci sono tanti artisti che si sono fatti il cosiddetto “mazzo”, prima di sfondare, ma non si sono mai eretti a paladini della società. In un'intervista, il signor Salvemini, disse che provò a fare il grafico, ma non ebbe fortuna. Eppure il talento non gli mancava, vinse anche una borsa di studio. Era forse la voglia di lavorare a mancare? Non so, mi sovviene Fabrizio Moro, che faceva il facchino fino a poco tempo fa’. È vero, di sua proprietà intellettuale è “Pensa”, ma quella, a mio avviso, è una canzone che fa riflettere, molto coraggiosa. Ce ne sono tanti di cantautori e scrittori che hanno fatto di tutto per campare: Albano, Luciano Ligabue, ricchissimo ora, ma sempre fiero di aver lavorato anche in campagna per racimolare qualche soldo. Oppure, prendendo una macchina del tempo, vi posso portare alla memoria, l’irriverente Charles Bukowski che nei suoi libri ridicolizzava i suoi datori di lavoro, spesso cinici sfruttatori. Diverso è, l’autoproclamarsi eroi, interpretando la gente che si deve compiacere per puri scopi di lucro. Io diffiderei di chi scrive solo ed esclusivamente canzoni a carattere sociale. Molto meglio chi, canzoni del genere, le riserva per occasioni e/o iniziative speciali. Il caso più noto è senza dubbio “Il mio nome è mai più” di tre mostri sacri del panorama musicale italiano, ma ci sono anche altri casi.
Indubbiamente la maggior parte dei lettori vorrà linciarmi, soprattutto i fan degli artisti da me citati, ma d’altronde siamo, sulla carta, in democrazia. Mi sono limitato ad esprimere un parere, credo oggettivo. Un’opinione su alcune linee artistiche. Senza turpiloqui ho esposto le mie impressioni. E poi… non era internet il mondo della libertà di opinione, espressione e parola????
Ribadisco che provocatoriamente ho voluto pensar male, ma come si dice… a pensar male, raramente si sbaglia.

Francesco Favia


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