idea, testo, grafica di Francesco Favia
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| Filippo Roma, inviato de Le Iene |
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Leggo su Repubblica.it dell’appello lanciato su Facebook da parte degli operai siciliani della Fiat nei confronti del loro conterraneo Fiorello. “Caro Fiore, da siciliano non dovresti fare spot per l'azienda che sta per mandare a casa più di duemila nostri conterranei. Dacci una mano, dillo chiaro e forte che sei dalla nostra parte".
Vaffanculo, perché anche chi si sente molestato nella sua privacy, avrà avuto una giornata di merda a lavoro. Siamo tutti cinici ed egoisti. Poveri, ricchi, belli e brutti. Non dobbiamo stupirci se a chi va bene nella vita, non gliene può fregar niente di chi sta inguaiato. Se fosse il contrario, nessuno penserebbe a lui. Fiorello ha fatto tanta gavetta da giovane e magari gli diedero anche dello scansafatiche perché non faceva l’operaio o un lavoro normale. Eppure sicuramente si sarà ammazzato di lavoro nel far l’animatore. Ora se non rispondesse ad appelli solidali, lo capirei. Questo mondo è una giungla, dove il debole viene sopraffatto dal vincente. Siamo tutti dei Gordon Gekko, nel bene o nel male.
Sul lavoro subiamo continuamente torti ed umiliazioni. E non importa se si è lavoratori dipendenti o liberi professionisti. Per portare il pane a casa, bisogna sottostare sempre a qualcosa o a qualcuno e cedere ai compromessi. A volte basta di credere di avere il posto fisso per essere arroganti con un povero precario, poi se le cose vanno storte per imprevisti della vita, si piange miseria. Impariamo tutti ad essere rispettosi di chi cerca di portare il pane a casa onestamente. Certamente i furbi ci sono in tutte le categorie, ma non a caso esistono le associazioni dei consumatori.
Provate a dar una barca di soldi ad un povero Cristo che sgobba come un mulo, 8-10 ore al giorno per sfamarsi e per dormire in un letto caldo e vedrete come darà vita ai propri desideri di rivalsa, diventando uno dei peggiori esseri della Terra.
Entusiasmo alle stelle tra i tifosi del Bari e grandi speranze nutrono anche coloro che non seguono il calcio. Con la firma del milionario contratto preliminare, il magnate texano Tim Barton, si è aggiudicato non solo una squadra di calcio, ma anche le aspettative di un’intera città. Sembra che gli investimenti in Terra di Bari proseguiranno e non si parla solo del probabile acquisto dal Comune dello splendido, ma trascurato da anni, stadio San Nicola. Probabilmente Barton vorrà estendere la sua opera imprenditoriale, sviluppando il fotovoltaico e magari anche costruendo imponenti strutture di lusso. In fondo la Puglia non ha niente da invidiare a Dubai.
La Puglia, il sud, sono pieni di angoli di Paradiso dalle spiagge dorate e dal mare cristallino e dal turismo si può partire per costruire una solida realtà economica. Un’economia sana vuol dire posti di lavoro, stipendi adeguati, gente che "spende stipendi stipati" e un PIL in salita. Forse sto sognando ad occhi aperti come molti miei concittadini in questo momento, ma se per uscire dalla merda, noi "terroni" necessitiamo di essere colonizzati da Paperoni stranieri, allora ben vengano gli americani, i russi, gli arabi. In fondo si sa, ci vogliono soldi per fare soldi. Per il momento speriamo che almeno la squadra del Bari ci regali qualche soddisfazione questa volta, augurandoci di vederla presto competere in Europa.
New York, capitale del mondo, non poteva che essere lo specchio della società, la quale, come ben si sa, sta vivendo una forte crisi economica. Le “job fair”, fiere delle opportunità lavorative, o come scrive Massimo Gaggi su Corriere.it, fiere del bisogno, sono prese da assalto da migliaia di aspiranti lavoratori.
realizzato finora, ma con l’umiltà di ricominciare da lavori meno appaganti pur di non essere estromessi dalla società. O chi un lavoro ce l’ha, ma cerca qualcosa di più gratificante, come quel vigilante che si propone come commesso, pur non sapendosi vedere dietro un bancone.
Bari - L’articolo di Massimo Gaggi su Corriere.it è un triste spaccato della difficile situazione che il mondo sta vivendo. Sembra che tutto il globo, persino la leggendaria New York si sia trasformata in una città del sud Italia. E parlo da meridionale, tranquilli, non sentitevi offesi. Gente che perde il lavoro a trenta, quarant’anni nel merdione o per lo meno a Bari, la mia città, non è difficile da trovare. Spesso, molta di questa gente, ha svolto per molti anni mansioni da operaio generico o magari proprio come vigilante come quel ragazzo newyorkese o persino ruoli di commesso e seppur avendo maturato una certa esperienza, non riesce ad essere competitiva nel mercato del lavoro, poiché le aziende prediligono i ventenni. Potete leggere a tal proposito Ventenni rubano posti di lavoro. E fra qualche anno anche loro saranno depredati.
Per quanto il riguarda il discorso della laurea, non dico che non serva, ma è meglio affrontare certi sacrifici, per le cosiddette “lauree spendibili”, ovvero per quei corsi di laurea che permettono anche a chi si è laureato con dei punteggi non proprio eccelsi, di entrare in un ambito professionale e migliorarsi col tempo e la pratica. Un esempio possono essere la laurea in Scienze Infermieristiche o in Radiologia, in pratica titoli di studio per quelle professioni per le quali c’è poca domanda e molta offerta di lavoro. Ovviamente bisogna sudare sui libri per ottenere quelle lauree, non c’è dubbio, ma se proprio si è portati per lo studio, tra Giurisprudenza, Economia, sarebbero preferibili una facoltà di Ingegneria o Medicina.
A mio modesto parere, il resto delle lauree, che offrono un buon bagaglio culturale, ma niente di più per essere vendibili nel lavoro, penso che siano inutili. Come dice Mourinho, è una mia personale opinione, ma è anche quella di un ex studente di Lettere che si era accorto di buttare gli anni migliori della sua vita sui libri. Attendo critiche, perché molta gente si diverte ad attaccare i miei post.