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giovedì 1 novembre 2012

Italia, repubblica sudamericana


idea, testo, grafica di Francesco Favia 

© riproduzione riservata

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martedì 4 settembre 2012

Sfizioso orologio da tavolo



Sfizioso orologio da tavolo, sembianze orologio da polso di lusso. Very cult! Per arredare con peculiarità, divertire e stupire gli amici! Pezzo unico, affrettati!

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sabato 21 aprile 2012

Antipolitica in vantaggio, politicanti, in panne, tremano

Politici alle corde, quel che traspare dai media è una grande disuguaglianza economica e sociale.


Robinson, Raitre. Onorevole Livia Turco del Pd: "L'antipolitica è pericolosa perchè prende in giro la gente". Da che pulpito...
E poi un affannarsi giro di parole, un carisma degno dello spazzolone del water. La Turco si arrampica sugli specchi. I politici non hanno più senso.
Ieri sera si è assistito a un’ennesima sconfitta mediatica della storica classe politica italiana.
Sulla stessa scia si è poi continuato a discutere in seconda serata su Raidue a “L’ultima parola”
Populismo, demagogia. Dovrebbero far bene attenzione questi politicanti mangiadenaropubblico a utilizzare e abusare di queste parole. Rischiano seriamente di darsi la zappa sui piedi, di farsi male con le loro stesse armi.
Attenzione a Grillo... Anche Vendola era sottovalutato e definito "populista" e ha stravinto due volte in Puglia... Anche se poi non ha mantenuto le promesse.




Che carisma la Turco.... Sono talmente rimasto impressionato dalle sue virtù, che non posso non rinominarla. Poveretta la Turco, prende solo 5mila euro netti. Dovevate vedere come si è infervorata, quando un comune cittadino alla canna del gas, ha osato rinfacciarle gli stipendi d’oro dei parlamentari.
Si parla di milioni di euro (pubblici) che girano nella politica. La popolazione, invece, è sempre più indigente. Guardate questa foto che ho trovato questa mattina su http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/04/20/foto/povert-33651859/1/ E’ stata scattata nel mio quartiere.
Meno male che l’impetuoso Travaglio su Annozero interpreta la grande opera dello sputtanamento.





Filippo Roma, inviato de Le Iene
Nello zapping mediatico, c’è anche un glorioso Filippo Roma, intento a domandare ai rappresentanti dei partiti politici di restituire tutto il denaro avanzante dei “rimborsi” elettorali degli ultimi vent’anni.
Una valanga di soldi in eccesso, gelosamente custoditi nelle casse dei partiti italiani.

Francesco Favia



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giovedì 12 aprile 2012

La mattanza della crisi, mentre i politici se la spassano con i soldi pubblici

Così sorgono le rivoluzioni...


...fra tutte quella francese, vi rimembro le cause, riportandovele testualmente da Wikipedia:
"Nella Francia del XVIII secolo il potere era riposto nella monarchia assoluta di diritto divino rappresentata da Luigi XVI. La società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: nobiltàclero e terzo stato. Il terzo stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva dei consistenti privilegi per la nobiltà e il clero. I raccolti andati a male, le carestie ed il clima avverso portarono in quegli anni ad una forte inflazione, mentre le tasse elevate non bastavano allo Stato per soddisfare le proprie esigenze. Il prezzo del pane aumentò a dismisura, costringendo la gente comune alla miseria. La situazione economica era aggravata anche dagli sprechi e dai costi delle guerre fin qui sostenute.
La necessità di risolvere la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell'operato dei successori di Luigi XIV (Luigi XVe Luigi XVI). Eguale fallimento ebbero i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. All'inizio del secolo la principale imposta diretta, la taglia, pesava soltanto sui non privilegiati. Per aumentare le entrate fiscali Luigi XVI impose tasse ad ogni ceto sociale, ma nobiltà e clero ne risentirono solo in minima parte. Le nuove imposte (tra cui la capitazione e il ventesimo) continuarono a gravare solamente sul terzo stato e non furono quindi in grado di contrastare il deficit del Paese, facendo aumentare il debito pubblico per tutto il XVIII secolo."
La storia ci dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori, ma sembra una logica scientifica il fatto che i poteri forti mangiano, anzi, si abbuffano a discapito di noi poveri cristi. 
Costretti a sopportare la loro croce, arranchiamo su questo calvario di sistema, flagellati da tasse, precarietà, retribuzioni da fame e tanta disoccupazione.
Chi dovrebbe rappresentare il popolo, cercando di risolvere concretamente i problemi di un Paese allo sfascio economico e sociale, invece se la spassa nell'oro, tra cortigiane e corruzione.
Politici, calciatori, pseudo star degli schermi televisivi se la godono e il popolo affamato spesso paradossalmente li acclama.
Probabilmente non avverrà mai nessuna rivoluzione violenta, nessuna ribellione eclatante. Il popolo italiano è stanco, forse rassegnato. 
Dovremmo emigrare tutti all'estero? Dovremmo smettere di votare? Dovremmo dare meno importanza a ciò che ci viene propinato dalla televisione? 
Non so cosa dovremmo fare, ma sicuramente dovremmo iniziare a cambiare atteggiamento in tante cose.


Francesco Favia


12 aprile 2012 ore 11:45

Di seguito, uno dei tanti appelli che girano su Facebook

"FERMATEVI...!!!

21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.

23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.

27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.

28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all'Agenzia delle entrate.


29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.


01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.


02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.


03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.


03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della

pensione


03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.


04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.


04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava

fallendo.


fate copia incolla e fate girare..... cari politici.....che le loro anime possano disturbare i vostri sogni tranquilli con i vostri 30milaeuro al mese..."


Fonte: Facebook

...senza dimenticare i rimborsi elettorali







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giovedì 5 aprile 2012

L'Italia è messa peggio della Grecia

Facebook, voce della crisi

Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=197341137044316&set=a.170965843015179.30772.170957736349323&type=1&theater


Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=360923493951563&set=a.336838436360069.76302.161811040529477&type=1&theater

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Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi


venerdì 30 marzo 2012

La ribellione parte da Facebook: non fate benzina il 15 aprile 2012

Spargete la voce per salvaguardare le tasche di tutti noi




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mercoledì 10 febbraio 2010

Operai Fiat lanciano appello a Fiorello

La classe operaia chiede aiuto a chi nella vita gli è andata bene
Sempre più gente gettata per strada. Sempre più operai sul lastrico. Il cinismo è una prerogativa dei manager?

Leggo su Repubblica.it dell’appello lanciato su Facebook da parte degli operai siciliani della Fiat nei confronti del loro conterraneo Fiorello. “Caro Fiore, da siciliano non dovresti fare spot per l'azienda che sta per mandare a casa più di duemila nostri conterranei. Dacci una mano, dillo chiaro e forte che sei dalla nostra parte".
Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è una delle tante fabbriche in procinto di chiudere o di realizzare forti tagli, magari per la crisi o magari più semplicemente per spostare la produzione all’estero, lì dove i costi di produzione e il personale costano molto meno. Gente che dopo 15, 20 anni di servizio verrà sbattuta in mezzo a una strada. Famiglia, mutui, spese? Cazzi loro. Ai ricchi manager non gliene può fregar de meno. Non sappiamo quanto al simpatico Rosario Fiorello possa star a cuore la sorte dei lavoratori Fiat, ma di certo in questo mondo ognuno pensa al proprio tornaconto, a prescindere in questo caso da impegni contrattuali, difficili da rescindere.
Signor Favia, lei scrive sempre più raramente, ma quando scrive, parla sempre di tali problematiche, di crisi, di lavoro. E signor Favia è sempre più acido! Cosa le prende?
Mi prende un disgusto tale che fra un po’ muoio soffocato dal mio vomito. E siamo tutti acidi come ‘sto cazzo di vomito, chi più chi meno. Un povero disgraziato ti chiama da un maledetto call center per guadagnare onestamente qualche spicciolo: “Vaffanculo!” dall’altra parte della cornetta, magari maledicendolo pure. Vaffanculo, perché anche chi si sente molestato nella sua privacy, avrà avuto una giornata di merda a lavoro. Siamo tutti cinici ed egoisti. Poveri, ricchi, belli e brutti. Non dobbiamo stupirci se a chi va bene nella vita, non gliene può fregar niente di chi sta inguaiato. Se fosse il contrario, nessuno penserebbe a lui. Fiorello ha fatto tanta gavetta da giovane e magari gli diedero anche dello scansafatiche perché non faceva l’operaio o un lavoro normale. Eppure sicuramente si sarà ammazzato di lavoro nel far l’animatore. Ora se non rispondesse ad appelli solidali, lo capirei. Questo mondo è una giungla, dove il debole viene sopraffatto dal vincente. Siamo tutti dei Gordon Gekko, nel bene o nel male. Sul lavoro subiamo continuamente torti ed umiliazioni. E non importa se si è lavoratori dipendenti o liberi professionisti. Per portare il pane a casa, bisogna sottostare sempre a qualcosa o a qualcuno e cedere ai compromessi. A volte basta di credere di avere il posto fisso per essere arroganti con un povero precario, poi se le cose vanno storte per imprevisti della vita, si piange miseria. Impariamo tutti ad essere rispettosi di chi cerca di portare il pane a casa onestamente. Certamente i furbi ci sono in tutte le categorie, ma non a caso esistono le associazioni dei consumatori.
Provate a dar una barca di soldi ad un povero Cristo che sgobba come un mulo, 8-10 ore al giorno per sfamarsi e per dormire in un letto caldo e vedrete come darà vita ai propri desideri di rivalsa, diventando uno dei peggiori esseri della Terra.
Lasciamo stare Fiorello, lui di certo non è San Francesco e non rinuncerà mai al denaro. La situazione per quei poveri lavoratori e per le loro famiglie è di certo drammatica, come lo è per altro per tanti precari come il sottoscritto. Bisogna prendersela con il Governo, con se stessi, non lo so. Forse sarebbe meglio non esser mai nati. E se non siete benestanti, non mettete al mondo pargoletti, probabili futuri disgraziati in questo schifosissimo mondo puzzolente.

Francesco Favia




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mercoledì 19 agosto 2009

Tim Barton, il magnate texano, ha firmato, l’A.S. Bari ha un nuovo proprietario

A Bari si respira aria d’America. Si prospetta un riscatto sportivo, un’evoluzione tecnologica e un potenziamento turistico. Sarà un americano a rilanciare l’economia pugliese?

Entusiasmo alle stelle tra i tifosi del Bari e grandi speranze nutrono anche coloro che non seguono il calcio. Con la firma del milionario contratto preliminare, il magnate texano Tim Barton, si è aggiudicato non solo una squadra di calcio, ma anche le aspettative di un’intera città. Sembra che gli investimenti in Terra di Bari proseguiranno e non si parla solo del probabile acquisto dal Comune dello splendido, ma trascurato da anni, stadio San Nicola. Probabilmente Barton vorrà estendere la sua opera imprenditoriale, sviluppando il fotovoltaico e magari anche costruendo imponenti strutture di lusso. In fondo la Puglia non ha niente da invidiare a Dubai.
Potrebbe essere la volta buona non solo per Bari o la sua regione, ma per l’intero Mezzogiorno d’Italia, d’imporsi economicamente, non solo nel resto della nazione, ma in Europa. La Puglia, il sud, sono pieni di angoli di Paradiso dalle spiagge dorate e dal mare cristallino e dal turismo si può partire per costruire una solida realtà economica. Un’economia sana vuol dire posti di lavoro, stipendi adeguati, gente che "spende stipendi stipati" e un PIL in salita. Forse sto sognando ad occhi aperti come molti miei concittadini in questo momento, ma se per uscire dalla merda, noi "terroni" necessitiamo di essere colonizzati da Paperoni stranieri, allora ben vengano gli americani, i russi, gli arabi. In fondo si sa, ci vogliono soldi per fare soldi. Per il momento speriamo che almeno la squadra del Bari ci regali qualche soddisfazione questa volta, augurandoci di vederla presto competere in Europa.

Francesco Favia

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venerdì 6 marzo 2009

Reportage sulla crisi del lavoro

Da New York a Bari. Da Massimo Gaggi a Francesco Favia.

New York, capitale del mondo, non poteva che essere lo specchio della società, la quale, come ben si sa, sta vivendo una forte crisi economica. Le “job fair”, fiere delle opportunità lavorative, o come scrive Massimo Gaggi su Corriere.it, fiere del bisogno, sono prese da assalto da migliaia di aspiranti lavoratori.
In una di queste, organizzata da Monster.com a New York, si sono contati almeno cinquemila candidati per un posto di lavoro. Tutti in fila presso gli stand della varie aziende. E non crediate che questa gente in cerca di lavoro sia tutta giovane, magari neolaureata, e di belle speranze.
Speranze ci sono, belle non si sa, ma non manca la sicurezza di riuscire a rialzarsi. Infatti, molta di questa gente è nel bel mezzo della vita. Per questa forte crisi, molte aziende si sono viste costrette a tagliare il personale, lasciando senza lavoro tanti lavoratori. Tra questi non si fa fatica a trovare anche dei cinquantenni, se non addirittura dei sessantenni che dichiarano di non riuscire restare a casa a godersi la pensione.
Tra le varie testimonianze riportate nel reportage di Gaggi,
http://www.corriere.it/economia/09_marzo_06/gaggi_manager_banchieri, troviamo manager soddisfatti di quel che hanno realizzato finora, ma con l’umiltà di ricominciare da lavori meno appaganti pur di non essere estromessi dalla società. O chi un lavoro ce l’ha, ma cerca qualcosa di più gratificante, come quel vigilante che si propone come commesso, pur non sapendosi vedere dietro un bancone.
Bravissimo Massimo Gaggi nel far notare l’amaro contrasto tra la circostanza e il luogo che la ospita. Migliaia di gente che cerca di avere o di riavere un’opportunità di lavoro per sopravvivere per lo meno in una giungla metropolitana come New York e questa ricerca avviene nel lusso di un hotel a cinque stelle.
I candidati, comunque, aggrappati ad un sano ottimismo, si rendono flessibili, accettando le opportunità più disparate, adeguandosi a questa strana realtà contemporanea.

Bari - L’articolo di Massimo Gaggi su Corriere.it è un triste spaccato della difficile situazione che il mondo sta vivendo. Sembra che tutto il globo, persino la leggendaria New York si sia trasformata in una città del sud Italia. E parlo da meridionale, tranquilli, non sentitevi offesi. Gente che perde il lavoro a trenta, quarant’anni nel merdione o per lo meno a Bari, la mia città, non è difficile da trovare. Spesso, molta di questa gente, ha svolto per molti anni mansioni da operaio generico o magari proprio come vigilante come quel ragazzo newyorkese o persino ruoli di commesso e seppur avendo maturato una certa esperienza, non riesce ad essere competitiva nel mercato del lavoro, poiché le aziende prediligono i ventenni. Potete leggere a tal proposito
Ventenni rubano posti di lavoro. E fra qualche anno anche loro saranno depredati.
Ho girato e giro ancora tra ufficio collocamento e agenzie del lavoro e non lo faccio per svolgere un’inchiesta giornalistica, ma semplicemente perché anche il sottoscritto fa parte della lunga lista di disoccupati che vedono trascorrere i propri giorni, vedendo la strada, i cartoni e la mensa dei poveri sempre più vicini.
La situazione descritta comprende molta gente e non è molto dissimile dalla mia. Anch’io ho fatto tutto e niente. Tanti lavori generici, tanto sudore per niente. Ho sgobbato in supermercati, ho scaricato camion e ho fatto anche la security.
Se avessi avuto anni fa’ la maturità che sento di avere adesso, non avrei tentato di prendere una laurea, non avrei mai provato a sognare di fare il giornalista, non avrei provato a fare qualsiasi lavoro "basta che paghino". Va be’, il fatto che paghino è un altro discorso. Il 90% delle volte è stata una guerra per avere ciò che mi spettava e mi è capitato anche di non essere pagato, rimettendoci per di più, oltre a sudore e tanto stress, tanti soldi di benzina per raggiungere il posto di lavoro.
Per quanto il riguarda il discorso della laurea, non dico che non serva, ma è meglio affrontare certi sacrifici, per le cosiddette “lauree spendibili”, ovvero per quei corsi di laurea che permettono anche a chi si è laureato con dei punteggi non proprio eccelsi, di entrare in un ambito professionale e migliorarsi col tempo e la pratica. Un esempio possono essere la laurea in Scienze Infermieristiche o in Radiologia, in pratica titoli di studio per quelle professioni per le quali c’è poca domanda e molta offerta di lavoro. Ovviamente bisogna sudare sui libri per ottenere quelle lauree, non c’è dubbio, ma se proprio si è portati per lo studio, tra Giurisprudenza, Economia, sarebbero preferibili una facoltà di Ingegneria o Medicina. A mio modesto parere, il resto delle lauree, che offrono un buon bagaglio culturale, ma niente di più per essere vendibili nel lavoro, penso che siano inutili. Come dice Mourinho, è una mia personale opinione, ma è anche quella di un ex studente di Lettere che si era accorto di buttare gli anni migliori della sua vita sui libri. Attendo critiche, perché molta gente si diverte ad attaccare i miei post.
Adesso, armato di tanta umiltà, mi sono gettato “ai piedi di Cristo”, andando a domandare a vari artigiani del settore degli impianti, se potesse servirgli un aiutante, un apprendista. Mi sono proposto anche di lavorare gratis, pur di acquisire delle competenze. Niente. Dicono tutti che non è periodo o ti guardano quasi con pena per poi risponderti di no.
A venticinque anni non si è vecchi, ma non si è nemmeno più dei ragazzini, e se non si possiede delle precise capacità, si è fuori dal mercato del lavoro.

Francesco Favia



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domenica 21 dicembre 2008

Ventenni rubano posti di lavoro. E fra qualche anno anche loro saranno depredati.

Contratti di apprendistato, contratti a progetto, contratti a termine. L’assunzione? Un’utopia.


L’affannosa ricerca di lavoro, alle volte, può portare a strappare a qualche agenzia interinale o a qualche azienda medio-grande un contratto a tempo determinato. In altri casi si riesce a farsi prendere da qualche piccola ditta. Ed utilizziamo il verbo “prendere”, poiché di assumere, oggi, non ne vogliono sentir parlare i piccoli imprenditori.
Ecco che il giovane del ventunesimo secolo inizia a muovere i prima passi nel mondo del lavoro.
Nel migliore dei casi si impegna, sorbisce cazziatoni, osserva e cerca di apprendere il più possibile. Nel peggiore dei casi, lascerà il lavoro, convinto dalla sicurezza dei suoi vent’anni di non aver difficoltà a trovare un altro impiego. Prendendo il migliore dei casi, il bravo ragazzo con la testa sulle spalle, crede che dopo i primi tempi della gavetta, potrà trovare quella serenità, da tutti bramata, in un contratto a tempo indeterminato. Purtroppo la realtà sembra che si diverta a disilludere il giovane di questa nostra era.
Nell’epoca del benessere e della tecnologia, il posto fisso è quanto mai un’utopia. Si fanno sacrifici, si lavora sottopagati, tantissime ore, straordinari non riconosciuti, ci si sacrifica per fare esperienza e per imparare il mestiere… praticamente per nulla.
E l’età in cui si suppone che si possa stare tranquilli comprende il maggior numero di disoccupati. A vent’anni si riesce a lavorare in varie aziende, varie multinazionali, ma dato che nessuno pone il contratto a tempo indeterminato, è facile a trovarsi tra i venticinque e i trent’anni senza uno straccio di lavoro, arrivare a trent’anni e accorgersi che non ti vuole più nessuno. Basta guardarsi attorno: ovunque ci sono ragazzi con i contrattini dell’agenzia interinale, spesso giovanissimi. E non è difficile denotare come nei call center sono più i trentenni che i ventenni ed è impensabile che la gente fino ai trent’anni non abbia mai lavorato. È la conferma di statistiche che girano su internet che evidenziano come sia bassissima la percentuale dei lavoratori che passano dal contratto a tempo determinato a quello indeterminato. E uomini che dovrebbero rappresentare noi abitanti di una repubblica allo sbando, pensano alle tasche delle imprese. Maroni dichiarò che la precarietà non è un male, per le aziende è una manna far sottoscrivere questi contratti a termine. Beh… allora, dico io, mettiamoci tutti in proprio.
Siamo nel 2008, ma nulla è cambiato nel corso del secoli, nel corso dei millenni. Chi è al potere tutela chi ha il denaro, noi povera gente, dobbiamo interpretare il ruolo dei plebei e anche in silenzio.
Tutto il sistema è oramai lontano dalla realtà. Non è più il merito che premia, oggi nel mondo del lavoro, conta solamente la fortuna. Fortuna di conoscere qualcuno che conta, di ricevere qualche spinta, fortuna derivata dal caso, essere al posto giusto, nel momento giusto.
E nonostante il livello culturale, d’istruzione, si sia centuplicato nel corso degli ultimi decenni, nonostante la razionalità sembra sempre più aver preso il posto della fantasia, della creatività, nonostante si viva in un tempo fantascientifico dove si possono magicamente ascoltare centinaia di dischi, che un tempo occorrevano delle camere a parte per contenerli, mentre adesso basta e avanza il palmo di una mano, non resta sostanzialmente il fatto che… ci vuole un fondoschiena non indifferente per avere un contratto a tempo indeterminato.

Francesco Favia


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