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sabato 21 aprile 2012

Di Pietro spara a zero sulla Fornero

“Parole arroganti e offensive” e sottolinea “il Ministro lontana anni luce dal Paese”


Potrebbe sembrare demagogia, ma il pensiero di Di Pietro, pubblicato sulla sua pagina Facebook, non può che trovarci tutti d’accordo. Ribadendo il mio post precedente, spero che oltre alle parole, si aggiunga presto qualche azione concreta.

On. Antonio Di Pietro
“Le parole della Fornero sono arroganti e offensive. Quando il ministro afferma che 'bisogna lavorare insieme anziché protestare e lamentarsi', dimostra di essere lontana anni luce dal Paese reale. Legga i dati sulla Cig diffusi oggi dalla Cgil, faccia un giro per le fabbriche che chiudono e tra i lavoratori che perdono il posto e forse capirà perché bisogna protestare e lamentarsi. Questo governo sta facendo solo macelleria sociale, accanendosi sulle fasce più deboli della popolazione: i lavoratori, i precari, i pensionati e chi ha acquistato una casa dopo una vita di sacrifici. Monti e la Fornero si sono preoccupati di sabotare l'articolo 18 e le pensioni, di mettere l'Imu e nuove tasse, mentre continuano a non fare niente per la crescita, lo sviluppo e il lavoro.”

Francesco Favia

21 aprile 2012

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venerdì 13 aprile 2012

Popolo e democrazia

Francesco Favia, blogger


…se il popolo è antidemocratico, non c'è da stupirsi che lo sia la gente che usufruisce delle auto blu.

Francesco Favia


14 aprile 2008



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giovedì 12 aprile 2012

La mattanza della crisi, mentre i politici se la spassano con i soldi pubblici

Così sorgono le rivoluzioni...


...fra tutte quella francese, vi rimembro le cause, riportandovele testualmente da Wikipedia:
"Nella Francia del XVIII secolo il potere era riposto nella monarchia assoluta di diritto divino rappresentata da Luigi XVI. La società era suddivisa in tre ceti o classi sociali: nobiltàclero e terzo stato. Il terzo stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva dei consistenti privilegi per la nobiltà e il clero. I raccolti andati a male, le carestie ed il clima avverso portarono in quegli anni ad una forte inflazione, mentre le tasse elevate non bastavano allo Stato per soddisfare le proprie esigenze. Il prezzo del pane aumentò a dismisura, costringendo la gente comune alla miseria. La situazione economica era aggravata anche dagli sprechi e dai costi delle guerre fin qui sostenute.
La necessità di risolvere la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell'operato dei successori di Luigi XIV (Luigi XVe Luigi XVI). Eguale fallimento ebbero i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. All'inizio del secolo la principale imposta diretta, la taglia, pesava soltanto sui non privilegiati. Per aumentare le entrate fiscali Luigi XVI impose tasse ad ogni ceto sociale, ma nobiltà e clero ne risentirono solo in minima parte. Le nuove imposte (tra cui la capitazione e il ventesimo) continuarono a gravare solamente sul terzo stato e non furono quindi in grado di contrastare il deficit del Paese, facendo aumentare il debito pubblico per tutto il XVIII secolo."
La storia ci dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori, ma sembra una logica scientifica il fatto che i poteri forti mangiano, anzi, si abbuffano a discapito di noi poveri cristi. 
Costretti a sopportare la loro croce, arranchiamo su questo calvario di sistema, flagellati da tasse, precarietà, retribuzioni da fame e tanta disoccupazione.
Chi dovrebbe rappresentare il popolo, cercando di risolvere concretamente i problemi di un Paese allo sfascio economico e sociale, invece se la spassa nell'oro, tra cortigiane e corruzione.
Politici, calciatori, pseudo star degli schermi televisivi se la godono e il popolo affamato spesso paradossalmente li acclama.
Probabilmente non avverrà mai nessuna rivoluzione violenta, nessuna ribellione eclatante. Il popolo italiano è stanco, forse rassegnato. 
Dovremmo emigrare tutti all'estero? Dovremmo smettere di votare? Dovremmo dare meno importanza a ciò che ci viene propinato dalla televisione? 
Non so cosa dovremmo fare, ma sicuramente dovremmo iniziare a cambiare atteggiamento in tante cose.


Francesco Favia


12 aprile 2012 ore 11:45

Di seguito, uno dei tanti appelli che girano su Facebook

"FERMATEVI...!!!

21/03/2012: Cosenza, 47 anni, disoccupato si spara.

23/03/2012: Pescara, 44 anni, imprenditore si impicca.

27/03/2012: Trani: 49 anni, imbianchino disoccupato si getta dalla finestra.

28/03/2012: Bologna: 58 anni, si dà fuoco davanti all'Agenzia delle entrate.


29/03/2012: Verona, 27 anni, operaio si da fuoco.


01/04/2012: Sondrio: 57 anni, perde lavoro, cammina sui binari, salvato in tempo.


02/04/2012: Roma: 57 anni, corniciaio, si impicca.


03/04/2012: Catania, 58 anni, imprenditore si spara.


03/04/2012: Gela,78 anni pensionata si getta dalla finestra, riduzione della

pensione


03/04/2012: Roma, 59 anni, imprenditore, si spara con un fucile.


04/04/2012: Milano, 51 anni, disoccupato si impicca.


04/04/2012: Roma Imprenditore si spara al petto col fucile. La sua azienda stava

fallendo.


fate copia incolla e fate girare..... cari politici.....che le loro anime possano disturbare i vostri sogni tranquilli con i vostri 30milaeuro al mese..."


Fonte: Facebook

...senza dimenticare i rimborsi elettorali







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martedì 3 aprile 2012

L'Italia esasperata...

Tra disperata rabbia e pungente satira, ecco l'aria che si resipira




Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=280197838724948&set=a.276736685737730.65013.132104963534237&type=1&theater


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Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi 

martedì 13 dicembre 2011

Francesco, 20 anni, muore nell’allestimento del palco di Jovanotti per un pugno di euro

Francesco Pinna, icona di una generazione, manifesto di un’epoca… altro che Simoncelli.

Ennesima tragedia sul lavoro. Morire per 5 euro l’ora.  Questa volta la morte bianca sta suscitando un certo clamore, in quanto avvenuta durante l’allestimento del palco per il concerto di Jovanotti a Trieste dell’ “Ora Tour”, al momento sospese tutte le date.
La vittima è un ragazzo. Una vita di solo 20 anni, ormai spezzata. Francesco Pinna è morto così, lavorando per pochi euro. Un ragazzo del posto, di Trieste. Studiava e si dava da fare per guadagnare qualche soldo per mantenersi. Assoldato probabilmente per coadiuvare il lavoro dello staff fisso.
Probabilmente molta gente, molti ragazzi, che in quest’epoca precaria lavorano tramite agenzie di lavoro interinale o agenzie che lavorano a commesse e pagano a cottimo, si saranno riconosciuti in Francesco, morto nel montaggio del palco di un ricco artista di successo.
Nella disgrazia avvenuta, si contano anche sette feriti, tutti uomini, tutti molto giovani, tra i quali, uno ricoverato nel reparto di rianimazione.
Francesco Pinna, foto tratta da Facebook




Ora quello che mi domando, e non sono il solo dato i commenti che ho letto in giro per la rete, si può morire così, in questo modo, a soli 20 anni per pochi euro? E magari si eleva ad eroe un Marco Simoncelli o un Pietro Taricone che hanno avuto una vita fortunata e sono morti per un gesto azzardato, per il gusto del brivido, per la sfida di superare loro stessi? 
Al pilota romagnolo si svolsero addirittura i funerali in diretta televisiva! Fino ad allora ai più era solo una copia di Valentino Rossi!


Con tutto il rispetto dovuto alle loro anime e alle loro famiglie, in giro la stragrande maggioranza della gente si ammazza di LAVORO e spesso muore sul LAVORO!
Sono discorsi che sostengo da tempo con amici e colleghi, ora lo scrivo, cazzo!
Noi siamo il popolo, noi siamo la gente che si sbatte, che soffre, che non riesce ad arrivare a fine mese, che pieni di debiti tiriamo la cinghia e sopportiamo le angherie sul LAVORO!
Rientriamo la sera dopo otto, dieci ore di lavoro esausti fisicamente e psicologicamente e magari scarichiamo la nostra frustrazione a casa con chi ci è vicino.
Siamo noi gli eroi, non loro, non gli artisti, non i calciatori, non i politici! E noi precari, lavoratori anomali, consuetudine di questi tempi moderni, non siamo eroi, siamo di più, siamo dei martiri! Dei santi, poiché miracolosamente, senza  certezze e con pochi soldi riusciamo comunque ad andare avanti e costruirci una vita. L’Italia è il Paese della partita iva, rappresentanti, promotori, artigiani, avvocati, mediatori, ma molti di questi lavoratori fanno la fame!
Vi prego non chiamatela demagogia, perché non sono né un politico, né un artista affermato. Sono un povero cristo come tanti, uno dei tanti pezzenti che viene calpestato ogni giorno dalla vita e che sputa sangue per pochi euro.
Dobbiamo smetterla di venerare calciatori, cantanti, politici. Si possono amare le gesta sportive, le canzoni, i fatti. Per il resto quella gente non è tanto meglio di noi. Sono persone con i loro pregi e i loro difetti. Persone che fanno del business che i “comuni mortali” alimentano.
Smettiamola di andare alle partite, al teatro, ai concerti, ai comizi. Se proprio non possono far a meno di esibirsi, questi individui e chi gli sta dietro dovrebbero abbassare i prezzi dei biglietti per assistere alle loro esibizioni. In questi tempi di crisi e di sfruttamento lavorativo, pagare 50, 100 euro per assistere ad una partita, ad un concerto, ad un’opera teatrale è un insulto alla dignità dell’uomo che la mattina presto si alza e affronta la giornata per portare il pane a casa.
Basta idolatrare gli imbecilli e mi auguro che quest’ennesima morte sul lavoro - così eclatante perché la vittima è giovanissima ed è scomparsa in un contesto molto rilevante -  possa iniziare a dare più importanza alla gente che si incontra ogni giorno, che lavora , non ai cosiddetti divi.

Francesco Favia


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venerdì 6 febbraio 2009

Eluana Englaro, strumentalizzazione di un caso

I politici si attaccano a vicenda e la tv ne approfitta per fare audience

In questi giorni non si fa che parlare del caso di Eluana Englaro che sembra esser giunto ad un triste epilogo. Triste però è tutta la sua vicenda e amare sono le condizioni in cui è costretta a vivere. Sempre se uno stato vegetativo si possa chiamare vita.
Il tema è estremamente delicato, tanto che creare una legge apposita, sembra essere un’impresa assai ardua.
C’è chi dibatte poi sul fatto di quanto sia cosciente Eluana, se percepisce quel che le accade intorno e se possa soffrire con la graduale eliminazione di idratazione e alimentazione.
Certo è che una questione etica, sulla quale i politici dovrebbero prendere una decisione, si è tramutata in una sporca strumentalizzazione politica.
Tutti dicono la loro, ovviamente anche la Chiesa. Intanto Eluana è lì, da 17 anni e il padre e i suoi cari soffrono. E c’è chi ha additato Beppino Englaro come un cinico mostro, stanco di una situazione insostenibile. Egoismo, secondo molti. Probabilmente il signor Englaro ci ha pensato molto prima di prendere la sofferta decisione di iniziare una lotta per il diritto di morire, per metter fine ad un’esistenza inesistente. Grande sarà il dolore per la perdita definitiva della sua adorata figlia. Non sarà sicuramente un sollievo.
È un dilemma difficile, mai affrontato in Italia. Appartiene ad un passato recente il caso Welby, ma lì c’era il diretto interessato a chiedere di porre fine all’accanimento terapeutico.
Nel caso di Eluana, si grida all’omicidio, perché la ragazza non può esprimere il desiderio di rimanere in vita; ma Eluana è un corpo che respira. Non vive. Non avrebbe senso una vita immobile.
La questione, ripeto, è davvero delicata. Nemmeno gli esperti, i medici, i politici hanno le idee chiare in merito, dunque la mia è solo l’impressione di una persona che apprende tutto quello che i mass media espongono sulla battaglia in corso.
Ho voluto tuttavia dire la mia, anche se da persona poco coraggiosa, spesso mi astengo ad esprimermi su temi così duri.
Mi auguro solo che qualunque decisione venga presa, sia accolta con serenità e che non fosse usata per secondi fini dai politicanti e affini.
A mio parere se si deciderà di dar pace ad Eluana, non si compirà un omicidio, ma un atto d’amore.

Francesco Favia


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