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martedì 6 agosto 2013

Addio arrogante Italia

Auspicando un futuro portoghese

Per chi pensasse che Lisbona sia, riporto testuali parole,  “Terzo Mondo” , invito a visitarla, a viverla. Al momento vi riporto come assaggino questi due video scovati su Youtube.
Lisbona è una città incantevole, dove funziona tutto, dove i mezzi di trasporto passano continuamente e con la massima puntualità, dove la gente è educata e cortese.
Ben diversa è la realtà dalle mie parti, dove ahimè, è tutt’altro che rose e fiori. Basta leggere i titoli dei giornali locali per restare sbigottiti. Titoli che non si riferiscono esclusivamente a meri episodi di cronaca, ma a malfunzionamenti di una città facente parte di una realtà europea, ma che avrebbe molto da migliorare.
Ma mettiamo da parte il passato, è pensiamo a un futuro qui a Lisbona. Guardando questi video, una sorpresa personalmente piacevole è stato il riconoscere ogni singolo angolo rappresentato, un piacevole riconoscere posti che in soli nove mesi, sono già legati a diversi ricordi. 
Se mi dite Lisbona, vi rispondo ‘casa’.
Buona visione. 

Francesco Favia                                                        Lisbona, 6 agosto 2013

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Francesco Favia
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sabato 3 novembre 2012

Dati ISTAT, disoccupazione record. In crescita l’occupazione femminile.

Il mondo deve sapere che nel progredito occidente c'è tanta gente che non sa come fare per sbarcare il lunario.



Condivido appieno questo pensiero di Beppe V.

"....la vera crisi in questo momento e' per chi non ha un lavoro...chi e' precario ..per chi lavora in un call center a 500 EURO al mese...per i pensionati a 600 euro al mese...per chi nn possiede nulla....per chi 'arabatta' quotidianamente....il resto del Paese cmq sta bene...e mi fa rabbia veder loro lamentarsi...e sentir loro comprare Iphone..Ipad per i loro figli....siate piu' veri..e ringraziate quello che avete....c'e' chi sta peggio..ma veramente peggio di voi...e soffre in silenzio...dignitosamente...grazie...."

- Beppe –

Beppe è uno dei tanti. Io anche. Il mondo deve sapere che nel progredito occidente c'è tanta gente che non sa come fare per sbarcare il lunario.
Recentemente al telegiornale hanno parlato di dati ISTAT sulla disoccupazione in Italia.  Sembra  tocchino punte dell’11% nell’intero Paese. Mai peggio di così negli ultimi 20 anni. Quello che mi sta rimbombando in testa da mesi è “chi te lo deve dare un lavoro con quel che costa fiscalmente, oltre alla paga di per sé”
Il colmo è che rispetto al passato non riesco nemmeno a trovare qualche lavoretto in nero. Le porte sembrano tutte chiuse per il sottoscritto, neanche fossi un ex galeotto.
I disoccupati tra i 15 e i 24 anni, sempre secondo l’ISTAT, superano il 35%. Impressionante. Roba da repubblica sudamericana.
Altro aspetto che questa volta non mi stupisce, ma ci tengo a evidenziarlo, è che l’occupazione femminile è in crescita, mentre gli uomini fanno sempre più fatica a trovare lavoro.
Come detto, non mi stupisce. Continuo quotidianamente a trovare inserzioni rivolte alle sole donne, come già scritto in un altro post. L’apoteosi sono i bar. Cercano personale anche senza esperienza e specificano anche senza mezzi termini che vogliono solo belle figliole.
Uno dei primi lavori che provai a trovare dopo la scuola fu anche come “ragazzo del bar”, ma a 19-20 mi dicevano che ero troppo grande. Ora prendono anche le trentenni russe, senza esperienza e che a malapena parlano la nostra lingua.
E’  una guerra fra poveri là fuori. Sono sempre più nervoso è frustrato e ormai tendo continuamente a polemizzare. Non mi resta che scrivere, nonostante mi sembri di parlare al vento.

Francesco Favia

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Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi 

Cosa fareste per contrastare la crisi economica?

Crisi economica, se ne parla continuamente, ma nessuno prova a tamponare questa emorragia

La mattanza della crisi, mentre i politici se la spassano con i soldi pubblici

Crisi economica

Evitare fregature? Su Facebook c'è NO AL KIRBY

Per chi dice di alzare le chiappe dalla sedia

Lavori truffa, le prese per i fondelli di certi "selezionatori"

Quando suona il telefono di un disoccupato

L'incognita lavoro

 








giovedì 1 novembre 2012

Italia, repubblica sudamericana


idea, testo, grafica di Francesco Favia 

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Bluff


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giovedì 26 aprile 2012

Cosa fareste per contrastare la crisi economica?

L’Italia fuori dall’Euro e dall’Europa potrebbe essere una soluzione? Sei il Popolo fosse al Governo, cosa farebbe? Dite la vostra, proponete le vostre idee nello spazio riservato ai commenti.

Con la moneta unica si è seriamente compromessa l'economia europea e sopratutto dei Paesi del Mediterraneo. E' mancata la regolamentazione. Non si può creare una moneta unica per sistemi organizzativi ed economici profondamente diversi.
In Italia, il governo Monti è stato il colpo di grazia. Con tasse aumentate, molte create ad hoc e aumenti di carburante, elettricità, gas, le multinazionali spostano la produzione all'estero e le piccole imprese chiudono. I suicidi di piccoli imprenditori e lavoratori ne sono una chiara drammatica testimonianza.
Ho parlato svariate volte della crisi e di tutte le conseguenze che comporta. Una mancanza di stabilità economica, che spesso sfascia le famiglie e lascia la gente sola, abbandonata fino all’estremo gesto.
Negli ultimi post ho ribadito che qui non c’è futuro e l’unica soluzione sembra solo quella di emigrare all’estero, come si è spesso fatto nel secolo scorso per contrastare la mancanza di opportunità, che portava irrimediabilmente alla fame.
Ma se invece di andare via da questa assurda situazione, si potessero cambiare le cose, voi cosa fareste?
Vorreste un Paese anacronisticamente autarchico?
Desiderereste un Paese fuori dall’Europa, dalla globalizzazione economica mondiale e soprattutto dalla moneta unica europea?
Cosa ne pensate? NonSoloCronache vi pone questa domanda, dite la vostra nello spazio riservato ai commenti, qui in basso.

Francesco Favia


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sabato 21 aprile 2012

Il passaparola sul web per la grande rivolta in piazza

Da Facebook alle piazze. 12 maggio grande manifestazione contro il Governo, contro la crisi


Giro una lettera di Giovanni Crispino da Napoli
Ragazzi vi prego a tutte le pagine di Facebook di riunirci in una sola rivolta...... qui la gente non ne può più....non riesce a dare da mangiare ai propri figli.... solo noi se ci uniamo tutti in un solo grande evento possiamo fare qualcosa..... lo dovete fare per il vostro futuro, per i vostri genitori, per i vostri figli...... siamo tutti giovani lo so.... ma non potete rimanere indifferenti a tutti questi padri che si stanno suicidando giorno per giorno....... la nostra rivolta è il 12 maggio a Roma, piazza San Giovanni, ore 14, con gli indignados ....... tutti uniti c'è la possiamo fare....... grazie.
Vamonos a revolutionar..!!


Fonte: Facebook



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Di Pietro spara a zero sulla Fornero

“Parole arroganti e offensive” e sottolinea “il Ministro lontana anni luce dal Paese”


Potrebbe sembrare demagogia, ma il pensiero di Di Pietro, pubblicato sulla sua pagina Facebook, non può che trovarci tutti d’accordo. Ribadendo il mio post precedente, spero che oltre alle parole, si aggiunga presto qualche azione concreta.

On. Antonio Di Pietro
“Le parole della Fornero sono arroganti e offensive. Quando il ministro afferma che 'bisogna lavorare insieme anziché protestare e lamentarsi', dimostra di essere lontana anni luce dal Paese reale. Legga i dati sulla Cig diffusi oggi dalla Cgil, faccia un giro per le fabbriche che chiudono e tra i lavoratori che perdono il posto e forse capirà perché bisogna protestare e lamentarsi. Questo governo sta facendo solo macelleria sociale, accanendosi sulle fasce più deboli della popolazione: i lavoratori, i precari, i pensionati e chi ha acquistato una casa dopo una vita di sacrifici. Monti e la Fornero si sono preoccupati di sabotare l'articolo 18 e le pensioni, di mettere l'Imu e nuove tasse, mentre continuano a non fare niente per la crescita, lo sviluppo e il lavoro.”

Francesco Favia

21 aprile 2012

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giovedì 19 aprile 2012

Crisi economica, se ne parla continuamente, ma nessuno prova a tamponare questa emorragia

La crisi, le parole, i fatti, le vane speranze, un blogger.


In Italia le cose non cambieranno mai, da Mani Pulite cos'è cambiato? C'è sempre corruzione e abuso di potere.
L’antipolitica avanza, è una suggestiva ipotesi che si fa sempre più concreta. L’antipolitica esclama una domanda retorica: “ancora dietro ai politici andate?”
Qui c'è da scappare, ci sono da fare le valigie e lasciare questa repubblica sudamericana che si trova in Europa solo per sbaglio.
Se avessi un po' di soldi da parte avrei provato ad andare all'estero. Qui non c'è proprio futuro.
Siamo tutti precari, tutti sottopagati e col tempo si fa sempre più accesa la guerra fra generazioni. Qui è uno schifo, e non è solo una questione di crisi, ma è proprio che qui manca l'organizzazione e la cultura presenti in molti Paesi europei e d'oltreoceano.
Ridondanti discorsi sovvengono nella mia testa, che le mie mani riportano su questa povera tastiera, pestata dalla mia frustrazione.
Un po’ tutti i media sono monotematici negli ultimi tempi. Si parla del governo Monti, di tasse, di lavoro che manca, di riforme che non arrivano. Si pronuncia continuamente la parola crisi. L’avrò sentita ripetere milioni di volte da quando mi sono diplomato. Migliaia i tentativi di cercare un lavoro stabile, di cercare un’irraggiungibile serenità. Centinaia le porte sbattute in faccia e le aziende che mi hanno usato e gettato. Ti ritrovi anche tu nelle mie parole… E’ capitato anche a te, lo so.
Continuiamo a parlarne, magari un giorno disperato di speranza, in Italia accadranno i fatti.

Francesco Favia

19 aprile 2012 ore 16:53






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giovedì 5 aprile 2012

L'Italia è messa peggio della Grecia

Facebook, voce della crisi

Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=197341137044316&set=a.170965843015179.30772.170957736349323&type=1&theater


Fonte: http://www.facebook.com/photo.php?fbid=360923493951563&set=a.336838436360069.76302.161811040529477&type=1&theater

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sabato 31 marzo 2012

Gli italiani si ribellano...

...o forse no


Fonte: Facebook

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lunedì 26 marzo 2012

Vicissitudini beffarde di una nazione alla deriva

E mentre si varano riforme, il popolo fa la fame. Le drammatiche testimonianze dei laureati sul web



Navigando sulla rete, mi sono imbattuto su affaritaliani.it in questa serie di testimonianze, inviate alla redazione, dopo un articolo pubblicato qualche giorno addietro. L’articolo parlava di una 29enne scartata in quanto laureata.
Storie simili accadono non di rado e anch’io ne ho incontrati, soprattutto nei call center, di ultratrentenni che erano arrivati ad eliminare dal curriculum le lauree e i master conseguiti, poiché come un boomerang, venivano usati come  pretesto per scartare il candidato ai colloqui di lavoro.
“Troppo qualificato, non corrisponde al profilo da Noi ricercato” oppure “Lei aspirerà ad un posto migliore, insisti a cercare”. Ricordo la disperazione, la rassegnazione, lo stupore sdegnato negli occhi delle gente che mi raccontava questi spiacevoli aneddoti lavorativi.
Queste storie, tantissime, le ho rilette sbalordito, ma non tanto, sul web. Potrete trovarle ciccando su questo link http://affaritaliani.libero.it/cronache/laurea-colloquio230312.html?refresh_ce
Vi riporto testualmente quelle che mi hanno colpito di più, ma vi invito a leggere anche le altre, all’indirizzo sopra riportato.


 "A sei tu, mi dispiace tanto ma mi ha chiamato una scuola e mi mandano una tirocinante, sai io lei non la pago...veramente mi dispiace tanto sara per una prossima volta. Ciao" click del telefono... credo non serva aggiungere altro. Da quel giorno ho riposto il mio curriculum con laurea e titoli nel cassetto, ed oggi dopo tante ricerche lavoro in un call center e vi posso assicurare che è un lavoro difficilissimo e veramente duro anche se viene considerato lavoro di serie B. Se vi può interessare concludo dicendo che mio marito non ha più trovato lavoro come geologo, da gennaio si e buttato nel mondo dei venditori agenti e commerciali, anche perché queste erano le uniche posizioni dove almeno gli hanno permesso di fare il colloquio, visto che oltre ad essere laureato ha anche 36 anni....!!!! Incrociate le dita per me visto che oltre a dover mangiare abbiamo un affitto di 600euro da pagare!!! Avrei tante altre storie da raccontarvi, vicende che quando si ascolta si rimane sempre un po' increduli, ma preferisco fermarmi qui... Saluti!

M.Cristina


Leggete quest'altra testimonianza, è davvero agghiacciante: Ho contattato tre cooperative sociali della provincia di Venezia per trovare lavoro in qualche impresa di pulizie. Come ripeto le ho tentate tutte, senza disdegnare i lavori che solitamente sono considerati più umili o che sono estremamente distanti da quello che ho studiato. Ben ben tre volte mi è stato ripetuto che non potevano darmi un lavoro perché ho studiato troppo e fregherei il posto a gente che ha studiato meno e che quindi ha più bisogno di me. A causa della crisi, con il lavoro del mio compagno arriviamo a 500 Euro netti al mese; è ovvio che dobbiamo farci aiutare dai genitori per coprire le spese. In una di queste tre occasioni mi è stato detto inoltre che hanno la priorità i disabili e gli ex galeotti (testuali parole!) che devono essere reinseriti nella società. Mi è quindi venuto in mente di modificare il mio cv e scrivere che ho passato un paio di anni in carcere. Chissà, forse così sarò degna di un lavoro! Vi ringrazio per l'attenzione, distinti saluti

Linda Armano


Son rientrata a casa mia cinque mesi fa! Ho trascorso più di un anno a Milano, sopravvivendo tra mille lavoretti anche provvisori! Zero contributi.... contratto a tempo determinato/progetto... stipendio in base alle ore di prestazione ( quindi o si lavorava con la febbre o no money!).... nessun avanzamento di carriera nonostante gli sforzi e i risultati sempre soddisfacenti... nessuna svolta per una ragazza terrona DI SANI PRINCIPI.... !!! Questa è l'Italia! Maledire il SUD, suona come una bestemmia, (anche peggio) considerando che il problema è a monte e riguarda gravemente tutto lo Stivale!

Quando decisi di andare all'università 1988 avevo vinto un concorso per andare a lavorare all'ENEL come Perito con contratto a tempo indeterminato, un sogno di questi tempi, decisi di rinunciare a quell'impiego per andare all'università perchè ero bravo negli studi, da un servizio al telegiornale, credo che si trattasse del TG1 facevano vedere delle statistiche che dicevano che mediamente un laureato guadagnava mediamente il 50% in più un diplomato, così mi ero fatto due conti, ho detto,se sono bravo negli studi è c'è questo vantaggio economico, vale la pena di andare all'università,bene andò a finire che ho sempre avuto delle paghe medio basse, molto meno di quello che avrei preso all'ENEL e senza contare gli anni spesi all'università. Con il tempo ho riflettuto su questa questione e ho capito dove stava l'errore di quella statistica del telegiornale, era una media sui grandi numeri, ma non teneva conto dell'effetto "Figlio di papà",io ero figlio di un pinco pallino, è chiare che i figli d'arte vanno all'università e accedono alle posizioni lavorative migliore, ma per i figli del popolo non c'è spazio, è molto meglio non andare all'università ed imparare un buon mestiere. Bernardo Ing. Panizzo

Francesco Favia

26 marzo 2012, ore 18:00

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venerdì 23 dicembre 2011

Governo Monti, dopo le tasse, gli aumenti e le pensioni, adesso si pensa ad attuare la riforma del lavoro.

L’Italia, le nostre vite, affidate ad un governo tecnico
Riusciranno a salvarci? L’editoriale di Francesco Favia


Governo un po’ medico, un po’ supereroe

Tra le riforme delle manovra “salva Italia” del Governo Monti, fa molto discutere negli ultimi giorni la riforma del lavoro ed in particolare il punto dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, ovvero quello che afferma che il licenziamento è valido se avviene per un giustificato motivo.
Subito c’è stato l’alt dei sindacati, pronti a criticare le proposte della Ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Un governo tecnico essenzialmente voluto dall’Europa, per salvare la nostra nazione da ulteriori tracolli, che avrebbero ulteriormente danneggiato non solo l’economia europea, ma probabilmente anche l’immagine nel nostro continente al cospetto del resto del mondo.
Per il momento le azioni di questo governo tecnico hanno lasciato l’amaro in bocca a molti italiani, dinanzi alle diverse tasse e i diversi aumenti imposti. Molti poi che erano prossimi alla pensione, ormai rimandata di diversi anni, sono rimasti letteralmente basiti. Sarà dura per un ultrasessantenne continuare a fare l’operaio, alzare pesi, fare turni di notte o anche resistere allo stress di alte tipologie di lavoro, all’apparenza non particolarmente usuranti. Sarà dura per le loro coronarie.
Azioni che sono servite per salvare un malato terminale, per usare la frequente metafora adoperata dai rappresentanti di questo supereroico governo.
Adesso stanno lasciando non pochi aloni di perplessità le intenzioni del governo di migliorare le condizioni lavorative in Italia, cercando di aumentare le possibilità di assunzioni e cercando, finalmente, di abolire il precariato.


Articolo 18, agnello sacrificale


Senz’altro è da capire chi ha un lavoro da tanti anni e vorrebbe difenderlo, ma non credo che l’articolo 18 sia sostanzialmente un’arma di difesa. Paradossalmente spesso diventa un’arma di suicidio, causa spesso di mobbing e di forti pressioni psicologiche e soprusi dell’azienda che per anni ha sfamato il lavoratore. Ciò non toglie che magari il lavoratore abbia contribuito fortemente alla produttività aziendale, ma se così fosse, non si avrebbe motivo di licenziare il dipendente.
A volte però si abusa di questo diritto e ci si appella troppo facilmente ai sindacati, specie quando un sindacato stesso ha inserito un lavoratore in un determinato contesto lavorativo; altre volte i sindacati prendono ulteriormente in giro, chi magari si era sudato il posto, dando un’ ulteriore beffa a un povero Cristo, impotente davanti alla compiacenza tra azienda e sindacato.
Dunque se il sacrificio di quest’agnello servisse ad abolire tutte le forme di precariato, che sia fatto fuori l’articolo 18.
Tanto in questo periodo di crisi, è facile trovare giuste cause da parte delle aziende. Mancanze di commesse, perdita di appalti, non si vende più, non si fattura più e via con i tagli del personale. 
A questo punto, crisi per crisi, cercassero di favorire le assunzioni, quindi contratti a tempo indeterminato per tutti, da subito, con maggiori tutele col passare degli anni e quindi con l’acquisizione dell’anzianità di servizio.
Certo se si mettesse in pratica tutto questo, dovrebbero mettere in pratica anche quello che hanno detto sugli ammortizzatori sociali.
E se i sindacati non sono d’accordo è perché hanno i loro interessi da difendere, non certo quelli dei lavoratori. Negli  ultimi anni hanno perso gran parte della loro credibilità, con un provvedimento del genere perderebbero gran parte della loro presunta utilità.
Alcuni esponenti delle classe politica sostengono che non si eliminerebbe la precarietà, essendo alla fin fine dei contratti a tempo indeterminato molto instabili, che favoriscano il potere di licenziamento.
Al sottoscritto, cittadino del Sud, preoccupa in realtà un altro aspetto. L’aumentare del lavoro nero, molto presente prima che lo legalizzassero con i vari contratti di collaborazione privi di ogni tutela e qualsiasi minimo diritto. Assumere un lavoratore costa, è non sarà di certo il favorire l’azienda a licenziare un dipendente ad agevolare le assunzioni.


Un malato che non vuole guarire


L’Italia è un malato che non vuole guarire, un tossico che non vuole disintossicarsi.
Gli evasori sono tanti, tantissimi e spesso a farne le spese sono i lavoratori stessi, con contratti e buste paga non corrispondenti alla realtà del lavoro svolto.
L’Europa chiede che il nostro Paese si adegui alle più forti economie mondiali, quindi partendo dalla base della produttività, i lavoratori. Quindi contratti più stabili, ma più flessibili, ma con più facilità di reinserimento nel mercato del lavoro. Così funziona spesso all’estero. Ce la farà l’Italia, Paese di piccole imprese di artigiani, di piccole fabbriche, di imprese agricole a restare al passo coi tempi?
Un Paese dove la globalizzazione si è dovuta adeguare, dove spesso le multinazionali per ottenere gli appalti, si sono visti comunque costretti ad assumere gli amici di amici!
Un Paese fermo da 15 anni, dove la mia generazione non ha ottenuto nessuna stabilità, dove i raccomandati sono fieri di ammettere di aver avuto un posto perché conoscevano Tizio o Caio, e dove molti miei coetanei sopravvivono a progetto!
Un Paese costretto ad emigrare, perché qui non c’è posto!
Un Paese vittima dell’industria universitaria, produttrice di masse di disoccupati sognanti un posto stabile nel terziario che abbonda in un Paese obsoleto, dove noi meridionali e gli immigrati riuscivamo, fino a non molto tempo fa’, a stabilizzarci in qualche fabbrica del nord.
Io non so che fine faremo. Abbiamo toccato il fondo già da un po’. Sprofonderemo come la Grecia?
Per il 2012, anno della fine del mondo secondo le profezie Maya, è prevista recessione, il prodotto interno lordo diminuirà.
Mi stupirei se presto terminerà questa flessione, dato che non si è fatto che creare generazioni di precari, impossibilitati a crearsi un futuro e di conseguenza a spendere, bloccando di fatto l’economia del Paese in un assurdo e forse voluto circolo vizioso.
La politica è fatta di chiacchiere. Le chiacchiere, si sa, non riempiono lo stomaco. Il governo Monti ha fatto i fatti, operati poco graditi per il momento, anche se molti concordano sulla necessità di questi aumenti, queste tasse. Speriamo che continuino attuando una rigorosa riforma del lavoro, adeguando l’Italia al resto del mondo civilizzato.

Francesco Favia

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