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Solo la fantasia dei napoletani poteva portare due fratelli a spacciarsi per i figli di Luca Cordero di Montezemolo, mietendo vittime in giro per il mondo. Degni del miglior Totò, con i loro modi sono riusciti ad impietosire i passanti, facendosi dare l’aiuto economico, che la gente pensava di rivederselo riavere, magari con qualche elevato interesse per riconoscenza del loro buon gesto.
Lo disse Alba Parietti di recente in una trasmissione di Raiuno. Lei che ha girato un film in certi difficili contesti (chi non se la ricorda nel famoso film “Il macellaio”, girato in Sicilia), lo sapeva che in qualche modo la camorra fosse “consenziente” alle riprese del film tratto dal best seller di Roberto Saviano. Era consenziente e anche partecipe. Al film in corsa per l’Oscar, hanno preso parte Giovanni Venosa, Salvatore Fabbricino, e Bernardino Terracciano. Camorristi. Malavitosi anche nella realtà. Da poco arrestato, il Venosa nel film era un “capo zona”. Uno con un certo potere, che fece ammazzare, nella finzione, due ragazzini che da grande volevano fare i camorristi senza fare nessun apprendistato. Nella vita estorsore e spacciatore, fu arrestato dai carabinieri grazie alla collaborazione dei pentiti. Indagato come delinquente abituale, fu condannato a due anni di casa lavoro e trasferito a Modena. Una licenza premio ricevuta pochi giorni fa’, lo ha riportato nella sua terra, nel casertano, a ridarsi da fare, chiedendo il noto “regalo” natalizio ai commercianti.
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