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venerdì 9 agosto 2013

Lume di vita

Lume di vita, 
vento respira, 
aria di ira, 
cielo tra le dita. 

Francesco Favia

Lisbona, 5 agosto 2013, ore 22:30

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Francesco Favia
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lunedì 20 maggio 2013

Pensieri da Lisbona

Francesco Favia, blogger 

Ho occhi per tutte, il cuore per poche.

Francesco Favia 

© riproduzione riservata

Lisbona, 19 febbraio 2013


Rientrando a piedi dalla palestra, camminando sotto il cielo plumbeo di Lisbona, musica evocativa nelle orecchie, anima sconvolta e la guerra in testa. Energia.

Lisbona, 20 febbraio 2013

Francesco Favia 

© riproduzione riservata

Io sarò sempre un eterno temporale, scandito ogni tanto da fragorosi tuoni e lampi a tagliare un cielo eternamente grigio.

Francesco Favia 

© riproduzione riservata

Francesco Favia, blogger 

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Francesco Favia
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mercoledì 26 dicembre 2012

Lacrime e parole

Paulo Coelho

Le parole sono lacrime fermate con la scrittura.
Le lacrime sono parole che hanno urgenza di sgorgare. 

Dal libro "Aleph" di Paulo Coelho
da PensieriParole

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Francesco Favia
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venerdì 30 novembre 2012

Cinema e scrittura. The Hurricane.


"Non potete giudicare quello che ho passato, perché nessuno di voi ci è passato." 
Tratto da - The Hurricane -

"Per me è stato un miracolo vedere di nuovo tanta luce in un essere umano. Quando sei arrivato era come se il giorno fosse senza sole, scuro e freddo. Poi, di colpo, e senza alcun preavviso, dei raggi hanno squarciato l'oscurità e la luce ha avvolto tutto." 

Dal film - The Hurricane -

"Scrivere è magia. Quando ho cominciato a scrivere, ho scoperto che non stavo solo raccontando una storia. Scrivere è un'arma. Ed è un'arma più potente di qualsiasi pugno. Ogni volta che mi sono messo a scrivere, mi sono levato sopra le mura di questa prigione e il mio sguardo andava oltre, al di là dello stato del New Jersey." 

Sempre tratto dal film - The Hurricane –

" colui che lamenta la mancanza di opportunità, dimentica che al di là di piccole porte spesso si trovano delle grandi stanze " 

Dal film - The Hurricane -

"La tua lettera, le emozioni, gli auguri, l'interesse e il calore balzavano letteralmente fuori dalla pagina, mentre leggevo il tuo messaggio. È stato come se tu avessi letto i miei pensieri e ti fossi proteso per dividere i tuoi con me, in un momento in cui io potevo ascoltarli." 
Sempre dal film - The Hurricane -

Le canzoni, i film, i libri, emozionano perché trasmettono emozioni, anche già vissute, per questo spesso ci rispecchiamo in tali forme d'arte e di comunicazione.
Francesco Favia
Venerdì 23 novembre 2012 ore 00:21
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Francesco Favia
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Sprecare la vita

Parole di  Charles Bukowski.
Fonte immagine, Facebook

Cisco, il mondo e gli incubi

Sentimenti intrinseci di rabbia e sofferenza. La restituzione. 

Nella vita ho imparato che qualunque cosa fai e soprattutto qualsiasi lavoro si svolga, che sia impiegatizio o da operaio, la gente ti giudicherà e ti criticherà. Antoine aveva ragione.



La gente è anche sempre pronta a invidiarti e a portarti sfiga se accenni a un sorriso o se magari fai vedere che non te la passi male economicamente.
Sono stato un attimo sereno e qualcuno mi ha esplicitamente invidiato. Ho perso tutto. E non riesco più a riprendere le redini della mia vita.
Gira molto su Facebook questa frase : “Non raccontare mai a nessuno i tuoi problemi. Al 20% non interesserà e il restante 80% sarà felice che tu li abbia.
Mi trova d’accordo ed eviterei di esprimere i cazzi miei al mondo, così come eviterei quella gente che si sente suprema, pronta lì a puntare il dito e a dire come fare e cosa fare. Ma chi, cosa, perché, ma che ne sapete della mia vita.

Parole di Vasco Rossi

Parole di Luigi Pirandello

Nel contempo sento di scrivere delle mie vicissitudini, per restituire al mondo una minima parte della mia sofferenza. Non è questione di vittimismo, sono dati di fatto. Chiamatela sfiga o inettitudine, ma da quando sono nato mi gira male. Poi, se vogliamo divagare nella retorica, c’è sicuramente chi sta peggio.

Egocentrici, un po' tutti lo siamo, chi esterna le proprie sensazioni con scritti, musica, dipinti, lo è ancora di più. Vogliamo tutti avere una voce che risuoni fra la gente, vogliamo tutti esser visti...ognuno a modo suo.
Tiziana Di Gravina


Incubi e lacrime

Ore 4:30 a.m. Svegliato come al solito dall'ennesimo incubo. Se continua così, di questo passo morirò nel sonno per qualche infarto. L'incubo di questa notte era la chiara metafora della mia lotta contro il mondo.

Le parole succitate sono tratte da un mio recente status della mia pagina personale di Facebook.
Facebook è diventato il mio Moleskine. Appunto di tutto, anche nel cuore delle notte, magari svegliato di soprassalto dai fantasmi del mio subconscio.
Avevo sognato un’ardua lotta con un gruppo ragazzi, miei coetanei. A un certo punto riesco ad afferrare per il collo il capobranco, ma nello stesso tempo vengo preso anch’io per il collo e più stringevo la mia mano per uccidere, più soffocavo io.
Il mondo mi sta facendo fuori e in me s’intensifica  un forte desiderio di repulsione ad esso.
Non sono così, sono le circostanze avverse a rendermi furioso. Quando le situazioni avverse perdurano da un anno, permettetemi di essere incazzato.
"Sorridi un po' di più nelle foto" mi scrivono su Facebook.
Se volete vedere delle foto nelle quali sorrido, dovete sfogliare altri album, quelli prima di 'sto merdoso 2012.
Non so più a che santo votarmi.

OGGI CHIEDERE E CERCARE LAVORO STA DIVENTANDO UMILIANTE QUASI QUANTO CHIEDERE L'ELEMOSINA!!!!!!!!! 
Fonte: utente Facebook

Poi magari qualcuno, che vuol darti una mano, non fa che alimentare il mio malessere.

Ho solo dei nemici fuori adesso 
... che mi vogliono tutti bene 
che mi dicono devi stare attento, devi stare meglio... 
'devi stare bene!' 
Come puoi pensare tu 
di difendermi da me 
lascia stare amico 
bevi un caffè... 
Abbiam bisogno di un ambulatorio 
di una chiesa, di un amore...di un pronto soccorso 

e chi sta male deve vergognarsi 

e anche chi è grasso 

...anche 'fare dei piaceri' (sai) 

si può sbagliare... 

magari tu volevi fare del bene 

e hai fatto male... 



E riprendendo le parole di un amico di Facebook, non so più cosa vuol dire sabato sera.
L'io pensante fa paura [cit.] E vorrei davvero certe volte spegnere la mente con un semplice click. Il vortice dei miei pensieri non si ferma nemmeno quando dormo. Al di là degli incubi notturni, un recente pomeriggio mi sentivo particolarmente stressato e giù di tono. Decisi di mettermi a letto. Mi addormentai. Un sonno profondo, un sonno pesante.
Era una sera, ero in macchina con papà. Ero disteso su di un fianco sui sedili posteriori della sua auto.  Occhi chiusi. Parlavamo di sci acrobatico. - Si, le classiche scene senza senso dei sogni. Mai seguito lo sci, nemmeno di sfuggita e mio padre conosce solo il mare. Comunque… - Mi si proietta più volte la scena di uno sciatore che effettua una capriola. Al rallenty, tipo rovesciata di Pelè nel leggendario film “Fuga per la vittoria”. Io resto in silenzio, sempre a occhi chiusi. Mio padre mi chiede a cosa stessi pensando. Rispondo, a quanti allenamenti e sacrifici saranno serviti per diventare così bravo. Mio padre dice che ci vuole anche talento innato per essere così. Non vedo più l’immagine dello sciatore, ma solo il volto di mio padre. Sono sempre steso sui sedili della Punto. Ho il volto paralizzato in un’ espressione di dolore, invoco "papà, papà" , e pian pano cresce un indescrivibile dolore, una sofferenza d'animo che non si può spiegare a parole. Come un vulcano, strabordano le lacrime e le grida.
E tutt’ora, mentre descrivo questo sogno, grazie a degli appunti che presi quando mi risvegliai, mi si inumidiscono gli occhi.
Ho paura che io abbia superato la soglia della tristezza e della preoccupazione...
Il sogno si materializzò. E la mia espressione paralizzata dal dolore represso, restò tale anche quando il cervello uscì dal sogno. Ero desto, ma sempre con gli occhi ben serrati. E qualche secondo dopo, l’argine della mia resistenza non resse. Aveva retto per tanti mesi. Un fiume in piena di lacrime m’invase. Avreste dovuto vedermi. Mi facevo pena da solo. Distorcermi dal dolore. Solo che non era un dolore fisico. Disperato in singhiozzi e pianto, affogato nell'impotenza, neanche stessi vivendo un lutto.
Dopo un bel po’ mi calmai, ma stetti male tutto il resto della giornata.
Va be',  cosa volete che v'importi.

Vorrei che ci fosse un solo giorno in cui io non debba sentirmi così confuso e non debba provare la sensazione di vergognarmi di tutto.
Jim Stark (James Dean)

Francesco Favia

Venerdì 30 novembre 2012

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Francesco Favia, blogger

- Potere del Photoshop -
idea & grafica Francesco Favia 
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Francesco Favia
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mercoledì 21 novembre 2012

Perchè scrivi solo cose tristi? Perchè quando sono felice esco.

Luigi Tenco

Perchè scrivi solo cose tristi? Perchè quando sono felice esco.

Luigi Tenco

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domenica 28 ottobre 2012

Tratto da PULP

Letture del Cisco





Charles Bukowsky - Pulp - Ed. Feltrinelli

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lunedì 22 ottobre 2012

La mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria

Portare questa nave verso una rotta che nessuno sa, è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto



il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura, cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?



...ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare

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venerdì 12 ottobre 2012

Vorrei tornare a una vita normale


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giovedì 19 aprile 2012

Crisi economica, se ne parla continuamente, ma nessuno prova a tamponare questa emorragia

La crisi, le parole, i fatti, le vane speranze, un blogger.


In Italia le cose non cambieranno mai, da Mani Pulite cos'è cambiato? C'è sempre corruzione e abuso di potere.
L’antipolitica avanza, è una suggestiva ipotesi che si fa sempre più concreta. L’antipolitica esclama una domanda retorica: “ancora dietro ai politici andate?”
Qui c'è da scappare, ci sono da fare le valigie e lasciare questa repubblica sudamericana che si trova in Europa solo per sbaglio.
Se avessi un po' di soldi da parte avrei provato ad andare all'estero. Qui non c'è proprio futuro.
Siamo tutti precari, tutti sottopagati e col tempo si fa sempre più accesa la guerra fra generazioni. Qui è uno schifo, e non è solo una questione di crisi, ma è proprio che qui manca l'organizzazione e la cultura presenti in molti Paesi europei e d'oltreoceano.
Ridondanti discorsi sovvengono nella mia testa, che le mie mani riportano su questa povera tastiera, pestata dalla mia frustrazione.
Un po’ tutti i media sono monotematici negli ultimi tempi. Si parla del governo Monti, di tasse, di lavoro che manca, di riforme che non arrivano. Si pronuncia continuamente la parola crisi. L’avrò sentita ripetere milioni di volte da quando mi sono diplomato. Migliaia i tentativi di cercare un lavoro stabile, di cercare un’irraggiungibile serenità. Centinaia le porte sbattute in faccia e le aziende che mi hanno usato e gettato. Ti ritrovi anche tu nelle mie parole… E’ capitato anche a te, lo so.
Continuiamo a parlarne, magari un giorno disperato di speranza, in Italia accadranno i fatti.

Francesco Favia

19 aprile 2012 ore 16:53






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giovedì 12 aprile 2012

Lasciati amare


Lasciati prendere,
lascia che ti spogli,
lasciati guardare
e guardami negli occhi.

Lascia che ti assaggi,
lasciati gustare,
lascia che ti guardi,
lasciami affogare nei tuo occhi.

Lasciati prendere,
lasciati andare,
lascia che ti ami,
lasciati rubare.

Ti prenderò
e ti porterò
lì dove non oseresti immaginare.

Tieniti stretta a me,
stiamo volando.
Grida pure,
non ti sentirà nessuno,
qui non ci siamo che io e te.

Lasciati andare,
ci sono io a reggerti
e finché campo
non ti lascerò stare.

Ti desidero,
ti amo,
è questo che conta,
tutto il resto non m’importa.

Francesco Favia

martedì 8 aprile 2008 ore 00:27


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martedì 10 aprile 2012

Imprecando la realtà…





Imprecando la realtà son costretto a vivere,
e non c’è niente da ridere.

Imprecando la realtà andrò avanti,
e non so perché me lo domandi.

Imprecando la realtà vivo,
e c’è chi mi chiama recidivo.

Imprecando la realtà mi declino,
non resta che bere vino.

Imprecando la realtà aspetto,
finché sulla mia testa avrò un tetto.

Imprecando la realtà morirò.
Quando? Mai lo saprò.


Francesco Favia

11 agosto ’05


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venerdì 6 aprile 2012

Inutile



…quando ti senti inutile…
senza una donna che ti ami…
senza un briciolo di felicità…
…non cercare di rendere felice il prossimo…
non ne varrà la pena…

Francesco Favia

27 febbraio 2005


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sabato 31 marzo 2012

Il mio show




Ehi! Fermati!
Perché mi eviti?
Si, sono proprio io,
non mi dire addio…

Sono quello sfigato
che lavora al supermercato,
quello che si tormenta
o come dici tu che si lamenta.

Dici che scopiazzo,
tu sei un blasfemo, un pazzo.

Le mie lacrime sono vere,
le mie parole sincere.

Sai solo criticare,
giudicare,
indicare…

Quel dito vorrei spezzartelo,
ma mi limiterei a ficcartelo…

Stop!
Disprezzi da chi scrive poesie
a chi si diletta con l’hip hop.

Fermati,
specchiati.
Guardati prima dentro,
poi forse capirai i sentimenti di chi comunica con questo mezzo.

La letteratura, gli scrittori ci sono sempre sempre stati,
dal presente fin a risalire agli antichi romani.

Dalla pergamena, alla stampa,
dall’uomo che recita, all’uomo che canta.
Le parole sono divine, l’arte incanta.

Finchè vivrò,
scriverò,
sul web, sul bidè, questo è il mio show.


Francesco Favia

lunedì 25 giugno 2007 ore 22:30, dopo una giornata di lavoro, avvolto da una cappa di quaranta gradi.

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venerdì 30 marzo 2012

L’impossibilità dell’impossibile




L’ impossibilità dell’impossibile,
pensando a ciò che potrebbe essere possibile,
impossibilitato da non possedere l’impossibile…
Ahhhh… non è possibile…

Francesco Favia

domenica 18 novembre 2007 ore 15:22


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Senza titolo



Questa è una vita straziante

come le grida che lancia la mia anima.

 Francesco Favia


30 luglio 2003


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martedì 13 marzo 2012

Ultime parole





29 gennaio 2008   ore 22:00 

Cara vita,
ti odio profondamente. Quante volte mi hai illuso, quante volte mi sembrava di avercela fatta ed invece tu con le tue strane circostanze mi hai ributtato al tappeto.
Mi hai piegato lentamente, destro, sinistro, mi hai messo all’angolo ed hai infierito senza pietà.
Sanguinante restavo in piedi e tentavo di reagire, ma tu ti prendevi gioco di me, facendo finta di prenderle per poi ricolpirmi pesantemente.
Quell’altro tuo compare del mondo che con la sora ingiustizia hanno alimentato un fuoco già acceso ed intenso.
E ve la ridevate, pezzi di merda… Tutti e tre sul ring, a prendermi calci. Esanime, giacevo disteso sul mio stesso sangue. L’arbitro non esisteva. Quel cornuto, si è venduto per un pel di fica: si fa fottere da quella troia dell’ingiustizia.
E sempre più forti quei colpi, quelle pedate mi toglievano il respiro e mi annebbiavano la vista.
Ad un certo punto, spinto da un briciolo di orgoglio, rimasuglio della mia anima, riesco ad alzarmi…
Prima che tu ed i tuoi complici mi finiate, salto fuori dal ring, corro nello spogliatoio, mi sfilo i guantoni, apro l’armadietto e impugno la mia cara rivoltella.
Bang!
Vaffanculo… E così sia.


Francesco Favia






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lunedì 12 marzo 2012

Dal diario di bordo del Cisco, 4 giugno ’07


4 giugno ’07

Seduto sulla tazza del cesso, sento un magone. È il peso di un’esistenza insoddisfacente che ti  condanna ad un lavoro pietoso in attesa della vecchiaia o di una morte inaspettata.
Scorrono lacrime amare sul mio stanco viso. La consapevolezza di non poter vivere una vita intensa, mi fa preferire la temuta morte.
Fra qualche mese compirò ventiquattro anni. Me ne sento quarantaquattro. I miei sogni non si realizzeranno mai. E poi ho smesso di inseguirli da tempo. Ha un senso vivere per sopravvivere?
Vivere per guadagnare il necessario per non morire di stenti. Questa è la vita. Lavoro tutto il giorno, sopporto tutti e di tutto. Qualsiasi cifra è insufficiente per la privazione della mia libertà. Hanno cancellato i sogni dal mio cielo. Il mio cielo è grigio. Ci sono solo pensieri carica di torbida pioggia.
Sto male. Dio che schifo la vita. Cazzo dico “Dio”. Non esisti, porco cane. Non potendomi aggrappare ai sogni, mi attacco a ‘sto cazzo…
Sto male. Non so come guarire. So già che non guarirò mai.
Non mi resta che tirare lo sciacquone. 

Francesco Favia


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