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lunedì 30 marzo 2015

I miei pensieri si sono trasferiti su ciscoman.net


Finalmente on line!!!! Il mio sito web, dopo oltre un anno dedito alla sua costruzione, è terminato! Sicuramente ci avrei impiegato molto meno se avessi avuto più tempo libero a disposizione, ma se lo avessi avuto, non mi ci sarei potuto dedicare con l'adeguata serenità. Nel mio sito web ho raccolto le impressioni e gli spunti sorti negli ultimi due anni e mezzo di vita portoghese, ispirati dalla peculiare atmosfera che si respira nella capitale lusitana. Nel sito potete trovare anche molte mie opere di gioventù, tra cui romanzi, racconti, poesie, tutto materiale che sto man mano riversando su questo mio nuovo contenitore virtuale. La mia velleità letteraria è solo una passione, un hobby, ma dietro ogni creativo c'è sempre l'aspetto dell'ego assetato di quel riscontro da parte della gente, necessario per alimentare la fiamma dell'artista che si cela in ognuno di noi.

~ Cisco ~

26 marzo 2015


Francesco Favia © All rights reserved


                                            ciscoman.net

mercoledì 24 luglio 2013

La Guerra dei Trent'anni

Francesco Favia, blogger

Lisbona, 22 luglio 2013


...non riuscire a dormire e fare un bilancio della proprio vita... Anni fa' di notte pensavo al futuro, nutrivo speranze. Si vede che mancano pochi giorni ai fatidici trent'anni. Lisbona magari ha portato alla conclusione questa guerra, la guerra dei trent'anni, la mia guerra. 


Francesco Favia 

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giovedì 27 giugno 2013

Bravo non vuol dire un cazzo

L'AMARA, MA PER CERTI VERSI SODDISFACENTE CONSTATAZIONE DI RISPECCHIARSI NEL PERSONAGGIO DI BART 

“In una partita con l’Inghilterra, Maradona segnò di mano e riuscì non solo a farla franca, ma anche a prendersi gioco delle regole dicendo che aveva segnato non la sua mano, ma la mano del Signore. I personaggi del mio film vogliono fare anche loro “goal di mano”, in un certo senso trasgredire le regole. Maradona ha fatto il meglio e il peggio, nella vita. Il titolo è una canzone di Manu Chao che mette in contrasto questo personaggio con la parola “santa”. Io preferisco questi contrasti forti, così sono i miei personaggi, positivi e negativi insieme; li definisco nichilisti ottimisti.”

 - il regista e autore, Marco Ponti -

 
 "quanto cazzo è che non fai un discorso serio..."
 "...uff " 
 "quanto cazzo è che non provi un'emozione, quanto... quanto è che non ti innamori di una donna... "
 "...millenni" 
 "quanti cazzi di amici c'hai nella tua vita di merda, porca puttana!" 
 "...bella la tua di vita" 

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mercoledì 26 giugno 2013

Eterno temporale



Io sarò sempre un eterno temporale, scandito ogni tanto da fragorosi tuoni e lampi a tagliare un cielo eternamente grigio.

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martedì 18 giugno 2013

Ritagli di Lisbona

Voce di un emigrante, dal diario di bordo del Cisco

Lisbona, maggio 2013

Una zona peculiare di Lisbona si trova ad Alcantara terra. Un' ex area industriale, dove capannoni e fabbriche sono stati ristrutturati e adeguati a librerie, teatri, laboratori d'arte, musei, discoteche e ristoranti. In alcuni di questi posti sono ancora presenti vecchi macchinari industriali che fungono da arredamento.

Il ponte 25 aprile, giganteggia su Alcântara-Terra

Il posto che mi ha colpito di più è una libreria in un gigantesco capannone, una ex fabbrica su due livelli, con soppalco in acciaio e enormi macchinari a vista che si fondono con lo scenario colorato di imponenti pareti di libri.

libreria succitata



Lisbona, giugno 2013 

Qui è festa tutto giugno, la città è piena di addobbi e alcune strade la sera sono chiuse al traffico per far posto a grandi tavolate. Ieri sera mangiammo fuori, al centro della strada. Oltre a celebrare santi vari, questi giorni è anche la festa delle sardine e ci sono souvenir a forma di tali pesci ovunque.


Lisbona, quartiere Santos

Il culmine si ha la notte tra il 12 e il 13 per Sant'Antonio.  Ieri sera nella zona di Bica, c'era praticamente una discoteca a cielo aperto, un fiume di gente (comprese signore anziane) a ballare, e c'era un deejay e un vocalist/animatore e mettevano canzoni portoghesi.
Un'altra cosa caratteristica è che c'era gente che abitava da quelle parti che vendeva dalle loro case roba da mangiare e da bere, in stile "signore delle sgagliozze" a Barivecchia.

Bica


Cisco e la pastel de nata, dolce caratteristico del Portogallo


Cisco, marinaio provetto, sul lungo Tejo
Francesco Favia, Lisbona 2013


idee, racconti e scatti Francesco Favia
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Invento, sogno, divago…

...così... perché m’annoio. E allora invento, sogno, divago… [cit.]





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lunedì 20 maggio 2013

La realtà supera la fantasia



Lisbona, 20 aprile 2013

La realtà supera l’immaginazione di un qualsiasi regista o sceneggiatore… Mi sembra davvero di vivere un film. Tutti abbiamo le nostre vicissitudini, le nostre storie. La gente mi racconta la propria vita e l’esistenza è davvero un qualcosa di rocambolesco. Io, personalmente, ne ho passate di tutti i colori, mi sono sempre sacrificato molto, sia sul lavoro, sia in altri aspetti esistenziali. Da un giorno all’altro catapultato all’estero, quasi per disperazione. A parte le difficoltà iniziali, la nostalgia dei primi tempi, ora la vita procede regolarmente. Non è male, mi piace il sapore di questa mia nuova esistenza. Io che raramente andavo in vacanza, ora mi sento quotidianamente in paradiso. Mi godo quest’angolo di mondo finchè dura, sperando che duri a lungo.

Francesco Favia 

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Pensieri da Lisbona

Francesco Favia, blogger 

Ho occhi per tutte, il cuore per poche.

Francesco Favia 

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Lisbona, 19 febbraio 2013


Rientrando a piedi dalla palestra, camminando sotto il cielo plumbeo di Lisbona, musica evocativa nelle orecchie, anima sconvolta e la guerra in testa. Energia.

Lisbona, 20 febbraio 2013

Francesco Favia 

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Io sarò sempre un eterno temporale, scandito ogni tanto da fragorosi tuoni e lampi a tagliare un cielo eternamente grigio.

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giovedì 1 novembre 2012

Scrivo da sempre


idea, testo, grafica di Francesco Favia 

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domenica 15 aprile 2012

Ciò che si rompe, andrebbe aggiustato

Fonte:  http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10151466816520567&set=a.10150412264130567.625131.325250345566&type=1&theater
L'amore è venirsi incontro, non fare lo schiavetto. Oggi si manda all'aria tutto in un niente, non esiste più il rispetto, la comprensione e ci si arrende alle prime difficoltà. 
Vi invito a leggere L’amore ha un senso? postato qualche tempo fa' su NonSoloCronache


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lunedì 9 gennaio 2012

L’amore ha un senso?

Storie bruscamente finite senza un apparente senso logico

Sto vivendo un nuovo capitolo buio della mia vita. Nonostante le tante lacune di quest’epoca precaria, fatta di approssimativi rapporti umani e professionali, avrei dovuto vivere un po’ sereno dopo le mie tante vicissitudini. Ed invece negli ultimi mesi stavo sprofondando in un baratro senza fondo. Forse ne ero anche consapevole, ma non mi sembrava poter fare molto. Anzi, pensavo fosse uno di quei tanti periodacci prossimi alla fine.
Escludendo il lavoro, mia eterna espiazione della mia inettitudine, vorrei soffermarmi sulla questione dei sentimenti. Rispetto a tanti altri blog, ad altri forum, tutto sommato non è mai stato un argomento che ho trattato molto. Non avendo mai avuto problemi di sorta in passato o, comunque sia, non avendoci mai dato peso a qualche delusione ricevuta o data, non ho mai avuto l’esigenza di scrivere dell’argomento “amore”.
Io vi chiedo cos’è l’amore. Rispondetemi. Io ero rimasto al sentimento adolescenziale, alle cottarelle, alle storie di qualche mese, alle frequentazioni particolari, ai rapporti di pura passione fisica.
Ora, quasi trentenne, mi domando e chiedo al mondo, che c***o è l’amore. Cos’è l’amore nell’età adulta, fra due adulti. Dovrebbe essere un sentimento profondo che spinge due individui ad intraprendere uno stesso percorso di vita, a crearsi un progetto in comune, a sostenersi a vicenda, poiché la avversità nella vita sono tante.
E non parlo di matrimonio, sapete come la penso e quante volte ho sostenuto la causa dei padri separati su questo sito. Il matrimonio dovrebbe essere una piacevole conseguenza, dopo tanti anni di amore incondizionato, eppure va preso con le pinze e con le dovute precauzioni, se proprio non se ne può fare a meno.
Io voglio parlarvi di quelle storie, lunghe anni, bruscamente finite, senza un apparente senso logico.
Mi sembrano anni di vita rubati. Per come sono fatto personalmente, ho sempre ammesso che impegnarsi in una cosiddetta “storia seria”, fosse un po’ un sacrificio, seppur un piacevole sacrificio. Tutti abbiamo le nostre vite complicate, i nostri momenti, i nostri spazi da difendere, quindi condividere la nostra vita con un’altra persona, non credo che lo si faccia solo per paura della solitudine. Ovviamente non mi rivolgo ai casi estremi.
Io, per esempio, ci credevo nella storia dalla quale sono uscito dopo quasi sei anni, dopo un anno e mezzo di tira e molla. Sto tutt’ora male, saranno passati quasi due mesi. La ferita è ancora aperta. Tra cuore spezzato e orgoglio ferito, non so cosa mi tormenta di più. Non mi lasciavo mai abbindolare da nessuna, stavolta è andata così... ma sei anni sono pesanti da digerire
Spesso soffrivo di una certa insoddisfazione, spesso mi sentivo soffocare, ma sapevo che ero tuttavia innamorato e per amore ero pronto a sacrificare me stesso, la mia vita, le mie esigenze.
Ma fino a che punto? E poi, ne valeva la pena? Gli altri farebbero lo stesso? A quanto pare no.
Paradossalmente, mi sentivo sempre rimproverare da lei che io mentissi e che non l’amassi.
Alla fine è stata  lei ad abbandonarmi. Dice che non mi ama più. Stento a crederci, ma forse mi sto illudendo. Però ho come l’impressione che la tipa non era pronta a sacrificarsi per amore, a non fare il passo successivo che una storia di sei anni comporta. A non venirmi incontro.
L’amore è anche il venirsi incontro, e non fare lo schiavetto.
Caso strano, ha iniziato a cambiare atteggiamento, quando ho smesso di assecondarla in tutto.
Francamente ero stanco di tante situazioni e ogni tanto, esasperato, mi lasciavo andare a sonore sfuriate. Ma io ero stanco delle circostanze,  dei suoi atteggiamenti e non di lei. Lei è rimasta bambina, io ormai disincantato adulto.
Pensare che non litigavamo mai. Ne ho lette tante di storie simili alla mia su internet. La risposta più comune che viene data, è proprio che il tempo cambia i sentimenti e le persone.
Secondo me, è un’ ingiustizia. Io mi sento rubato del mio tempo e dei miei sentimenti. Per non parlare dei soldi spesi. Sei anni non sono pochi. Ho letto che la migliore soluzione è quella di tagliare tutti i ponti. Allora che senso ha la vita. Che senso hanno i rapporti umani. Ora le persone ci sono, ora scompaiono. Dovremmo essere continuamente in lutto.
Una persona talmente importante. Lo eravamo a vicenda. Lei si preoccupava anche della mia salute e diceva che se morivo si sarebbe fatta suora! Viveva per me, io per lei. Ora non c’è più niente.
Capita di sputare sangue sul lavoro, dedicare ore, straordinari, energie per un’azienda e dopo aver prodotto tanto, si viene messi con disinvoltura in disparte. La vita è crudele, il mondo è cinico. Non ti aspetti, però di ricevere il benservito dalla persona con la quale si voleva invecchiare insieme. Fatti l’uno per l’altra, commosso nel vedere la Mondaini piangere il suo Vianello, col pensiero lacrimante rivolto a lei. Sembra ieri. Oggi il gelo.
Io non sono uno psicologo e non ho dati statistici alla mano, ma vedendo l’esperienza di amici, conoscenti, di estranei nei vari sfoghi sul web, ho constatato che nelle storie lunghe, come si suol dire importanti, è spesso la donna a lasciare lo sfortunato di turno.
Mi sovvengono scene di donne frignanti, sedotte e abbandonate. Le donne allora cosa vogliono? Dicono che l’uomo voglia solo scopare. A parte che le donne non sono da meno, se l’uomo s’innamora e magari si crea una bella storia, poi spesso viene abbandonato a distanza di anni.
Secondo me, l’amore di fondo c’è, rimane. Probabilmente anche da parte di lei. Solo che i sentimenti mutano, subiscono un certo processo,  l’amore da passionale e sfarzoso, diventa razionale e concreto. La donna però pretenderebbe essere sempre adulata e corteggiata all’infinito e spesso sfrutta la buona fede dei più fessi.
Tutto quello che dico può essere vero o non vero e pur non facendo di tutta un’erba un fascio, per me è così.
Non voglio prolungarmi oltre, perché di queste storie e strapiena la rete, però mi domando che senso ha tutto questo?
Se prima non credevo nell’amore, ora sono svuotato di ogni sentimento possibile. Poi, si sa, quando meno te lo aspetti, arriva quella che ti rincoglionisce. Credo, a ogni buon conto, che sarà difficile fidarsi ancora.
Il lato positivo della mia vicenda è che non ero sposato e che non ho figli. E dopo aver constatato per l’ennesima volta la volubilità delle donne, lungi da me nell’intrappolarmi nel vincolo del matrimonio, onde evitare amarissime conseguenze.

Francesco Favia


9 gennaio 2012


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domenica 11 dicembre 2011

Schizzo dovuto al forte caldo



La vita è uno schifo…
ma non lo dite a nessuno e sorridete,
perché io per primo voglio vedere in giro volti sorridenti…

Francesco Favia

23 luglio 2004


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sabato 20 dicembre 2008

Ecco la linea seguita da Berlusconi nella sua campagna elettorale: arroganza ed egoismo

Al problema dei giovani precari, il cavaliere risponde: “Hai un bel sorriso? Cerca di sposare mio figlio”


Il fatto

Mercoledì 12 marzo 2008. Siamo in piena campagna elettorale e nel corso del programma di approfondimento del Tg2 al candidato Silvio Berlusconi, viene posto il noto dilemma del precariato nel lavoro e, dunque, dell’incertezza di un futuro sereno che si prospetta al cittadino italiano.
Sono seguite sconvolgenti parole, le quali, apparentemente, avrebbero voluto essere una maniera per sdrammatizzare:
“Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere”. Poi, ha elencato le proposte contenute nel programma del Pdl per aiutare i giovani, dalle agevolazioni sui mutui al piano-casa.
Ci prova anche Maurizio Martinelli, il conduttore del talk, facendo notare al cavaliere che di figli di Berlusconi in giro ce ne sono pochi. L’ex premier, sempre sorridente, ha ribadito: “Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all'inizio...”.



Le reazioni

“Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi” commenta Dario Franceschini. "Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un'offesa insopportabile" continua il vicesegretario del Partito Democratico, aggiungendo: “Penso che in qualsiasi Paese un leader politico, a prescindere da quale parte politica esso appartenga, sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva”.
Per Fausto Bertinotti, l'uscita di Berlusconi, anche se si tratta di uno scherzo, è allarmante e “indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione fuori dalla loro vita ordinaria”. Per Bertinotti, viste le proposte della destra, non resta che augurare ai precari di vincere la lotteria, ma afferma che nel programma della sinistra è presente la volontà di cancellare l'idea della lotteria a favore di miglioramenti concreti.



Il punto di vista

Più che uno sdrammatizzare, il comportamento di Silvio Berlusconi, è apparso come un tentativo di sviare un argomento scottante, che insieme al caro vita, è ciò che attanaglia maggiormente gli italiani.
Queste elezioni, questo cambio di governo, coincide con uno dei periodi più critici della storia mondiale. Dal dopoguerra ad oggi, mai, il lavoratore del mondo occidentale ha conosciuto le difficoltà riscontrate attualmente da chi si alza ogni mattina per portare a casa la pagnotta.
Il petrolio è arrivato alle stelle, il dollaro non regge il confronto con l’euro, la benzina si vende a prezzi esorbitanti, i beni di primo consumo, pane, pasta, hanno triplicato il loro valore economico in pochi anni. La situazione odierna è davvero tragica e chi andrà al governo si assumerà una bella, pesante, difficile responsabilità. Nessun programma, nessuna riforma sarà in grado di attenuare questa evidente crisi economica di inizio secolo.
Sulla linea della superficialità, dove criminali diventano star, scrittori, testimonial e quant’altro, dove gravi fatti di cronaca diventano, per mezzo dei mass media, dei fenomeni da baraccone al pari di quelle trasmissioni definite “reality show”, Silvio Berlusconi, anziché approfondire il tema del lavoro, provando a proporre delle soluzioni in merito, ha invitato la giovane studentessa che gli aveva posto la domanda a cercarsi un nobil rampollo per risolvere il problema. Quindi, trasmissioni delle reti Mediaset, nelle quali ragazze senza dignità si propinano a corteggiare bellimbusti senza cervello, sono dediti al risollevamento economico e sociale.
E un giovane, magari con tanto di lauree, master, non riesce a trovare nessun lavoro per il quale tanto ha studiato e spesso si adatta a fare il commesso o l’operaio generico. Tutto questo se sono fortunati. È ovvio, poi, che un ragazzo lavori con “contrattini” della durata di pochi mesi, se non settimane. Intanto le passate generazioni, seppur fortunate per il fatto di avere un lavoro fisso o del goder di una pensione, comunque sia, a stento arrivano a fine mese.
Le parole di Berlusconi sono state un affronto a tutti i giovani, non solo a chi ha posto la domanda. Non si tratta di cogliere la palla al balzo per attaccare il cavaliere, non si tratta tanto meno di schieramenti, di ideologie: chiunque avesse risposto così, in qualsiasi contesto, avrebbe meritato sdegno.
Si dovrebbero considerare anche certi aggravanti: quello di esser in un salotto televisivo, dell’esser consapevole che qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi risposta, era rivolta a tutta la gente che da casa assisteva a quello show; e quello ancor più grave del non aver pensato prima di parlare: non aver pensato al recente suicidio di un operaio precario, che si è tolto la vita perché umiliato da tale precarietà.
Ha mancato di rispetto alla ragazza che umilmente le aveva fatto una domanda, a tutti gli italiani sintonizzati, a quell’operaio e alla sua famiglia. D’altronde chi interpreta nei teatrini delle convenscion il siparietto del programma avversario stracciato, dimostrando di non avere rispetto per i politicanti come lui, ci si figuri se possa averlo per gli onesti cittadini.
E può predicare sui mutui e sulle agevolazioni per tali debiti, ma se non si stabilizza il lavoro, continuerà a salire vertiginosamente la percentuale delle case pignorate.
Nessuno è in grado di fare il miracolo, tanto meno i politici che, si sa, pensano principalmente, se non esclusivamente, alle loro tasche. Ci si augura, per lo meno, che chiunque andrà al governo finga un po’ di rispetto per il proprio Paese e per i suoi abitanti.

Francesco Favia

giovedì, 13 marzo 2008

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001


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