www.nonsolocronache.com

LO SPAZIO PIU' CULT DELLA RETE
attualità, arte e cultura

Cerca nel sito

Condividi su...

Bookmark and Share
Visualizzazione post con etichetta call center. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta call center. Mostra tutti i post

lunedì 2 gennaio 2012

Disavventure all’Inps

Svista, incompetenza? Senz’altro la cortesia è un’optional

Questa mattina, uffici dell’Inps. Arriva il mio turno, busso, entro. Un tizio dalla scrivania mi accoglie in malo modo. “Cosa vuole!?” Mi fa. Nemmeno fossi entrato a sproposito o gli avessi citato i suoi cari estinti.
E fin qui, la maleducazione e la superbia di chi ti guarda dall’alto del suo posto fisso la posso anche tollerare. Tra l’altro io sono maleducato e superbo pur essendo un eterno precario, quindi in fondo sono più forte di questo impiegatuccio in questo gioco di ruoli. In ogni modo, essendo un ottimo attore, riesco a sopprimere le mie più naturali reazioni e mi comporto da persona civile, cittadino esemplare che ha bisogno di un semplice estratto conto previdenziale.
Oggi era anche la prima volta che mi recavo in questi maestosi uffici in quasi trent’anni di vita, non credevo di essere stato così inopportuno a richiedere questo semplice pezzo di carta stampata. Tra l’altro non avevo sbagliato a prendere il numero, non avevo sbagliato stanza, lui era qui per questo, a fare delle semplici stampe.
Al di là del suo fare inspiegabilmente minaccioso, questo dipendente pubblico estraneo alla crisi mondiale, si è mostrato un megagalattico incompetente.
Facendola breve, non riusciva a trovare la mia situazione. Presuntuoso, arrogante egli. Allarmato e infastidito il sottoscritto. Mi domanda in stile terzo grado che lavoro facessi. All’udire call center mi guarda un po’ schifato e un po’ come nel dire “stai messo male”
Tuttavia io più volte ho cercato di fargli notare che a prescindere dagli ultimi due anni in un call center col contratto a progetto, non era possibile che non risultasse proprio nulla. Insomma tra agenzie interinali e qualche altro lavoro a chiamata, qualche contributo ricordavo di averlo anche ricevuto.
Mi rimanda al piano di sotto, all’ufficio che si occupa della gestione separata.
Dopo aver fatto una corsa al piano terra a prendere di nuovo il numerino, aspetto nuovamente il mio turno, vengo accolto da un altro lavoratore che non mi risponde al saluto e mi ascolta stravolto stropicciandosi la faccia. Erano le 9:30 del mattino, giornata appena iniziata, non oso immaginare stasera in che stato tornerà a casa, presumibilmente esausto. Sarcasmo a parte, questo impiegato per lo meno mi ha ascoltato, si è mostrato gentile e si è sforzato di risolvere il dilemma.
Dopo un po’ di ricerche, trova il mio profilo nell’archivio. Effettivamente la gestione separata c’era, ma è riuscito anche a trovare tutti i contributi precedenti.
Ad un certo punto alza un po’ i toni. Io tra me, stavo già dicendo “Ecco, un altro esaurito…” Invece mi stava chiedendo chi fosse e cosa avesse fatto questo collega.
Io rispondo di non prendersela con me, ma appunto con lui. Un po’ lo capivo, anch’io alle volte mi sono trovato a risolvere le incompetenze di alcuni colleghi sul lavoro e magari a sorbirmi ingiustamente lamentele a riguardo.
Comunque sia, colui che ha portato via tutte le mie paure ha commentato con ironia: “Il collega sta ancora a festeggiare con lo champagne”.
In conclusione, a mio avviso, una “svista” di una persona poco dedita al lavoro, o diciamocela, poco grato della fortuna che ha avuto nella vita e magari, forse si, forse no, anche raccomandato, in certi contesti può anche notevolmente complicare la vita di un mortale cittadino.

Francesco Favia

2 gennaio 2012

www.nonsolocronache.com

Di' la tua, lascia un commento.


Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi

sabato 26 febbraio 2011

Sfogo contro i lavativi e saccenti

La volpe non arriva all’uva e dice che è acerba

Questo sabato ho deciso di staccare un attimo la spina. Mi sono preso una giornata di riposo, avevo bisogno di recuperare le energie mentali. Fisiche no, perché dopo tutti i lavori pesanti che ho fatto, fare l’operatore telefonico per me è una bazzecola.
La mia testa è sempre lì. Penso al lavoro, mi sento perso senza. Ormai vivo di e per Transcom. Ormai “quella è casa per me”. Mi sento bene lì, mi sento gratificato mentalmente, economicamente ed umanamente. Ultimamente (così faccio anche la rima) si respira un’aria un po’ tesa al lavoro. Io non mi sono mai sentito coinvolto dall’insoddisfazione dei miei colleghi, ho sempre pensato a fare il mio dovere, cercando di ridere e scherzare con i colleghi per creare un clima armonioso che permette di lavorare con serenità. Poi io dico sempre che rido per non piangere, perché altrimenti ce ne sarebbero di lacrime da versare.
Tuttavia, tanto hanno fatto (ma si può dire o è un baresismo?), che questo loro umore nero, ha portato, seppur relativamente e senza incidere sulle mie performance, “scazzi” nella mia mente.
Parafrasando le parole del mister Antonio Conte, attuale allenatore del Siena, dove nella sua ultima conferenza stampa ha espresso quel che sentiva verso i suoi detrattori, io, allo stesso modo, dico che non difendo a spada tratta l'azienda per la quale opero, difendo a spada tratta il mio lavoro.

E comunque sia come provo tanto rancore e odio nei confronti dei miei ex datori di lavoro che mi hanno sfruttato, spolpato, per letterali due spicci, provo altrettanta gratitudine per la Transcom e stima per i miei superiori che anche quando hanno dovuto farmi i cosiddetti cazziatoni, lo hanno fatto sempre con una certa civiltà e comunque sia, mi hanno sempre trattato con rispetto, educazione e umanità per usare un vocabolo fantozziano.
Mi snervano le continue lamentele di alcuni colleghi che sono in azienda già da un bel po’ come me e mi mandano in bestia le matricole che appena arrivate, magari senza nessuna esperienza lavorativa e spesso e volentieri con una laurea in scienze delle patatine presa a trent’anni, con la quale le aziende si puliscono il deretano, si permettono non solo di stare sul lavoro col muso lungo, lagnarsi senza giustificazioni, ma addirittura, tra le righe, ma anche più esplicitamente di darmi della mezza calzetta perché non trovo di meglio come lavoro o farsi una mezza risata se io mi permetto di asserire che “qua dentro” (in Transcom) io ho trovato la pace mia.
Senza conoscermi, senza sapere nulla del mio background, si permettono di giudicarmi. Ultratrentenni che vivono sulle spalle di mamma e papà che si permettono di dare del fallito ad un ragazzo che si è sempre mantenuto da solo e che grazie alle mie forze e grazie a Transcom non vive più a casa dei genitori. Qui non voglio parlare della mancanza di rispetto nei confronti di Francesco Favia, ma di mancanza di rispetto per tutte quelle persone che si concentrano sul lavoro, si sbattono per portarsi il pane a casa. Io del resto sono sempre stato abituato a mangiare il pane duro e se adesso mangio la minestra calda mi sento un re. Questo per metaforizzare il mio lavoro, la mia situazione personale.
Sputano su bei soldini guadagnati in poche ore di lavoro, quando per due spicci a Bari si deve sputare il sangue dalle dieci alle quindici ore di lavoro, perché a Bari, le otto ore lavorative sono un’utopia. Questa gente n’a va mangià d’ pan test (ne deve mangiare di pane duro, non ha visto ancora niente, non conosce la vita).
Poi possiamo discutere dei contratti a progetto, ma questo è un altro discorso, che fa parte della nostra epoca. Ormai lo usano più o meno tutte le aziende, piccole, medie, grandi di qualsiasi settore. È normale che le aziende cercano di ottimizzare i profitti, anche se spesso a discapito dei lavoratori. Ciò che può irritare sono le istituzioni che permettono tutto questo e che alla fine sono le stesse che hanno creato questi meccanismi.
Io ho lavorato dalla piccola ditta locale (in nero), alla multinazionale (tramite agenzie interinale e, più raramente, direttamente con l’azienda con mie candidature spontanee), per ora solo Transcom mi sta apprezzando, mostrandomelo con un rapporto lavorativo continuativo, nonché con dimostrazioni di stima sul campo. E come canta Vasco nell’ultimo singolo, io sono ancora qua (nonostante il contratto a progetto) e mi pettino il sopracciglio col dito medio.
La volpe non arriva all’uva e dice che è acerba. Molta gente, uomini, donne, colleghi o anche gente che non conosce la realtà Transcom hanno criticato e sminuito il mio lavoro, senza poi conoscere, tra l’altro, nel dettaglio la mia attività. In realtà quelle che mi hanno dato più al c**** sono state alcune tipologie di donne. (Io poi sono un forte sostenitore dei diritti degli uomini, ho sostenuto la causa dei padri separati più volte anche qui su nonosolocronache, anche se paradossalmente vado più d’accordo col gentil sesso che con gli uomini). Queste donne che passano da Transcom sono ultratrentenni zitelle, laureate di ‘sto cazzo, a carico dei genitori, e magari vorrebbero stare con me, io le paraculo, e loro poi tendono a sminuirmi, anche pesantemente, magari davanti altra gente. E’ capitato anche davanti a nuovi arrivati e questi episodi mi hanno irritato particolarmente. Ho chiuso i rapporti con queste colleghe. I nuovi, come molta altra gente, alla fine vengono dietro a me, calcolando poco i soggetti insulsi che hanno provato a smerdarmi. Secondo me, perché la gente apprezza più chi svolge la propria attività con passione e col sorriso, e non la gente inacidita dal loro egoismo.
Voglio dire, la mia ragazza sta con me da cinque anni ormai, non solo mi adora, ma mi stima, perché sa che sono una persona con le palle che si è sempre sudato tutto e che non le ha mai fatto mancare niente. Se poi una donna vuole di più, non si accontenta, uagnun’ (ragazzi) mandatale a cagare, vi libererete di un’ approfittatrice e vi salverete la vita. Comunque questo è un altro discorso, non vorrei uscire fuori tema, ma molta gente che passa da Transcom corrisponde a questa tipologia di soggetto, donne fameliche di accasarsi con un uomo e comandarlo a bacchetta.
Come detto ci sono anche colleghi uomini che si gonfiavano, senza essere nessuno, questi però erano perlopiù ventenni. L’uomo invecchiando acquisisce saggezza e maturità, rispetto alla donna che s’incattivisce. Certo non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, ma come già detto, vi sto riportando le mie esperienze personali. Poi comunque li ho visti pentirsi i colleghi presuntuosi, che si sono accorti troppo tardi, quando magari non li hanno rinnovato il contratto, di essere passati da una grande azienda, ben organizzata, presente in tutto il mondo e che soprattutto pagava negli standard dovuti e precisa e puntale ogni mese. Anche chi se n’è andato per sua scelta, sentendosi sprecato per questo lavoro, poi mi ha contattato pentito della cazzata che aveva fatto, dandomi ragione.
Io non mi sono mai sentito sprecato, semmai sfruttato, ma ho sempre fatto con la massima dignità anche i lavori più umili.
A prescindere dal settore lavorativo, ad ogni modo, una cosa è fare, per fare un esempio, il commesso in un piccolo negozio di scarpe, una cosa farla, che ne so, alla Decathlon. Per me, che ho fatto tanti lavori, ho vissuto tante realtà, non conta il tipo di lavoro, ma la qualità del posto di lavoro. Senza dubbio, poi c’è gente che non ha voglia di lavorare o magari esce dall’università e pretende di andare a fare il manager in un’azienda. A queste persone dico di armarsi di umiltà e darsi da fare, invece di piangere e pretendere.
Lungi da me nel sostenre che l’Italia sia un Paese di bamboccioni, come dichiarò il Ministro Brunetta, perché ne conosco di gente con le palle quadrate, che si è fatta da sola o che comunque riesce ad andare avanti nonostante gli stipendi da fame, ma ci sono alcuni elementi che si cullano nella loro inettitudine, negando l’evidenza, quando io, prima di approdare in Transcom, ero disperato, perché mi sentivo un continuo inetto.

Francesco Favia


www.nonsolocronache.com

Di' la tua, lascia un commento.

mercoledì 10 febbraio 2010

Operai Fiat lanciano appello a Fiorello

La classe operaia chiede aiuto a chi nella vita gli è andata bene
Sempre più gente gettata per strada. Sempre più operai sul lastrico. Il cinismo è una prerogativa dei manager?

Leggo su Repubblica.it dell’appello lanciato su Facebook da parte degli operai siciliani della Fiat nei confronti del loro conterraneo Fiorello. “Caro Fiore, da siciliano non dovresti fare spot per l'azienda che sta per mandare a casa più di duemila nostri conterranei. Dacci una mano, dillo chiaro e forte che sei dalla nostra parte".
Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è una delle tante fabbriche in procinto di chiudere o di realizzare forti tagli, magari per la crisi o magari più semplicemente per spostare la produzione all’estero, lì dove i costi di produzione e il personale costano molto meno. Gente che dopo 15, 20 anni di servizio verrà sbattuta in mezzo a una strada. Famiglia, mutui, spese? Cazzi loro. Ai ricchi manager non gliene può fregar de meno. Non sappiamo quanto al simpatico Rosario Fiorello possa star a cuore la sorte dei lavoratori Fiat, ma di certo in questo mondo ognuno pensa al proprio tornaconto, a prescindere in questo caso da impegni contrattuali, difficili da rescindere.
Signor Favia, lei scrive sempre più raramente, ma quando scrive, parla sempre di tali problematiche, di crisi, di lavoro. E signor Favia è sempre più acido! Cosa le prende?
Mi prende un disgusto tale che fra un po’ muoio soffocato dal mio vomito. E siamo tutti acidi come ‘sto cazzo di vomito, chi più chi meno. Un povero disgraziato ti chiama da un maledetto call center per guadagnare onestamente qualche spicciolo: “Vaffanculo!” dall’altra parte della cornetta, magari maledicendolo pure. Vaffanculo, perché anche chi si sente molestato nella sua privacy, avrà avuto una giornata di merda a lavoro. Siamo tutti cinici ed egoisti. Poveri, ricchi, belli e brutti. Non dobbiamo stupirci se a chi va bene nella vita, non gliene può fregar niente di chi sta inguaiato. Se fosse il contrario, nessuno penserebbe a lui. Fiorello ha fatto tanta gavetta da giovane e magari gli diedero anche dello scansafatiche perché non faceva l’operaio o un lavoro normale. Eppure sicuramente si sarà ammazzato di lavoro nel far l’animatore. Ora se non rispondesse ad appelli solidali, lo capirei. Questo mondo è una giungla, dove il debole viene sopraffatto dal vincente. Siamo tutti dei Gordon Gekko, nel bene o nel male. Sul lavoro subiamo continuamente torti ed umiliazioni. E non importa se si è lavoratori dipendenti o liberi professionisti. Per portare il pane a casa, bisogna sottostare sempre a qualcosa o a qualcuno e cedere ai compromessi. A volte basta di credere di avere il posto fisso per essere arroganti con un povero precario, poi se le cose vanno storte per imprevisti della vita, si piange miseria. Impariamo tutti ad essere rispettosi di chi cerca di portare il pane a casa onestamente. Certamente i furbi ci sono in tutte le categorie, ma non a caso esistono le associazioni dei consumatori.
Provate a dar una barca di soldi ad un povero Cristo che sgobba come un mulo, 8-10 ore al giorno per sfamarsi e per dormire in un letto caldo e vedrete come darà vita ai propri desideri di rivalsa, diventando uno dei peggiori esseri della Terra.
Lasciamo stare Fiorello, lui di certo non è San Francesco e non rinuncerà mai al denaro. La situazione per quei poveri lavoratori e per le loro famiglie è di certo drammatica, come lo è per altro per tanti precari come il sottoscritto. Bisogna prendersela con il Governo, con se stessi, non lo so. Forse sarebbe meglio non esser mai nati. E se non siete benestanti, non mettete al mondo pargoletti, probabili futuri disgraziati in questo schifosissimo mondo puzzolente.

Francesco Favia




www.nonsolocronache.com

Di' la tua, lascia un commento.





Tutto sul lavoro e sulla crisi economica, leggi