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martedì 5 aprile 2011

Mediaset, tv di regime

Forum, storico tarocco della televisione italiana, si dà la zappa sui piedi

Le trasmissioni Mediaset hanno sempre fatto trasparire certe argomentazioni a sostegno di Berlusconi e del suo Governo, Forum non era da meno, ma questa (ormai celebre) puntata è stata davvero eclatante.

Francesco Favia

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domenica 20 marzo 2011

Avviso precauzionale per le prossime elezioni

Questo testo è arrivato via posta, senza firma. L'autore è anonimo. E' formidabile. Da leggere e diffondere.

Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio. Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa. Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio. Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio. Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio. Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio. Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio. Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio. Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse, per fortuna!
PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione hanno l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad almeno altre cinque persone: non sia mai che qualcuno lo votasse di nuovo...
Autore Anonimo


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lunedì 14 marzo 2011

I veri tratti del carattere di Berlusconi

Silvio lascia allibiti i membri del Parlamento Europeo

Ho visto questo documentario un po' di tempo fa', ve lo consiglio, c'è anche su Youtube suddiviso in spezzoni. Questa è la famosa scena del parlamento europeo, qui viene riportata integralmente, è da vedere. Sono tutti contro Berlusconi, quasi lo deridono, e si vede Silvio che a stento riesce a contenere la sua rabbia. Uhauahauah!!!

Francesco Favia





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domenica 25 ottobre 2009

Si ferma al distributore per gonfiare la bambola gonfiabile

Un arzillo pensionato segue l'esempio del coetaneo Berlusconi, ma le escort sono troppo care

BIELEFELD - E' una bella giornata di fine inverno, anche nei sobborghi di Bielefeld, popoloso centro della Westfalia. Le telecamere di sorveglianza di un distributore di carburante sono puntate in direzione delle pompe per evidenti questioni di sicurezza e per evitare i ladri del pieno. Mai però si era vista una cosa del genere. La videosorveglianza riprende un pensionato in bicicletta. Berretto e giacca neri l'uomo in sella sulla sua bici con un involucro sul portapacchi. Dopo qualche minuto rieccolo pedalare tranquillamente. Incredibile, ma vero, l'uomo lo si rivede passare, sempre sulla sua bici, sul piazzale del distributore... con una bambola gonfiabile in mano.
Il pensionato, infatti, si era fermato per gonfiare la sua bambola gonfiabile! Un uomo ancora senza un nome, ma che in Germania è diventato popolare, grazie alla Bild, che riporta la curiosa notizia. Interpellato dal boulevard tedesco, il portavoce della catena dei distributori di benzina ha così commentato: "Chiunque può usufruire delle nostre pompe".


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lunedì 19 ottobre 2009

Cos'è la politica?

Parabola tratta dal web sul vero significato della politica

Un bambino domanda al padre:"Papà che cos'è la politica?"
Il padre risponde facendogli un esempio:
* Io porto a casa i soldi, quindi sono il CAPITALISMO
* Tua madre gestisce il denaro, per cui è il GOVERNO
* Il nonno controlla che tutto sia regolare, quindi è il SINDACATO
* La nostra cameriera è la CLASSE OPERAIA
* Noi tutti ci preoccupiamo solo che tu stia bene. Perciò tu sei il POPOLO
* E il tuo fratellino che porta ancora il pannolino, è il FUTURO.

Hai capito figlio mio?

Il bambino ci pensa su e dice a suo padre che vuole dormirci sopra per capire bene.
Nella notte però il bambino viene svegliato dal fratellino piccolo che piange perchè ha sporcato il pannolino.
Visto che non sa cosa fare, va nella camera dei suoi genitori.
Lì c'è solo sua madre che dorme profondamente e lui non riesce a svegliarla.
Così va nella camera della cameriera, dove trova il padre che se la spassa con lei, mentre il nonno sbircia dalla finestra!!
Tutti sono così occupati che non si accorgono della presenza del bambino.
A questo punto decide di tornare a dormire.

Il mattino dopo il padre chiede se ora sa spiegargli in poche parole che cos'è la politica.
"Sì" risponde il figlio:
"Il CAPITALISMO approfitta della CLASSE OPERAIA, il SINDACATO sta a guardare, nel frattempo il GOVERNO dorme, il POPOLO viene completamente ignorato e il FUTURO è nella merda.
Dal web

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martedì 4 agosto 2009

Gossip e vicende di cronaca per conquistare il mondo

Che sia voluto o no, se amoreggi con una persona che conta, il mondo parlerà di te

Fortuna? Caso? Attrazione? Pianificazione di una rinascita professionale? Il flirt con l’attore, regista e produttore hollywodiano George Clooney capita a fagiolo sulla declinante carriera dell’ex velina Elisabetta Canalis.
Vero o finto, questo scoop ha portato alla ribalta internazione la bella italiana. Molti siti e giornali esteri parlano di lei, ma soprattutto mostrano le sue foto. Per George, Elisabetta è una delle tante conquiste, idem per la starlette italiana, che di ex ne può vantare a iosa, soprattutto tra le file dei calciatori.



Un'altra signora che grazie a varie vicende di cronaca, marcate di rosa, può godersi la speranza di ottime prospettive professionali è l’escort barese Patrizia D’Addario. Escort forse non lo è più, ma forse è meno escort lei che certe donzelle che bazzicano la televisione e le pagine delle riviste di gossip.
Da Parigi a Bari, da Bari pronta a ripartire per la Spagna per altre partecipazioni televisive, magari un reality. A 42 anni, i sogni di fama di Patrizia sembrano avverarsi.
Rispetto alla Canalis, o chiunque altra showgirl, sembrerebbe che nel suo caso sia stata la stampa a cercarla, dopo che la magistratura l’ha chiamata in causa per avere dei chiarimenti, alla quale lei sembra aver dato semplicemente delle risposte.
Chissà se adesso la D’Addario rimarrà una meteora dello spettacolo, certo, deve ancora entrarci in quel mondo, ma all’estero sembra che sia molto richiesta. Comunque sia, in un mondo di starlette e amanti di gente che conta, la D’Addario verrà ricordata per sempre come colei che soddisfò le voglie del Presidente del Consiglio in carica nel 2009, anno di una tremenda crisi economica e del catastrofico terremoto dell’Abruzzo e della strage di Viareggio.




Francesco Favia



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martedì 30 giugno 2009

Da Pier Paolo Pasolini a Michael Jackson, scissione tra uomo e personaggio

Casi e condanne di personalità dell’arte e della finanza. Differenze tra giustizia americana e giustizia italiana

Vorrei segnalarvi questo link http://www.loccidentale.it/autore/daniela+coli/su+pasolini+ricordiamoci+la+lezione+di+polanski.003286 , dove potete trovare un pezzo scritto da Daniela Coli su “L’Occidentale”. Il post è datato 21 giugno 2007 e coglieva la decisione di Walter Veltroni, allora sindaco di Roma, di far riaprire le indagini sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini, per parlare di come si sarebbe dovuto condannare il suo andare con i ragazzini, prendendo l’esempio oltreoceano del caso Polanski.
A mia volta, vorrei cogliere la palla al balzo, per discutere di come alla gente famosa sia stato e sia concesso ciò che i comuni mortali non dovrebbero nemmeno osare pensare.
Daniela Coli ricorda al lettore delle insane abitudini dello scrittore di rimorchiare ragazzini di borgata “adescandoli col miraggio di una comparsata in uno dei suoi film, oppure anche solo con l’illusione di entrare nel suo giro dorato” o magari, aggiungerei io, semplicemente offrendogli un po’ di prezioso denaro.
La Coli cita, poi, anche un altro personaggio illustre, Roman Polanski , il regista del film cult, uscito nel ’68, il celebre “Rosemary's Baby”, nonché premio Oscar nel 2003 per la pellicola “Il pianista”.
Polanski, qualche anno dopo la brutale perdita di sua moglie incinta, trucidata dai compari del noto criminale Charles Manson, fuori di testa e sotto effetto di droghe e alcool sodomizzò una ragazzina di tredici anni. Condannato dal tribunale americano nel ’78, il regista fuggì in Europa per evitare il carcere.
Due esempi pesanti, di due grandi menti illustri del ‘900. Io per primo sono un estimatore di “Ragazzi di vita”, del demoniaco “Rosemary’s Baby” o anche, per assurdo della canzone “Gabri” di Vasco Rossi (per il quale rocker Polanski girò il video del singolo “Gli Angeli”), ispirata dall’indimenticabile trasmissione pomeridiana “Non è la Rai”, dove si esibivano non solo indiavolate quindicenni, sedicenni, diciassettenni, ma anche tredicenni e quattordicenni. Bah… non so se con l’avvento del XXI secolo siamo diventati più bigotti, ma le minorenni, seppur oggi istigate dal velinismo nel praticar la sfacciataggine, dovrebbero esser considerate poco più che bambine e non guardarle sotto certi punti di vista, soprattutto le under quindici.
E quello che vorrei puntualizzare fermamente è che se un pinco pallino qualunque molestasse una minorenne, verrebbe linciato, mentre una persona famosa è tuttavia tollerata da molti!
Io sono il primo a scindere l’artista dall’uomo, ma comunque, pur non denigrando le opere di certi maestri, gli uomini quanto tali, dovrebbero pagare le proprie colpe, soprattutto se così gravi.
Pasolini e Polanski sono solo due esempi, ma ultimamente ci sono stati diversi casi.
Nei scorsi mesi si è discusso molto sulla rete del fenomeno del web lanciato dalla Gialappa’s e da Maccio Capatonda, ossia Alessio Saro, alias Billy Ballo, che magari provocato o meno, doveva evitare di portare a spasso sulla sua cabriolet una tredicenne e passare la notte con lei, nemmeno fosse una comune ventitreenne.
Un altro caso è stato Michael Jackson, martoriato probabilmente da squallide illazioni, al solo scopo di spillargli denaro, ma col risultato di contribuire alla sua inarrestabile depressione che lo ha portato alla prematura morte. Jackson si è sempre dichiarato innocente ed effettivamente non ci sono mai state prove che confermassero le sue molestie, tant’è che fu assolto dai giudici. E’ difficile pensare che chi amasse tanto i bambini, da costruire a proprie spese un grande parco divertimenti nella sua proprietà privata, anche per quei bambini meno fortunati economicamente o prossimi alla morte, perché malati terminali, potesse esser capace di gesta a dir poco spregevoli.
Si potrebbe anche ipotizzare di un complotto architettato da potenti discografici, con i quali Jackson rifiutò di rinnovare il proprio contratto. Tutto si può supporre, però mentre molti ragazzi, tra cui Macaulay Culkin, descrissero Jackson come una persona eccezionale, non capace di certi atti, per Pasolini, invece, erano risaputi i suoi vizi, tant’è che fu così che andò incontro alla morte. E se davvero lo volevano far fuori Pasolini, in quanto esprimeva pesanti, seppur sacrosante, verità, si vede che i suoi nemici conoscevano benissimo le sue cattive abitudini.
Così come la sinistra gioca sui vizi del Premier per far cadere questa dittatura democratica. Un altro presunto caso di abuso su minori sembrerebbe essere quello di Silvio Berlusconi su Naomi Letizia, ma anche qui, si parla di supposizioni o illazioni della stampa di sinistra. Illazioni che si basano su un’evidenza, che seppur si cela nel dubbio, eclatante.
E se non è Berlusconi, è comunque abitudine di molta gente fare come Pasolini, promettere importanti gratificazioni economiche o professionali in cambio di gustose attenzioni sessuali. Il caso della D’Addario è esplicito, lo ha ammesso lei stessa che si aspettava un aiuto burocratico per delle concessioni edilizie. E’ tuttavia discutibile che la gran parte degli italiani giustifichi i comportamenti di Re Silvio, infatti dovrebbero sapere che tale tolleranza ad ognuno di loro non sarebbe concessa dall’opinione pubblica.
E’ ovvio che in Italia, come la pubblica opinione, la legge è uguale per tutti solo in teoria, soprattutto se si tratta di un uomo di immenso potere, non solo politico, ma soprattutto economico, ma nel gran puttanaio del nostro Paese, dove è normale darla per far carriera o avere altri tipi di favori, si dovrebbe condannare duramente chi plagia ragazzine, mostrandole in anticipo lo squallore della società.
Negli Stati Uniti, e la notizia è proprio di oggi, è stato condannato proprio un potentissimo, Bernard Madoff. Certo, la natura del reato è diversa da quella di cui vi sto parlano, ma è da apprezzare la fermezza della giustizia statunitense e della pesantissima sentenza emessa: centocinquant’ anni di carcere. In Italia tale Madoff si sarebbe fatto qualche anno di carcere, per poi passare ai domiciliari. Si pensi a Tanzi, condannato a dieci anni di reclusione, niente in confronto dei centocinquant’ anni di Madoff. Certo che insieme a Tanzi l’avrebbero dovuta pagare tutti quei potenti della politica, delle banche e dei giornali, organizzati con egli nella grande truffa ai piccoli risparmiatori.
In Italia se si ammazza qualcuno, con tutte le attenuanti inventate dagli avvocati, si può rimanere in carcere dai 15 ai 20 anni. Trent’anni se si è commesso un efferato delitto, magari legato alla mafia, al terrorismo o alla pedofilia. Negli States per tali reati, se non condannano a morte, comunque buttano la chiave, come urla la parodia di Franco Ordine.
Gli USA sono un Paese dove non tutto funziona con senso, ma credo che il mondo dovrebbe prender esempio dalla severità della sua giustizia. E non parlo delle discriminazioni che avvengono sulla gente di colore o sui poveri, perché quelle avvengono anche in Europa, nonché in Italia se non hai i soldi per pagare un avvocato decente, ma mi riferisco essenzialmente alle pene.
Se in Italia si condannasse pesantemente uno scippo, penso che ci sarebbero molti meno reati di pedofilia e di stupro.

Francesco Favia


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mercoledì 24 giugno 2009

Michele Emiliano distrugge il suo avversario al ballottaggio. La città va avanti.

Vince l’onestà, vincono i fatti, vince un amatissimo cittadino barese, vince Michele Emiliano

Erano quattro gatti a vedere quella gran donna della Tatangelo. Da Emiliano c’era il delirio.
Forse i sostenitori del PdL non sono avvezzi alle “cozzalate di piazza”, così come qualche berlusconiano ha dichiarato su Facebook, sostenendo che “preferivano restare concentrati nell’attesa della schiacciante vittoria”. La schiacciante vittoria c’è stata, ma da parte di Michele Emiliano, com’è ormai noto, riconfermando l’entusiasmo dimostrato dai baresi, proprio nell’ultimo comizio prima dell’epilogo del ballottaggio.
Silvio, si sa, chiude le piazze adesso, i suoi seguaci appartengono ad un elite. Per vincere le elezioni, conta però il numero di votanti. E con la vittoria di Michele Emiliano, c’è stata la vittoria della città. Perché la città è fatta di persone per bene, di gente normale, che lavora duramente ogni giorno o cerca disperatamente un posto, un ruolo in questa giungla. La gente che lotta per sopravvivere è la stessa gente che vive la città. Vivendo la città, ci si accorge dei tanti miglioramenti avvenuti nel capoluogo pugliese. Oggettivamente, pur rispettando le idee della gente di destra, della gente normale, che suda anch’essa per portare il pane a casa, non si poteva davvero dare le redini della città nelle mani di chi la rovinò in dieci anni. Non ci si poteva fidare di chi prese in giro la cittadinanza, speculando col denaro pubblico.
Michele Emiliano è stato accusato di populismo, ma alla fine tutti i politici fanno uso della demagogia più spiccia.
Destra, sinistra, non è questa la questione. Michele Emiliano ha sempre sostenuto di essere lontanissimo dalle idee comuniste. Se si vive a Bari, si deve pensare alla città. Bisogna pensare che fino a non molto tempo fa’, tutta la gente che viene in città dal periferico quartiere San Paolo, ci impiegava quasi mezzora con l’autobus, adesso dieci minuti con la metropolitana. Io, personalmente, avevo una ragazza, molti anni fa’, che abitava in quella zona e posso affermare che quel tragitto era un’odissea.
Il populismo fa parte della politica, solo che Emiliano la fiducia delle periferie l’ha ripagata. Ha riqualificato i quartieri San Paolo; Loseto, dove prima non c’erano nemmeno i segnali stradali, lo so benissimo, perché ci abita da vent’anni mia nonna; ha dato poi nuova linfa al famigerato Enziteto, rinominato San Pio dalla sua amministrazione.
Simeone Di Cagno Abbrescia in periferia non ci ha mai messo piede, non solo in campagna elettorale, ma nemmeno quand’era sindaco (angor c’ frecn u’ rolex).
Perché si sarebbe dovuto votare una persona che se ne infischia della cittadinanza e che comprò le case a Barivecchia con due soldi, restaurandole col denaro del comune per poi rivendendole al triplo, se non al quadruplo? Capisco che per molti, e forse anche per me, il mito sia Gordon Gekko, personaggio del film “Wall Street”, interpretato egregiamente da Michael Douglas, ma quei soldi usati da Di Cagno Abbrescia erano di noi cittadini baresi e l’ex sindaco approfittò di tutta la fiducia concessagli dalla cittadinanza. Questi sono fatti, questa è storia. I baresi sembra che non l’abbiano dimenticata e i risultati del ballottaggio parlano chiaro.
Non credo che si sia mai visto un sindaco portato così in trionfo da migliaia di baresi, camminare per le strade seguito da una folla che lo acclama e che urla impazzita quando dal palco parla, nemmeno ci si trovasse di fronte una rockstar. Ed io non so se quella dei trentamila posti di lavoro sia una cazzata da campagna elettorale e non sono uno di quelli che difende a priori tutto quello realizzato da Michele Emiliano, tant’è che francamente penso che la pista ciclabile, come sostengono quelli del centrodestra, sia davvero un’opera inutile, dando davvero l’impressione di uno spreco di denaro pubblico, ma molti cittadini comunque l’apprezzano com’è giusto che sia.
Resta comunque il fatto che chi amministrò prima di Michele, combinò molteplici danni in città, speculando non poco col denaro pubblico. Michele ha concretizzato le sue promesse, ha fatto i fatti, perché i baresi non avrebbero dovuto concedergli ancora fiducia?
Michele, come Nichi. La gente li chiama per nome. Se la gente li ama è perché non è gente arrogante e impettita; come ha detto D’Alema con loro vince il cambiamento e un modo diverso e più umano di fare politica.

Francesco Favia



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venerdì 19 giugno 2009

Scandalo italiano

Silvio, Patrizia e la Bari bene

Ennesimo scandalo si abbatte sul Silvio nazionale, che riduce il tutto a “spazzatura gettatagli addosso dalla sinistra”. Un po’ come i magistrati che lo condannano solo perché “schierati”.
Una nuova Noemi, porta alla luce nuovi retroscena sui party di Silvio e company. Patrizia D’Addario, in arte Patrizia Brummel, escort prestata alla politica, sistema che l’ha prontamente disillusa, parla dei suoi cachet per la partecipazione nell’ottobre e nel novembre del 2008 a due serate a Palazzo Grazioli.
Frequentava il gran puttanaio della “Bari bene” , dedita alla scalata sociale, nutriva anche ambizioni artistiche, infatti seguendo la corrente del “velinismo”, non si faceva mancare book fotografici e contatti con varie agenzie della città, una delle quali, la “Stadium Pictures” della quale risultava socia amministratrice. Cercava contatti anche con le televisioni locali e come confermatomi dal direttore di Telebari Miki De Ruvo, cercò di proporre, insieme ad un presentatore, tale Gianni Roman, uno show; il prode De Ruvo gli rifilò un due di picche. Quando Miki De Ruvo lasciò temporaneamente Telebari, sembra che riuscirono a prender dei contatti con Francesco Monteleone.
Destra o sinistra, la tizia mi sembra un gran troione, impressione del tutto personale, non querelatemi come D’Alema, anche perché se mi si vuol mandar per stracci, già lo sono, essendo un disoccupato nullatenente. Mi rimane giusto la libertà di pensiero e questo portatile, sempre fino a quando il parlamento italiano non si deciderà davvero di oscurare i blog, Youtube e Facebook come in Iran o in Cina o in Corea del Nord.
Berlusconi mi sembra un uomo come tutti noi, amante della fregna, ma che dovrebbe tutelare maggiormente la sua privacy, dato che rappresenta il popolo italiano e con la parte del puttaniere, la nostra immagine di Paese, già disastrata, non può che peggiorare.
Tra i difensori del Berlusca, c’è chi sostiene che la D’Addario abbia spifferato tutto per ripicca, poiché non è riuscita a farsi eleggere e anche perché non ha ottenuto determinati favori, come certe licenze edilizie. Bah… leggendo il curriculum vitae di questa signora (qui è molto dettagliato http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-8/bonini-patrizia/bonini-patrizia.html?rss?ref=rephpnews ) mi sembra che abbia voluto solo un po’ di notorietà che cercava da sempre e, perdendo la tranquillità di una vita normale, si è voluta ispirare all’altra amichetta di Silvio, la Noemi.
Forse Berlusconi ha ragione quando parla di violazione della privacy, dato che sono riusciti a far foto in una proprietà privata in Sardegna e noi popolo siamo solo invidiosi di tutto quel troiame che è emerso. Su Berlusconi ci sarebbe molto da dire (Lodo Alfano, leggi ad personam, inciuci con la mafia e tanti altri misfatti) , ma non mi sento di puntare il dito per una cosa che farebbe volentieri anche il sottoscritto se avesse soldi e potere. Anch’io mi circonderei di strafighe ciucciacazzi da usare e gettare via, perché è così che vogliono esser trattate, dato che si vendono per soldi e favori.

Francesco Favia


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giovedì 18 giugno 2009

L'anti-berlusconismo ha rotto le palle!!!!

Si punta il dito, ma in concreto restano le chiacchiere

Sono mesi ormai che Repubblica, Espresso, Corriere della Sera e altre testate ci martellano nel tentativo di smascherare vere o presunte "cazzate" a vario titolo del piccolo Arcoriano. Ma questo lo sapevamo già. E non è certo uno sfogo in difesa del Cavaliere, indifendibile sotto ogni aspetto (morale, politico, economico, umano). Quanto piuttosto un richiamo, un tentativo di sveglia per quell'accolita di social-democratici senza palle e senza idee chiamato PD. Sarebbe tanto difficile, per un partito che si "vende" per essere di sinistra, proporre l'abrogazione della legge Biagi, che ha distrutto il mercato del lavoro, ben oltre gli intenti del giuslavorista ignobilmente ucciso dalle BR? Oppure promuovere una economia sociale, dove finalmente le banche, anziché essere "Istituti di Accumulo", diventino "Istituti di Credito" che si occupino di promuovere lo sviluppo di artigianato, piccola imprenditoria, acquisto di case e terreni ai privati? O anche valorizzare la sanità pubblica? Pensate al controsenso: trovare un posto in un ospedale è diventato un terno al lotto. Il buon Marrazzo (ex paladino ed oggi Robin Hood dé noantri) chiude Forlanini, San Giacomo e Nuovo Regina Margherita. E già, perché oggi la sanità è gestita dai Manager, non è più fatta di personale medico e paramedico al servizio dei cittadini. Oggi la sanità si gestisce in partita doppia, dare e avere. E allora è meglio dirottare i malati verso le strutture private convenzionate, prendere il personale dalle cooperative esterne anziché assumerlo, con costi per lo stato ben superiori, ma cosa più redditizia quando si vanno a chiedere i voti!! Parliamoci chiaro. Citando una battuta del film "Ferie d'agosto" viene da dire: "Voi de sinistra, nun ce state a capì più un cazzo... Ma da mò!". E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: immigrazione selvaggia, a danno soprattutto degli onesti che in Italia cercano e trovano speranza di una vita migliore. Quartieri come Tor Bella Monaca che hanno un teatro che non serve a niente. Roma ha un traffico indiano, ma in compenso ha un auditorium ed una bella teca intorno all'Ara Pacis. E via così, l'elenco è interminabile.
Ma il perché la "sinistra" non faccia tutto questo è lampante: nelle aziende "PD" il ricorso al precariato è massiccio. I supermercati IPERCOOP si servono di cooperative che tengono per le palle i lavoratori, licenziandoli alla prima assenza e tenendoli senza contratto e senza contributi. Addirittura a qualcuno fanno pagare scarpe e divise obbligatorie per la 626. Repubblica ed Espresso licenziano (gli esuberi ammonterebbero a circa 350 unità). I sindacati gestiscono imperi dai bilanci più misteriosi di una società Off-Shore, i signori del PD siedono nei consigli di amministrazione di banche, aziende energetiche, telefoniche e via così. Aziende che licenziano, "esternalizzano", vanno in India, Cina e Romania per pagare due soldi la manodopera.
Ma, si sa, oggi, per essere "spiritosi", basta mandare una vignetta su Berlusconi, un filmatino, una scosciata della Brambilla. Tutti in attesa di un avviso di garanzia per l'Arcoriano, per dire "L'avevamo detto, noi". Ma forse si dimentica che il Berlusca le elezioni le ha stravinte e lo ha fatto perché non esistevano avversari, perché le idee hanno fatto molti più danni, ma per personaggi come Veltroni, Rutelli, Di Pietro, Franceschini (e chi più ne ha più ne metta) sembrano un lusso.
Di conseguenza, l'alternativa al Cavaliere è il Cavaliere. I nomi cambiano, ma il modus operandi è sempre lo stesso. Un'altra cosa che non cambia mai sono i fregati: cioé noi

Francesco Scipione



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sabato 20 dicembre 2008

Ecco la linea seguita da Berlusconi nella sua campagna elettorale: arroganza ed egoismo

Al problema dei giovani precari, il cavaliere risponde: “Hai un bel sorriso? Cerca di sposare mio figlio”


Il fatto

Mercoledì 12 marzo 2008. Siamo in piena campagna elettorale e nel corso del programma di approfondimento del Tg2 al candidato Silvio Berlusconi, viene posto il noto dilemma del precariato nel lavoro e, dunque, dell’incertezza di un futuro sereno che si prospetta al cittadino italiano.
Sono seguite sconvolgenti parole, le quali, apparentemente, avrebbero voluto essere una maniera per sdrammatizzare:
“Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere”. Poi, ha elencato le proposte contenute nel programma del Pdl per aiutare i giovani, dalle agevolazioni sui mutui al piano-casa.
Ci prova anche Maurizio Martinelli, il conduttore del talk, facendo notare al cavaliere che di figli di Berlusconi in giro ce ne sono pochi. L’ex premier, sempre sorridente, ha ribadito: “Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all'inizio...”.



Le reazioni

“Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi” commenta Dario Franceschini. "Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un'offesa insopportabile" continua il vicesegretario del Partito Democratico, aggiungendo: “Penso che in qualsiasi Paese un leader politico, a prescindere da quale parte politica esso appartenga, sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva”.
Per Fausto Bertinotti, l'uscita di Berlusconi, anche se si tratta di uno scherzo, è allarmante e “indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione fuori dalla loro vita ordinaria”. Per Bertinotti, viste le proposte della destra, non resta che augurare ai precari di vincere la lotteria, ma afferma che nel programma della sinistra è presente la volontà di cancellare l'idea della lotteria a favore di miglioramenti concreti.



Il punto di vista

Più che uno sdrammatizzare, il comportamento di Silvio Berlusconi, è apparso come un tentativo di sviare un argomento scottante, che insieme al caro vita, è ciò che attanaglia maggiormente gli italiani.
Queste elezioni, questo cambio di governo, coincide con uno dei periodi più critici della storia mondiale. Dal dopoguerra ad oggi, mai, il lavoratore del mondo occidentale ha conosciuto le difficoltà riscontrate attualmente da chi si alza ogni mattina per portare a casa la pagnotta.
Il petrolio è arrivato alle stelle, il dollaro non regge il confronto con l’euro, la benzina si vende a prezzi esorbitanti, i beni di primo consumo, pane, pasta, hanno triplicato il loro valore economico in pochi anni. La situazione odierna è davvero tragica e chi andrà al governo si assumerà una bella, pesante, difficile responsabilità. Nessun programma, nessuna riforma sarà in grado di attenuare questa evidente crisi economica di inizio secolo.
Sulla linea della superficialità, dove criminali diventano star, scrittori, testimonial e quant’altro, dove gravi fatti di cronaca diventano, per mezzo dei mass media, dei fenomeni da baraccone al pari di quelle trasmissioni definite “reality show”, Silvio Berlusconi, anziché approfondire il tema del lavoro, provando a proporre delle soluzioni in merito, ha invitato la giovane studentessa che gli aveva posto la domanda a cercarsi un nobil rampollo per risolvere il problema. Quindi, trasmissioni delle reti Mediaset, nelle quali ragazze senza dignità si propinano a corteggiare bellimbusti senza cervello, sono dediti al risollevamento economico e sociale.
E un giovane, magari con tanto di lauree, master, non riesce a trovare nessun lavoro per il quale tanto ha studiato e spesso si adatta a fare il commesso o l’operaio generico. Tutto questo se sono fortunati. È ovvio, poi, che un ragazzo lavori con “contrattini” della durata di pochi mesi, se non settimane. Intanto le passate generazioni, seppur fortunate per il fatto di avere un lavoro fisso o del goder di una pensione, comunque sia, a stento arrivano a fine mese.
Le parole di Berlusconi sono state un affronto a tutti i giovani, non solo a chi ha posto la domanda. Non si tratta di cogliere la palla al balzo per attaccare il cavaliere, non si tratta tanto meno di schieramenti, di ideologie: chiunque avesse risposto così, in qualsiasi contesto, avrebbe meritato sdegno.
Si dovrebbero considerare anche certi aggravanti: quello di esser in un salotto televisivo, dell’esser consapevole che qualsiasi cosa dicesse, qualsiasi risposta, era rivolta a tutta la gente che da casa assisteva a quello show; e quello ancor più grave del non aver pensato prima di parlare: non aver pensato al recente suicidio di un operaio precario, che si è tolto la vita perché umiliato da tale precarietà.
Ha mancato di rispetto alla ragazza che umilmente le aveva fatto una domanda, a tutti gli italiani sintonizzati, a quell’operaio e alla sua famiglia. D’altronde chi interpreta nei teatrini delle convenscion il siparietto del programma avversario stracciato, dimostrando di non avere rispetto per i politicanti come lui, ci si figuri se possa averlo per gli onesti cittadini.
E può predicare sui mutui e sulle agevolazioni per tali debiti, ma se non si stabilizza il lavoro, continuerà a salire vertiginosamente la percentuale delle case pignorate.
Nessuno è in grado di fare il miracolo, tanto meno i politici che, si sa, pensano principalmente, se non esclusivamente, alle loro tasche. Ci si augura, per lo meno, che chiunque andrà al governo finga un po’ di rispetto per il proprio Paese e per i suoi abitanti.

Francesco Favia

giovedì, 13 marzo 2008

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