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venerdì 16 dicembre 2011

Maledetto malessere



Pervaso da ansia lacerante,
la paranoia sembra essere il mandante…
Sto male e non capisco il perché…
Ma l’origine del mio male non so qual è…
Forse un giorno, fra un mese o fra cent’anni,
avranno fine i miei malanni…
Non so se morirò a causa di un incidente o di una malattia,
ma alla fine cosa conta, cosa vuoi che sia…
Forse mi farò un buco qui, proprio sulla tempia,
ma se non vuoi, allora cercherò di far sì che la luce non si spenga.

Francesco Favia

giovedì 10 gennaio 2008 ore 00:20


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mercoledì 19 agosto 2009

Addio Fernanda Pivano, addio ‘900

Si è spenta a Milano l’amica di Hemingway, voce italiana degli scrittori d’oltreoceano

Ieri sera ero al centro commerciale con la mia compagna. Parlavamo. Chiacchieriamo molto. Lei ad un certo punto mi fa: “Conosci Fernanda Pivano?” Ed io: “Eccome, certo!”
Ho iniziato a spiegarle, parlandone al presente, di come fosse un mostro sacro della cultura italiana, un mito vivente per ogni studente di Lettere, un modello da seguire per chiunque si diletta per hobby o professione a fare l’intellettuale.
Le parlai di come fosse straordinaria la sua vita, che fu amica di Hemingway, che intervistò Bukowski, che conobbe Kerouac, Burroughs e altri esponenti della beat generation.
“E’ morta.”
“Come?” risposi alla mia ragazza.
“Guarda.”
Alzai lo sguardo e lessi la notizia attraverso delle parole, che scorrevano in basso allo schermo di un televisore in esposizione, mentre la giornalista parlava d’altro.
Se ne è andata dopo 92 anni intensi. Nata a Genova, cresciuta a Torino, ha vissuto il mondo e si è spenta in una clinica privata di Milano.
Grazie a Fernanda Pivano, l’Italia ha conosciuto i più grandi scrittori statunitensi, tra i quali, oltre ai già succitati, anche Francis Scott Fitzgerald.
Dopo la laurea in Lettere nel 1941, con una tesi sul capolavoro di Melville, “Moby Dick”, la sua lunga intensa carriera letteraria, iniziò nel ‘43 con la traduzione parziale dell’Antologia di Spoon River, pubblicata da Einaudi, sotto la guida di Cesare Pavese, già suo professore al liceo.
Importantissima la traduzione dell’intera opera di Ernest Hemingway, i suoi viaggi negli States e Cuba, l’amicizia con De Andrè, la Pivano era un collegamento vivente tra i grandi artisti del ‘900 e gli ammiratori delle loro vite e delle loro opere.
La sua perdita, ha lasciato un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Non solo per la sua vita, la Pivano era da stimare per come non avesse mai messo da parte il suo fermento letterario e artistico pur avendo raggiunto una ragguardevole età. Qualche tempo fa’ la si vide da Fazio con Morgan, per presentare il remake dell’album di De Andrè “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, basata sull’Antologia di Spoon River, che come già detto, la Pivano tradusse.
Mi ricordo anche di un articolo apparso nei primi anni 2000 sulla buonanima del mensile “Tutto”, nel quale Fernanda Pivano paragonava Vasco Rossi a Charles Bukowski.
Instancabile, fino a pochissimo tempo fa’, continuava a scrivere per il Corriere della Sera e a presentare le sue pubblicazioni in libreria, fino all’ultima “Diari (1917.1973)”, prima parte della sua autobiografia.
Da Morgan, Ligabue a Vasco e Jovanotti, la Pivano mancherà molto ai suoi amici artisti, nostri contemporanei, e mancherà a tutti gli addetti ai lavori della cultura e dell’informazione, ma penso che questa perdita, dettata del semplice ciclo della vita, lasci malinconia un po’ a tutti, perché adesso che non c’è più, possiamo effettivamente definire il ‘900 come il secolo scorso.

Francesco Favia


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mercoledì 18 febbraio 2009

59° Festival di Sanremo. Serata d’apertura tra eleganza e cultura.

Mina ci porta per mano verso il festival. Bonolis lo conduce. Benigni lo esalta.

Avete visto Sanremo? O avete fatto come me e altri milioni di italiani che si sono sorbiti quel supplizio solo un po', giusto l'inizio, per poi cambiare canale?
Partenza di gran classe con la sigla cantata da Mina che intona “Nessun dorma”. Seppur sembra difficile che molti italiani possano resistere ad un Sanremo senza addormentarsi davanti a tale costosissimo show. Il 59° festival della canzone italiana apre i battenti con gran stile e Bonolis si mette a citare anche Cesare Pavese “a che serve passare dei giorni se non si ricordano?” Di certo di Sanremo non si ricorda mai nessuno. A proposito, chi vinse l’anno scorso?
Tornando alla sigla di apertura, mi è parso che la voce di Mina fosse ben lontana da quella di un tempo. Comunque sia è stata creata l'atmosfera ricercata da Bonolis e il suo staff, ossia una sobria eleganza culturale.
E la perla della prima sera del festival, è stata proprio colui che sta esportando la nobile cultura italiana in giro per il mondo. L’immenso Roberto Benigni.
Benigni non si tocca. Genio puro, è quel che resta di veramente artistico in un' Italia dominata da reality e film su adolescenti straviziati e i loro amori. Grandioso fu il suo regalo di Natale con la sua interpretazione di "Pierino e il lupo", della quale performance, ne parlai su NonSoloCronache. Restano comunque troppo pochi i momenti di buona televisione e se Sanremo fosse uno di quelli, tuttavia non ha la capacità di entusiasmare come uno show di Benigni ,o per assurdo, di un brillante Fiorello.
Sono l’una del mattino, dunque prima di sentenziare, sarà meglio attendere i verdetti dell’auditel e sapremo quanto saranno veritiere le parole di Del Noce, che ha dichiarato che se gli ascolti non premiassero il festival, esso correrebbe forti rischi di sparire dalla televisione.

Francesco Favia


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venerdì 26 dicembre 2008

Su Raiuno Benigni ha acceso il Natale

Un immenso Benigni narra ad adulti e bambini la favola di “Pierino e il lupo”

Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra la l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino & il lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof'ev.
E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.

Francesco Favia


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