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giovedì 1 marzo 2012

E’ morto Lucio Dalla, ci lascia un altro grande artista

Ancora una volta Facebook si conferma anteprima di necrologi “degni di nota”.

Ci ha lasciato per sempre Lucio Dalla, grande cantautore di una generazione storica come quella di Venditti, De Gregori, Vasco Rossi, De Andrè. Sicuramente il grande Lucio non sarà mai dimenticato.
Era in Svizzera per una serie di concerti, quando è stato colpito da un infarto fatale. Si trovava a Montreux e a quando sembra non c’erano stati segnali di allarme. Dalla stava bene, a detta del suo entourage.
Era stato protagonista poche settimana fa’ dell’ultimo Festival di Sanremo con l’apprezzatissima “Nanì” , presentata col giovane Pierdavide Carone.
Il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni.
Ancora una volta, ho appreso un accadimento che lascia interdetti da Facebook, anteprima indiscussa di notizie, ma soprattutto di necrologi “degni di nota”.
Ciao Lucio, ora la tua anima riecheggia lì, dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento.

Francesco Favia

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domenica 20 settembre 2009

La tragedia del sopravvivere

Quattro morti al giorno sul lavoro, non succede nulla. Sei militari morti, tutti in lutto?

Leggo sul sito de “L’Unità” un articolo che mi inquieta non poco. “Laureato, perde il posto da muratore e si uccide” Vi riporto un passo di questa notizia “L'uomo, che fino al 2000 ha lavorato come vigilantes in un istituto di sicurezza, da otto anni si arrangiava con lavori saltuari, contratti a tempo determinato presso il Comune e presso alcune ditte in attesa della chiamata per l'insegnamento. Ieri l'epilogo di una situazione economico-finanziaria e psicologica ormai devastante: la ditta, dove era impiegato come muratore da un paio d'anni, ha comunicato al quarantanovenne che da lunedì non avrebbe più lavorato.”
L’uomo che ha lasciato, oltre la moglie, due bambini di sei e tre anni, era laureato in Matematica e Fisica. La morte fa parte della vita, ma al sottoscritto dispiace molto più questa tragedia umana, di una persona che non riesce a tener testa alla vita, che altri tipi di tragedie, magari legate a conflitti bellici. Nessuno nei Paesi industrializzati è costretto a partire per certe missioni, chi ci va è consapevole che potrebbe incappare in un atroce destino. E non mi venite a dire che chi parte in certe terre, lo fa per la famiglia, perché mio padre è sempre stato lontano dai propri cari per portare qualche soldo in più, ma non è mai andato in guerra. Soldatini, vi piace giocare alla guerra, perché non provate ad imbarcarvi sui pescherecci come mio padre? Perché non andate a mangiare la polvere in qualche cantiere? Perché non andate a spaccarvi la schiena in qualche supermercato o in qualche ditta di trasporti? Non vi dico di mettervi sui libri, perché se non hai la giusta conoscenza, col titolo di studio ci si pulisce solo il culo, tanto vale andare a fare gli operai e guadagnare i soldi per una propria dignitosa indipendenza.
La vita, per quel che se ne dica, è brutta. E non ci son cazzi. Fa parte della natura, lottare per sopravvivere. Lo fanno tutti gli esseri viventi, esseri umani compresi. Chi dice che la vita è bella, la confonde con la bella vita, che la fanno quelli con tanti soldi, spesso non guadagnati onestamente. Funerali di Stato per uno che è morto di vecchiaia nel lusso di Montecarlo. Fanculo! Io farei un funerale di Stato per ogni povero Cristo che muore sputando sangue sul lavoro.
La vita può essere fatta di momenti belli o piccole cose piacevoli come possono essere la solidarietà fra colleghi, l’abbraccio di un amico, fare l’amore con la donna che si ama.
Per la gran parte del tempo si soffre e pur stringendo i denti, ci si accorge che gran parte degli sforzi restano vani.
Forse bisognerebbe passare dalla parte del ragionier Casoria, come diceva Totò ne “La banda degli onesti” o forse arrendersi e farsi ammazzare dalla vita. Perché il suicidio non è una morte voluta, ma solamente una resa, ci si lascia trasportare dalla corrente della depressione, finché la vita ti scaraventa di forza in una chiassosa cascata assassina.

Francesco Favia
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mercoledì 19 agosto 2009

Addio Fernanda Pivano, addio ‘900

Si è spenta a Milano l’amica di Hemingway, voce italiana degli scrittori d’oltreoceano

Ieri sera ero al centro commerciale con la mia compagna. Parlavamo. Chiacchieriamo molto. Lei ad un certo punto mi fa: “Conosci Fernanda Pivano?” Ed io: “Eccome, certo!”
Ho iniziato a spiegarle, parlandone al presente, di come fosse un mostro sacro della cultura italiana, un mito vivente per ogni studente di Lettere, un modello da seguire per chiunque si diletta per hobby o professione a fare l’intellettuale.
Le parlai di come fosse straordinaria la sua vita, che fu amica di Hemingway, che intervistò Bukowski, che conobbe Kerouac, Burroughs e altri esponenti della beat generation.
“E’ morta.”
“Come?” risposi alla mia ragazza.
“Guarda.”
Alzai lo sguardo e lessi la notizia attraverso delle parole, che scorrevano in basso allo schermo di un televisore in esposizione, mentre la giornalista parlava d’altro.
Se ne è andata dopo 92 anni intensi. Nata a Genova, cresciuta a Torino, ha vissuto il mondo e si è spenta in una clinica privata di Milano.
Grazie a Fernanda Pivano, l’Italia ha conosciuto i più grandi scrittori statunitensi, tra i quali, oltre ai già succitati, anche Francis Scott Fitzgerald.
Dopo la laurea in Lettere nel 1941, con una tesi sul capolavoro di Melville, “Moby Dick”, la sua lunga intensa carriera letteraria, iniziò nel ‘43 con la traduzione parziale dell’Antologia di Spoon River, pubblicata da Einaudi, sotto la guida di Cesare Pavese, già suo professore al liceo.
Importantissima la traduzione dell’intera opera di Ernest Hemingway, i suoi viaggi negli States e Cuba, l’amicizia con De Andrè, la Pivano era un collegamento vivente tra i grandi artisti del ‘900 e gli ammiratori delle loro vite e delle loro opere.
La sua perdita, ha lasciato un vuoto incolmabile nella cultura italiana. Non solo per la sua vita, la Pivano era da stimare per come non avesse mai messo da parte il suo fermento letterario e artistico pur avendo raggiunto una ragguardevole età. Qualche tempo fa’ la si vide da Fazio con Morgan, per presentare il remake dell’album di De Andrè “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, basata sull’Antologia di Spoon River, che come già detto, la Pivano tradusse.
Mi ricordo anche di un articolo apparso nei primi anni 2000 sulla buonanima del mensile “Tutto”, nel quale Fernanda Pivano paragonava Vasco Rossi a Charles Bukowski.
Instancabile, fino a pochissimo tempo fa’, continuava a scrivere per il Corriere della Sera e a presentare le sue pubblicazioni in libreria, fino all’ultima “Diari (1917.1973)”, prima parte della sua autobiografia.
Da Morgan, Ligabue a Vasco e Jovanotti, la Pivano mancherà molto ai suoi amici artisti, nostri contemporanei, e mancherà a tutti gli addetti ai lavori della cultura e dell’informazione, ma penso che questa perdita, dettata del semplice ciclo della vita, lasci malinconia un po’ a tutti, perché adesso che non c’è più, possiamo effettivamente definire il ‘900 come il secolo scorso.

Francesco Favia


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venerdì 26 giugno 2009

E’ morto Michael Jackson

La sconvolgente notizia emerge dalla rete

Era circa l’una del mattino. Ero ancora in balìa del mio cazzeggio quotidiano sul web, quando ad un tratto scorgo su Facebook, un gruppo con la foto di Michael Jackson e la scritta “Ci mancherà”.
Pensavo che si riferisse al Michael dei tempi d’oro o ad uno scherzo di cattivo gusto, a maggior ragione per via che l’aveva pubblicato Belzebù Satana, uno dei tanti strani personaggi fantasiosi che ho tra gli amici del noto social network. Ci clicco tuttavia e nella descrizione del gruppo, leggo “E’ morto Michael Jackson”. Rimango per una frazione di secondo pietrificato.
Vado a verificare sul sito dell’ANSA ed ho la conferma. Inizio poi a girovagare tra Youtube, blog e siti d’informazione, nonché sui siti dei maggiori quotidiani nazionali. La notizia è fresca, ma la rete è in fermento. La prima a darla, è stata proprio un sito web, www.tmz.com
Vengono anche pubblicati video su Youtube di fan quasi in lacrime che raccontano la loro passione per la musica di Jacko, mostrando in camera i vinili del grande artista scomparso. Dopo pochi minuti dalla messa in onda, sono stati inseriti, sempre su Youtube, i vari telegiornali della notte che hanno dato per primi la notizia sulla tv italiana.
In tutto questo via vai di notizie, nel 2009 Facebook ha avuto la meglio sui principali organi d’informazione, per quanto riguarda il mio caso, confermando l’assurdo fenomeno nato dalla mente di Mark Zuckerberg.
C’è chi scrive che amava la sua musica, amava l’artista e non l’uomo e i suoi errori. Effettivamente era idolatrato senza dubbio per ciò che ha prodotto musicalmente e per i suoi strabilianti passi di danza. Diverso forse sarebbe per una rockstar che magari affascina anche per i propri eccessi.
Michael era il re del pop, colui entrato nel Guinnes per le copie di dischi venduti. “Thriller” su tutti.
Le sue gesta eccentriche nella vita privata erano solo pane per i giornalisti e le accuse di pedofilia, seppur gravi, nonostante l’assoluzione da parte dei giudici, interessano poco ai fan, che scindono l’uomo dall’artista.
E’ una grave perdita, milioni di fan e mostri sacri dello show business si dichiarano sconvolti. Qualcuno sul web invece scrive “Evviva, un pedofilo in meno”. E chi lo dice che non fu tutta una montatura per spillargli denaro? Macaulay Culkin era molto amico della popstar e non ha mai detto di essere stato molestato. Jackson era un bambino cresciuto, non penso fosse un pedofilo. Poi i fatti li sanno solo i diretti interessati. E' normale che se fosse stato un pedofilo, ci fu a questo punto un grave errore nell'assolverlo. Tutta la vita di Jackoson d'altronde fu un alleggiare di dubbi, dalle vicende familiari, amorose, di salute, economiche, passando da quelle giudiziarie fino ad arrivare al mistero della sua morte.
Quando ero bambino ricordo che i suoi videoclip erano molto programmati, la sua musica si sentiva spesso. Mia madre stessa ama molto la canzone “Billie Jean”.
E lo scorso inverno, in un bar, una sera, avevano messo un dvd di un suo vecchio concerto e ricordo che mi emozionai davvero tanto. Era davvero un gran ballerino.
Mi piace ricordare l'artista degli anni '80 e al massimo quello dei primi anni '90 che faceva il testimonial alla Pepsi. Poi partì col cervello, si sa.
Se penso che avevo il videogame per il Sega Master System II di Smooth Criminal!!!! Vojo tornà bambino!!!
Ormai era scomparso dalle scene, anche se si apprestava ad un ritorno con delle date a Londra, che adesso a quanto pare creerà non pochi problemi legali, dato che si erano già venduti parecchi biglietti. Era sparito da tempo il Michael di una volta, ma adesso insieme ai vecchi cartoni giapponesi, ai vecchi telefilm, a Bim Bum Bam, Solletico è un'altra parte della mia infanzia che non c'è più.

Francesco Favia


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