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sabato 18 agosto 2012

L’uomo che ideò i talent show

Vito Diomede, ideatore e mattatore di Stella del Sud, il primo talent italiano

Vito Diomede
Prima di Amici, prima di X Factor, prima di tutto, dodici anni fa’ nasceva dai lidi delle coste pugliesi  il talent show per eccellenza, il più rinomato del sud Italia, Stella del Sud.
Senza eguali, è una prima importante vetrina per tutti quei ragazzi ricchi di talento e con un importante sogno nel cassetto.
Il frizzante Vito Diomede dal suo palco, apre i cassetti dei sognatori, e fa volare sulle piazze, sulle platee dei teatri, nella solare aria di Puglia i talenti di tanti ragazzi e ragazze.
Vito Diomede, completo showman, canta, balla e intrattiene anche con sorprendenti battute comiche. Ideatore e proprietario del format di Stella del Sud, è stato colui che ha creato il talent show in Italia.
Vanta prestigiose collaborazioni professionali, testimonial di importanti aziende, la sua immagine spesso è finita su importanti settimanali nazionali.
Vito Diomede, il suo delizioso corpo di ballo e tutto il suo entourage vi aspetta il 26 agosto in piazza XX settembre per la grande finale di STELLA del SUD 2012.
Per maggiori dettagli, visitate il sito www.stelladelsud.tv 

Francesco Favia

18 agosto 2012

Vito Diomede in compagnia di Fiorello


Lo showman Vito Diomede vanta prestigiose collaborazioni professionali, 
la sua immagine spesso è finita su importanti settimanali nazionali

 




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sabato 21 aprile 2012

Antipolitica in vantaggio, politicanti, in panne, tremano

Politici alle corde, quel che traspare dai media è una grande disuguaglianza economica e sociale.


Robinson, Raitre. Onorevole Livia Turco del Pd: "L'antipolitica è pericolosa perchè prende in giro la gente". Da che pulpito...
E poi un affannarsi giro di parole, un carisma degno dello spazzolone del water. La Turco si arrampica sugli specchi. I politici non hanno più senso.
Ieri sera si è assistito a un’ennesima sconfitta mediatica della storica classe politica italiana.
Sulla stessa scia si è poi continuato a discutere in seconda serata su Raidue a “L’ultima parola”
Populismo, demagogia. Dovrebbero far bene attenzione questi politicanti mangiadenaropubblico a utilizzare e abusare di queste parole. Rischiano seriamente di darsi la zappa sui piedi, di farsi male con le loro stesse armi.
Attenzione a Grillo... Anche Vendola era sottovalutato e definito "populista" e ha stravinto due volte in Puglia... Anche se poi non ha mantenuto le promesse.




Che carisma la Turco.... Sono talmente rimasto impressionato dalle sue virtù, che non posso non rinominarla. Poveretta la Turco, prende solo 5mila euro netti. Dovevate vedere come si è infervorata, quando un comune cittadino alla canna del gas, ha osato rinfacciarle gli stipendi d’oro dei parlamentari.
Si parla di milioni di euro (pubblici) che girano nella politica. La popolazione, invece, è sempre più indigente. Guardate questa foto che ho trovato questa mattina su http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/04/20/foto/povert-33651859/1/ E’ stata scattata nel mio quartiere.
Meno male che l’impetuoso Travaglio su Annozero interpreta la grande opera dello sputtanamento.





Filippo Roma, inviato de Le Iene
Nello zapping mediatico, c’è anche un glorioso Filippo Roma, intento a domandare ai rappresentanti dei partiti politici di restituire tutto il denaro avanzante dei “rimborsi” elettorali degli ultimi vent’anni.
Una valanga di soldi in eccesso, gelosamente custoditi nelle casse dei partiti italiani.

Francesco Favia



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giovedì 1 dicembre 2011

Beppe Fiorello, voce del dramma dei padri separati

Prevenire è meglio che curare, sosteniamo la prevenzione dei matrimoni infelici


Non potevo non dedicare qualche riga alla ficition andata in onda nelle scorse sere, in prime time, su Raiuno: “Sarò sempre tuo padre”. Storia di uno dei tantissimi padri separati finiti sul lastrico e privato della stima e dell’affetto di un figlio. In quest’opera il figlioletto del povero disgraziato, non si lascia plagiare dalla mamma, perfida ex moglie. Resta comunque una fiction, finzione. E da fiction è il lieto fine retorico. Tutt’altro dramma è la realtà. Nonostante questi aspetti, la fiction, interpretata dal consolidato Beppe Fiorello, dal sempreverde Rodolfo Laganà e da tutto un ottimo cast diretto dal regista Lodovico Gasparini, riesce chiaramente a trasmettere le difficoltà di chi si ritrova in questa kafkiana situazione, vittima di fantomatiche accuse e rocambolesche ingiustizie.

Sono milioni i padri separati in Italia, un’alta percentuale di questi finiti sul lastrico, ridotti a mangiare alle mense della Caritas e spesso senza neanche più un tetto sulla testa. “Pignorati” di gran parte dello stipendio, sempre se ne possiedono uno in questi tempi di estrema crisi, sono privati di qualsiasi forza per andare avanti, se non quella di lottare per i propri figli.
Sostengo da anni la battaglia dei padri separati, perché negli anni, grazie al benedetto web, queste storie vengono sempre più documentate con sempre più numerose testimonianze su forum, blog, siti, filmati, materiale dal quale traspare un’atroce drammaticità degli eventi.
Ho dedicato diversi post su NonSoloCronache a questo delicato tema, dove oltre alla psicologia dei minori coinvolti, ne risentono i portafogli di uomini, castrati di ogni possibilità di sopravvivenza. Uomini che se urlano ed alzano le mani, è perché spesso si ritrovano a donne esasperanti, false e prepotenti.
Concluderei semplicemente ribadendo che finalmente ci voleva una fiction su questo tema, e mentre vi riconfermo che è stata ottimamente realizzata, mi sovviene un altro prodotto Rai su un argomento simile, “Un figlio a metà”. Film per la tv, o fiction se preferite, interpretato negli anni ’90 dall’incommensurabile Gigi Proietti. Ci fu anche un sequel.

Francesco Favia

© riproduzione riservata

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domenica 22 febbraio 2009

Mediaset colonizza Sanremo

La 59° edizione del Festival è vinta da Marco Carta. In finale anche l’inquietante presenza della De Filippi.

Il 59° Festival di Sanremo, bisogna ammetterlo, è stato un trionfo di ascolti. Merito di Bonolis e della sua conduzione fresca, scherzosa, frizzante, mai sottotono. Ho guardato per intero solo la finale, poiché ero a casa di amici. Ed è stato anche piacevole assistere allo spettacolo e commentare quel che accadeva in diretta.
Un Sanremo poco sanremese. Uno storico show televisivo, che si è adeguato ai canoni televisivi odierni. Televoto, polemiche, demagogia. Non sono mancati i titoli sui giornali che hanno definito questo Sanremo, un’edizione targata Raiset o Mediarai.
Al bando i fiori e la tradizione si è assistito ad uno spettacolo più elastico, i quali stando ai sondaggi, anche i giovanissimi hanno seguito e apprezzato.
Parlando della gara, la vittoria di Marco Carta, non può che suscitare polemiche. Canzone orecchiabile, lui un tipetto simpatico, ma resta comunque un ragazzo della Maria De Filippi. E caso strano, c’era anche lei nella serata finale. Presenza insignificante, si è fatta notare solo per la leccata di mucca che aveva in testa, il trucco pesante e abiti ridicoli, indossati non proprio con nonchalance.
A mio avviso, ascoltando un po’ le canzoni del Festival, guardando le esibizioni sul web non ho notato nessuna canzone che si contraddistinguesse dalle altre. Il livello qualitativo musicale non credo che si possa reputare basso. Probabilmente c’è stato di peggio in passato. Non ho ascoltato però niente di eccezionale. Sono stati affrontati nelle canzoni molti temi sociali, elevando la demagogia spiccia e elargendo retorica a profusione.

In finale sono arrivati, alla fin fine, le tre migliori. O forse no. Troviamo un troppo sottovalutato Sal Da Vinci, che ha una lunga carriera alle spalle, che non si può proprio definire gavetta. Cinema, teatro, musica hanno pervaso il suo cammino artistico, in cui ci sono stati dei momenti di difficoltà, che gli hanno fatto pensare a mollare tutto. Alla fine è arrivato a Sanremo, dove il pubblico l’ha ripescato e portato in finale. Dopo tanti anni ha calcato un palco importante e sono comprensibili le lacrime di commozione che gli sono scappate ieri sera, quando arrivato tra i primi tre, ha ricantato la canzone. L’impronta di Gigi D’Alessio nella sua canzone, purtroppo, si sente. Dico purtroppo, non perché le canzoni di D’Alessio non le gradisco, ma perché Sal Da Vinci non è l’imitazione del più noto artista partenopeo, ma è Sal Da Vinci. Non amo il genere e non credo che sia un delitto, ognuno è libero di avere i propri gusti, ma chi ha sempre seguito Sal Da Vinci, sa che egli ha una sua personalità e delle gran doti canore.
Hanno poi ragione quelli che hanno etichettato Povia come un furbo. La sua furbizia però lo ha ripagato, dando uno schiaffo a tutte le polemiche che si è voluto tirare addosso per farsi pubblicità.
Acclamato dalla platea dell’Ariston, si è visto in finale, un Giuseppe Povia piuttosto esaltato.
Alla fine, però è stata molto meglio la sua provocazione, contornata da una musica accattivante e orecchiabile, che altre canzoni buoniste presentate alla kermesse.
Lascia tuttavia perplessi la vittoria di Marco Carta. Proprio quest’anno che ha presenziato Maria De Filippi, ha partecipato un ragazzo lanciato da lei e per di più ha vinto il festival. Molti non sanno chi sia questo ventiquattrenne sardo. C’è chi ha anche criticato la sua presenza tra i big.
Resta però che il signor Carta ha una gran schiera di giovanissimi seguaci che comprando il suo disco, hanno permesso all’ex concorrente di “Amici” di affermarsi nell’olimpo della musica italiana.
I più maliziosi, ma anche i meno, non possono pensare che ci sia stata la volontà di Mediaset nel far trionfare il vincitore di “Amci”.
Dopo tante meteore lanciate dalla trasmissione condotta dalla De Filippi, c’era bisogno di una forte riscossa, che permettesse di ridare credibilità al programma scopritore di talenti. Soprattutto dopo il boom di Giusy Ferreri, nata artisticamente da un programma Rai. Il dar risalto ai talenti è solo un pretesto, l’anima del programma firmato Maria De Filippi e targato Mediaset, come molti sanno, sono solo le infuocate polemiche, al pari degli altri show della compagna di Maurizio Costanzo. Adesso che un ragazzo di “Amici” ha vinto Sanremo, sempre più giovinetti di belle speranze, prenderanno d’assalto Cinecittà per i vari provini. E, ahinoi, adesso sentiremo parlare di codesto programma ancora per molti anni.
Da sempre si pensa che Sanremo non sia proprio regolare. Clamorosa fu l’edizione alla quale presero parte Elio e le Storie Tese, i quali dominarono il festival, per poi non trovarsi primi proprio la sera finale.
Quest’anno niente classifiche, televoto da casa ed eliminazione diretta. La storia del televoto non ha mai convinto nessuno e Striscia la notizia, di recente, non ha fatto che dimostrare esplicitamente l’inganno di tale presunto metodo che decreterebbe la vittoria. D’altronde siamo in Italia, dove non sono regolari i concorsi pubblici, figuriamo una trasmissione dove girano tanti interessi economici.
Ci sono sempre stati gli interessi delle case discografiche a prevalere a Sanremo. Oggi grazie al web, che non solo ha portato la crisi del mercato discografico, ma porta al successo perfetti sconosciuti o comunque artisti indipendenti, il potere delle major è caduto. Entra in gioco il potere televisivo. Ecco che Mediaset ha colonizzato il festival di Sanremo, infilzando nel terreno della Rai, la bandiera del loro prodotto di punta, “Amici”.

Francesco Favia


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venerdì 26 dicembre 2008

Su Raiuno Benigni ha acceso il Natale

Un immenso Benigni narra ad adulti e bambini la favola di “Pierino e il lupo”

Raro momento di grande televisione su Raiuno la sera di Natale. Si è potuto assistere ad uno spumeggiante Roberto Benigni, in formissima, saltellare a destra e a sinistra, tra la l’orchestra e le prime file della platea, a suon di musica, prima che introducesse la favola musicale di “Pierino & il lupo”. E dopo aver omaggiato poeticamente l’uomo, l’unico in natura in grado di produrre quella magia che è la musica, ha presentato i vari personaggi della favola e gli strumenti musicali che li interpretano, concludendo con chi bada a tutti i musicisti: il maestro Abbado. E tra giochi di parole e metafore, Benigni ha dato il meglio di sé, nell’introduzione allo spettacolo.
Un sopraffino evento nel quale il premio Oscar ha prestato non solo la sua voce, ma la sua superba ironia ed il suo eccelso intelletto, per concedersi come voce narrante della favola di Prokof'ev.
E come le cose belle, questa delizia artistica è forse durata troppo poco, volata via troppo presto. Lo spettatore sicuramente non avrà distolto lo sguardo dalle peripezie di Benigni e l’orecchio dalle note fiabesche eseguite magistralmente dall’Orchestra di Mozart. Lieto del regalo ricevuto dall’azienda verso la quale paga il canone, si sarà domandato: “Devo ogni volta attendere Natale per guardare qualcosa di interessante in tv?”.

Francesco Favia


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