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sabato 18 agosto 2012

Autodemolizioni Bellino

...non aver paura, dai spazio alla natura



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Backstage videoclip - PERCHE' - , sigla STELLA del SUD 2012

Bellissimo brano, fresco e orecchiabile

Prossimamente in uscita il videoclip intitolato - PERCHE' - , interpretato da Vito Diomede e Francesca Bellino, sigla ufficiale del programma televisivo "STELLA del SUD 2012" e del quale vi mostriamo in anteprima il backstage con dei divertenti errori.



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domenica 11 marzo 2012

C’era una volta Fuori Sede

Nostalgia della semplicità, il ricordo di Francesco Favia

Da sinistra a destra: Paolo Uzzi, Pinuccio Sinisi, Michele Didone
Ieri pomeriggio per caso ho visto una replica su Antenna sud e stavano dando proprio la seconda serie con Giambattista Vicolo, che non replicavano da anni.
Peccato che non ci siano le puntate su Youtube.
Fuori Sede, sitcom realizzata da ragazzi, che ironizzava sulla vita degli studenti universitari fuori sede e fuori corso, è ben impressa nella memoria di tutti i ragazzi pugliesi della mia generazione.
Produzione di basso costo, nella sua semplicità era geniale. Divertentissime tre serie si sono susseguite con successo e con nostalgia ogni tanto assaporo le repliche.
Gli autori erano dei giovanissimi Paolo Uzzi e Michele Didone. Il primo è da anni uno dei perni di Zelig, tra i principali autori dei comici del programma. Il secondo è un affermato professionista del panorama televisivo pugliese.
Ovviamente non va dimenticato, che tra i protagonisti delle tre serie, oltre ai due autori, c’era il maestro Pinuccio Sinisi, tra i più importanti attori del teatro barese. Qui lo elogio e mi ringrazia in un commento sotto l’articolo http://www.nonsolocronache.com/2009/08/i-sottanos-ecco-le-origini-di-checco.html
Pinuccio Sinisi interpretava Egidio, il portiere, un po’ dittatore, un po’ sciupafemmine, del palazzo signorile dove vivevano gli studenti. Indimenticabili i suoi dialoghi col fantomatico Alfredo, che per un accordo storico, non doveva superare la soglia del portone e restarne fuori. Amico e assistente di Egidio, quest’Alfredo avrà un volto solo nell’ultima puntata della terza e ultima seria. Ad interpretare Alfredo, fu nientemeno che Sergio Rubini.
In molti, nonostante gli anni passati, vorrebbero una quarta seria. Sarebbe bello magari seguire la tendenza che si usa al cinema adesso e realizzare un “Fuori Sede, dieci anni dopo” o un “Fuori Sede, the reunion”

Francesco Favia

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Francesco Favia
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Questa canzone la dedico a tutti gli infami che sono passati dalla mia vita



"E te ne vai, e chi è, la caricatura proprio!" 

 "adesso vai, prima che mi prendano i cinque minuti!"

 ‎"stavolta vedrai come ti mando scappando,
 scappando, scappandooooooooooooooo!!!!!!"

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sabato 2 gennaio 2010

SMI-PUGLIA DENUNCIA: URGE MESSA IN SICUREZZA DELLE SEDI DI CONTINUITA’ ASSISTENZIALE

A seguito dell’aggressione dello scorso 30 novembre presso la postazione di Rignano Garganico, il Sindacato dei Medici Italiani chiede l’immediata tutela del personale sanitario addetto all’ex guardia medica

Il Sindacato dei Medici Italiani della Puglia esprime profonda solidarietà e sostegno alla collega aggredita lo scorso 30 novembre presso la postazione di continuità assistenziale di Rignano Garganico. Lo Smi-Puglia evidenzia, altresì, l’urgenza della messa in sicurezza di tutte le sedi dell’ex guardia medica dislocate sul territorio regionale. Un’operazione di restyling non più rinviabile, sottolineano i sindacalisti, affinchè vengano concretamente tutelati gli operatori sanitari. Con particolare riferimento alle dottoresse costrette a svolgere il proprio turno, da sole, in paesi sperduti della provincia, con tutti i rischi del caso. “In primis lo Smi-Puglia intende rivolgere la propria solidarietà alla collega vittima della brutale violenza – dichiara Anna Lampugnani, responsabile nazionale continuità assistenziale e segretario regionale Smi- Puglia - A tal proposito il Sindacato dei Medici Italiani ritiene estremamente grave e vergognoso che si verifichino, puntualmente, episodi di efferata violenza nei confronti dei medici addetti al succitato servizio; ma è altrettanto inaccettabile che, nonostante i reiterati fatti di cronaca, nessuno faccia nulla per rendere definitivamente sicure le sedi dell’ex guardia medica. Anzi, proprio in relazione all’episodio in questione, il maggior sindacato rappresentativo dei medici di medicina generale, attraverso una nota stampa, ha colto l’occasione per riproporre discutibili soluzioni in materia di continuità assistenziale: ovvero la chiusura delle medesime postazioni, per mettere gli operatori sanitari della continuità assistenziale a completo servizio dei medici di famiglia. Per quale motivo, invece, non si procede con la messa in sicurezza di strutture sanitarie in condizioni critiche ormai da svariati anni? Parliamo di un servizio indispensabile per i cittadini; svolto con grande abnegazione da professionisti sempre più spesso in balia di aggressioni e pericoli di ogni genere. E i fatti di cronaca, purtroppo, lo dimostrano ancora una volta. Cos’altro deve accadere - conclude Anna Lampugnani - per far si che, chi di competenza, intervenga fattivamente per mettere al sicuro il personale medico?”. “Evidentemente qualcuno vuol aspettare “ il morto” prima di intervenire sulla continuità assistenziale – aggiunge Franco Florio, medico di medicina generale dello Smi-Puglia - Quello che è accaduto alla collega presso la sede di Rignano Garganico è gravissimo. Nostro malgrado continuiamo a dover esprimere solidarietà ai medici vittime di aggressioni perché lasciati soli in avamposti di frontiera della medicina generale. Proprio per questo lo Smi-Puglia non lascerà che la questione venga ridotta al solo problema della sicurezza sul posto di lavoro, ma si impegnerà con tutto il rigore necessario affinchè la riqualificazione del ruolo e della funzione della continuità assistenziale sia fattiva e non solo enunciata. Riteniamo urgente l’allocazione dell’ex guardia medica nell’organizzazione strutturata della medicina territoriale e delle cure domiciliari. Pertanto il Sindacato si attiverà – conclude Franco Florio - per dare corpo ad una riorganizzazione complessiva della medicina del territorio, che non può più avere medici di serie A e di serie B”.

Ufficio Stampa Smi-Puglia

Elisabetta Menga

349/ 21.19.335

elisabettamenga@gmail.com



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martedì 25 agosto 2009

“I Sottanos”, ecco le origini di Checco Zalone

In un cast stellare, si fece notare nella serie che ridicolizzava i clan mafiosi

Telenorba, la più importante televisione locale d’Italia, che tanto locale non  è, dato che è visibile in gran parte del sud della Penisola, dal Molise alla Calabria, sta riproponendo una sit-com lanciata qualche anno fa’.
Merito di aver riunito i maggiori attori pugliesi, che non si dilettano esclusivamente in ruoli comici -si ricordi la superba interpretazione di Dino Loiacono, nei panni di un boss, nel film “Mio Cognato” , accanto ad un mostro cinematografico come Sergio Rubini-, la produzione conversanese si aspettava molto da tale lavoro.
Colma di comicità innovativa e satira intelligente, prendeva di mira la criminalità locale, spesso legata al culto dei santi, alla sottomissione delle donne, alle vendette sanguinose. Un altro aspetto che sottolineava quella serie, intitolata “I Sottanos” - facendo il verso alla celeberrima serie statunitense “The Sopranos”- era come le piccole emittenti locali, siano di proprietà o in qualche modo legate alle famiglie mafiose. D’altronde Roberto Saviano nel best seller “Gomorra” indicava come il denaro delle attività illecite viene continuamente riciclato dai malavitosi in attività pulite, spesso legate al turismo e alla ristorazione, ma a quanto pare anche il business televisivo non viene disprezzato, non solo per ricavarne profitto dalla raccolta pubblicitaria, ma anche per propagandare i loro cantanti dalle dubbie qualità artistiche, i quali spesso lanciano sottomessaggi criminosi, magari celati dalla solidarietà verso chi è in cella che soffre. Dal mio punto di vista personale, sono convinto che nelle carceri sovraffollati si stia malissimo e lo Stato debba intervenire al più presto per trovare una, seppur ardua, soluzione, ma canzoni come “O’ latitante”, non fanno che mitizzare certe condotte poco inclini alla legalità. Perché non cantare una canzone dal titolo “L’emigrante”, per sottolineare come tanta gente del sud, parta per il nord o all’estero per lavorare ed avere una vita dignitosa?
Io amo la musica e non faccio discriminazioni, dunque non ce l’ho con lo stile neomelodico, tant’è che trovo Nino D’Angelo, per citare un noto esempio, un artista grandioso, il quale seppur “gorgheggiando”, intona spesso versi di autentica poesia.
I testi della canzoni di certi elementi goliardici che si vedono in certe piccole emittenti, per chi non li prende sul serio, fanno scappare un sorriso. L’avrà capito Luca Medici, che proprio ne “I Sottanos” diede vita nel 2005 al personaggio di Checco Zalone, che ben presto ebbe uno strepitoso successo di scala nazionale, calcando i palcoscenici di Zelig e delle varie piazze d’Italia.
Nonostante abbia  preso spunto da Piero Scamarcio, uno dei migliori personaggi comici interpretati da Emilio Solfrizzi -prima di calarsi nei panni dell’attore impegnato- Checco Zalone era una macchietta divertentissima, uno dei punti di forza della trasmissione.
A me bastò riproporlo agli amici, cantando i testi di “Mimma” o “La ginnastica” e sculettare e muovermi come faceva il bravo Luca Medici, per scatenare le risate degli amici, che tutt’ora mi danno il merito di avergli fatto scoprire il superlativo Checco Zalone.
Quando lo si è visto a Zelig, mi sono preso un sacco di complimenti dagli stessi e francamente anch’io mi sono sentito, a quel punto, un grande scopritore di talenti.
Oggi devo dire che Luca Medici non mi fa ridere come allora. Un po’ come tutti i comici di Zelig, lo trovo ripetitivo e spero per lui che trovi presto nuovi spunti comici e che si rigeneri come i namecciani, abitanti del pianeta Namec nell’anime “Dragon Ball”, che se perdono un arto, hanno appunto il potere di rigenerarsi.
Insomma, “I Sottanos” fu una gran bella produzione, che come avete letto, oltre a lanciare il personaggio di Checco Zalone, poneva degli spunti di riflessione su certe realtà. Tra i protagonisti ricordiamo Nicola Salatino nei panni di San Nicola; Gianni Colajemma, Pinuccio Sinisi e Enzo Sarcina nei panni dei tre fratelli, boss malavitosi; Lia Cellamare e Mariolina De Fano, attrici di grande esperienza, nei panni delle donne della casa; Giacinto Lucariello, nella parte di un bambino cresciuto, è famoso per essere stato un’importante spalla ai celeberrimi Toti e Tata; altre figure importanti sono i già citati Dino Loiacono e Luca Medici e ancora Teodosio Barresi, Brando Rossi, Lucia Coppola, Tracy Fraddosio, Gemma Magistro e Pietro Ciciriello.

Ho parlato de "I Sottanos" anche con uno dei principali protagonisti della serie, ossia Pinuccio Sinisi, attore barese dalle immense doti comiche, mattatore a teatro e che vanta anche partecipazioni in pellicole di carattere nazionale. Un mito per molti ragazzi di Bari, cresciuti con le sue performance.

Pinuccio ti sto riguardando in Sottanos, sei troppo forte, mi fai troppo ridere!

Questa è una replica, e mi sembra che adesso stia avendo il successo che non ebbe quando uscì... ma sai, per le cose veramente innovative ci vuole sempre un po' di tempo prima che vengano apprezzate da tutti...


Ricordo perfettamente quando fu trasmessa la prima volta e ricordo le polemiche che furono fatte per la satira sui santi. All'epoca comunque mi piacque molto e una replica l'ho sempre attesa, ma non essendo mai arrivata, fino ad oggi almeno, credevo che fosse stata archiviata per sempre.
C’era gran parte del cast di “Medici al Capolinea”, una squadra vincente. Non ti chiedo come mai non avete fatto altre produzioni televisive, perché quel mercato è strano e difficile, per via di investimenti e non solo, ma volevo chiederti se avete lavorato ancora insieme al teatro. Mi riferisco a te, Gianni Colajemma, Teodosio Barresi, Brando Rossi e Enzo Sarcina.


A teatro, tra tutti loro, ho lavorato solo con Brando Rossi, ottimo attore di palcoscenico e grande impareggiabile spalla.. e con Michele Loprieno... anzi, a giorni, proprio con quest'ultimo, torniamo con lo spettacolo Sexyslalom...

In bocca al lupo per lo spettacolo e la nuova stagione teatrale. Da tempo vorrei vederti al teatro, ma sono sempre a corto. Una volta vidi uno spettacolo fatto da dei ragazzi, al teatro di Gianni Colajemma. Il teatro è una delle arti più interessanti senza dubbio. Spero di venirti a vedere al più presto, così magari potrò scrivere anche una recensione sullo spettacolo.

Come no... a presto, allora.


Francesco Favia

Nel video, Pinuccio Sinisi, in una delle più comiche interpretazioni della sua carriera, tratta dalla sit-com "Fuori Sede". Memorabile.






Sulla sinistra Pinuccio Sinisi, attore. Sulla destra Francesco Favia, blogger.

















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Francesco Favia
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mercoledì 19 agosto 2009

Tim Barton, il magnate texano, ha firmato, l’A.S. Bari ha un nuovo proprietario

A Bari si respira aria d’America. Si prospetta un riscatto sportivo, un’evoluzione tecnologica e un potenziamento turistico. Sarà un americano a rilanciare l’economia pugliese?

Entusiasmo alle stelle tra i tifosi del Bari e grandi speranze nutrono anche coloro che non seguono il calcio. Con la firma del milionario contratto preliminare, il magnate texano Tim Barton, si è aggiudicato non solo una squadra di calcio, ma anche le aspettative di un’intera città. Sembra che gli investimenti in Terra di Bari proseguiranno e non si parla solo del probabile acquisto dal Comune dello splendido, ma trascurato da anni, stadio San Nicola. Probabilmente Barton vorrà estendere la sua opera imprenditoriale, sviluppando il fotovoltaico e magari anche costruendo imponenti strutture di lusso. In fondo la Puglia non ha niente da invidiare a Dubai.
Potrebbe essere la volta buona non solo per Bari o la sua regione, ma per l’intero Mezzogiorno d’Italia, d’imporsi economicamente, non solo nel resto della nazione, ma in Europa. La Puglia, il sud, sono pieni di angoli di Paradiso dalle spiagge dorate e dal mare cristallino e dal turismo si può partire per costruire una solida realtà economica. Un’economia sana vuol dire posti di lavoro, stipendi adeguati, gente che "spende stipendi stipati" e un PIL in salita. Forse sto sognando ad occhi aperti come molti miei concittadini in questo momento, ma se per uscire dalla merda, noi "terroni" necessitiamo di essere colonizzati da Paperoni stranieri, allora ben vengano gli americani, i russi, gli arabi. In fondo si sa, ci vogliono soldi per fare soldi. Per il momento speriamo che almeno la squadra del Bari ci regali qualche soddisfazione questa volta, augurandoci di vederla presto competere in Europa.

Francesco Favia

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venerdì 13 febbraio 2009

"Idillio infranto", il primo vero film pugliese

Polvere di stelle? La Riffa? La Capagira? Mio Cognato? È Idillio infranto il primo film girato in Puglia. Visibile suhttp://it.youtube.com/watch?v=3DVUnh9n95U&feature=related , fu girato nel 1931 da un giovane proprietario terriero e un fotografo che tirarono in ballo anche la gente del paese

Erano tempi dove il pudore e l’onore erano colonne portanti nella vita di una persona. Ci troviamo negli anni ’30, ad Alberobello, un paesino dell’ entroterra barese, che seppur meta turistica oggi, era un paese che viveva essenzialmente di allevamento e agricoltura. E le donne si rifiutarono di prender parte alle riprese; le si possono vedere solo insieme a parte degli abitanti nella scena finale dei balli folcloristici. Gonne lunghe fino alle caviglie, grembiuli e fazzoletti in testa. Queste erano le nostre nonne e bisnonne. Si andava ancora a cavallo e si lavorava di braccia. Era la campagna pugliese. Immagini di un tempo che fu, contornati dal silenzio di questo film muto che lambisce la pelle e ci procura dei piacevoli brividi. Esce allo scoperto dopo sessant’anni e dopo quasi ottanta di anni, oggi, è messo a disposizione a chiunque lo voglia vedere, basta avere un computer ed un collegamento internet. Riesumato nel 1990 da una cassapanca, la pellicola ha dato vita ad una ricerca appassionante dei protagonisti dell’epoca. Nello Mauri, il regista, anch’egli recitò nel film, insieme a Mario Passi, pseudonimo di uno dei protagonisti; quest’ultimo sembra che fosse marchigiano, ma non sono stati trovati testimonianze o documenti a confermare tutto ciò. Ida Mantovani, la protagonista, proveniva da Milano e già prese parte ad altri lavori filmici come “Le mani sugli occhi” e “La leggenda di Wally”.Con lo pseudonimo di Filippo il Bello, Pasquale Jacobellis interpretò il ruolo del protagonista. Jacobellis, in simbiosi col suo personaggio, aveva realmente terminato gli studi universitari in città, ovvero Bari. Finite le riprese, si trasferirà a Pescara, dove diverrà un affermato medico chirurgo. Durante il restauro della pellicola, si è riuscito a rintracciare la famiglia, la quale credeva che la storia del film fosse solo una leggenda che il loro papà Pasquale andava raccontando. Dirce Greselin, l’antagonista, sembra svanita nel nulla. Si dice che fosse la moglie del regista, ma non si sa di più. I restanti ruoli femminili furono interpretati dalla moglie e dalla suocera di Raul Perugini, l’operatore, che sarà l’unico a continuare a lavorare nel settore e perderà la vita nel dopoguerra, durante le riprese di un documentario in Argentina. Qualche altro attore e figurante non erano altro che gli amici e i lavoranti del produttore, il proprietario terriero Orazio Campanella, il quale non disdegna anche lui di comparire. Per via dei costi elevati, non fu distribuito. Fu proiettato raramente in qualche festa di paese. Al film vennero dedicate poche righe sul Corriere Cinematografico, il 18 marzo 1933, ma oggi, restaurato, se ne possono ammirare degli assaggi su Youtube, nonché lasciare dei commenti in merito. Questi spezzoni sono presenti nel documentario “Alla ricerca del film perduto” di Angelo Amoroso d’Aragona, promosso dall’Associazione Transtv e in collaborazione con la More Production e il contributo della Regione Puglia, assessorato al Mediterraneo. All’opera di restauro hanno partecipato la Cineteca Nazionale, la Teca del Mediterraneo e il Club delle Imprese per la Cultura.Una vera perla su Youtube che si trasforma in macchina del tempo. Merita di esser guardata e commentata. Un filmato di qualità, davvero pregiato e che forse non merita di trovarsi nello stesso contenitore dove si trovano i filmati stupidi di ignoranti ragazzuoli che hanno i telefonini come prolungamento dei loro arti superiori, ma tant’è, questo è il bello della democrazia e della libertà della rete.

Francesco Favia

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