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mercoledì 11 aprile 2012

Cocktail del giorno, Manhattan





5.0 cl di Rye o whiskey canadese
2.0 cl di vermouth rosso 
1 goccia di angostura

Il Manhattan si prepara mescolando (senza agitare) gli ingredienti all'interno del mixing glass pieno di ghiaccio per 2/3. 
(attenzione, l'angostura ha un sapore molto marcato, potrebbe bastare solo una goccia, secondo i gusti.) 
Si serve in una coppetta da cocktail (da "Martini"), guarnito con una ciliegina al maraschino.

Fonte: Wikipedia

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venerdì 6 aprile 2012

Week-end di un alienato


Francesco Favia, scrittore blogger
Quel sabato sera era abbastanza giù di morale. Raramente si sono visti sprazzi di allegria sul suo volto, ma quella sera era particolarmente afflitto. Gioacchino fu cresciuto dai suoi genitori a suon di insulti e umiliazioni. Viveva nel rancore e nella rabbia sin da bambino. Poco più di una decina d’anni fa’ andò via di casa. Adesso era un trentacinquenne che viveva solo in uno squallido monolocale di periferia. Per vivere faceva l’operaio; lavorava per una ditta di traslochi. Col suo stipendio a malapena sopravviveva, a stento riusciva a far la spesa e a pagare l’affitto e le bollette. Nonostante queste difficoltà economiche, cercava di non farsi mai mancare una bottiglia di buon whisky e qualche sigaro, sempre utili in quei momenti di maggiore sconforto.
Indifferentemente lavorava, faceva il suo dovere, ma quelle volte in cui il suo datore di lavoro lo trattava come una bestia, difficilmente gli riusciva facile fare l’automa. Tuttavia per non rischiare di andare a dormire sotto qualche ponte, resisteva alle umiliazioni, alle quali era comunque abituato. 
Aveva perennemente sul viso un’espressione schifata, disgustata da questa vita, dalla sua vita.
Ogni tanto si sfogava su un sacco per pugili che aveva appeso al soffitto.
Quel pomeriggio dormì e si rialzò stordito. Cenò con qualche scatoletta. Poi si rimise a letto a guardare la televisione. Non c’era nulla di interessante come ogni sabato sera, come ogni sera.
Allora decise di sfogliare una riviste osé, ma dopo qualche minuto la riposò, annoiato, sul comodino.
In passato qualche volta si andava a fare una birra con qualche collega, ma erano ormai anni che lavorava solamente, diventando apatico ad ogni forma di svago in compagnia di altra gente. Un po’ perché tutti quelli che conosceva avevano messo su famiglia, un po’ perché la voglia di non vedere nessuno dopo il lavoro aveva avuto il sopravvento negli anni.
E adesso se ne restava lì, disteso su un letto eternamente sfatto, a guardare il soffitto e a contare le macchie di umidità. Lì, abulico, immobile. Fermo ad attendere che quel temporaneo viaggio della vita terminasse. Ad attendere la morte come via di fuga, ad attendere il suo destino come un pluriergastolano. 
Ad un tratto, si alzò e andò ad accomodarsi nella zona giorno, poco più in là di dov’era.
Uscì la bottiglia del whisky, prese un bicchiere, appoggiò tutto sul sudicio tavolo e si sedette su una disagevole sedia. Si riempì il primo bicchiere. Lo sorseggiò. Si fermò poi ad osservarlo. Nella stanza il silenzio regnava. Una luce gialla, opaca, provava ad illuminare. Una formica passeggiava sul tavolo, prendendolo per una piazza. Su di essa, Gioacchino, ci versò un po’ di whisky. Continuò imperterrita nel suo percorso, seppur con qualche difficoltà nell’uscire da quel laghetto alcolico. Gioacchino riprese a bere, osservando la formica che si allontanava lemme lemme.
L’uomo si riempì un secondo bicchiere e se lo scolò a sua volta.
Andò in bagno e dopo aver pisciato, mentre si lavava le mani, si guardò nel piccolo specchio pieno di aloni. Mormorò: “Ammazza quanto sei brutto…”
Uscito dal cesso, andò in cerca di un sigaro ed una volta trovato, se lo accese con una lunga boccata. Una folta nebbia avvolse il suo sguardo spento. Se ne stava in piedi e fumava rilassato augurandosi un tumore. Il sigaro che si accese non era un mozzicone, ma poco ci mancava. Iniziò a camminare per la stanza, spargendo cenere. Iniziò ad assalirlo una sensazione di noia ed insoddisfazione. Non sapeva nemmeno lui di cosa avesse bisogno. Non era voglia di scopare. Era da tempo che non nutriva particolari desideri. Ci fu un periodo che si ammazzava di seghe e si fece tutte le mercenarie della zona, ma poi si stufò anche di quei passatempi. Non aveva fame e non aveva sete. E non aveva voglia di vedere e parlare con nessuno. Si stava annoiando, ma non voleva porre rimedio a quello stato d’animo. Lavorare, seppur lo facesse con indifferenza, senza particolari entusiasmi, gli piaceva, perché facendo qualcosa, evitava la noia. Tornava a casa con piacere dopo il lavoro, poiché la stanchezza accumulata, gli procurava una certa soddisfazione e poteva starsene nella sua apatia e nella sua solitudine con gioia, poiché comunque stava facendo qualcosa, ossia, si stava riposando, stava recuperando le forze come una batteria sottocarica.
Nel fine settimana era riposato e quel suo stato di isolamento a cui comunque teneva molto, gli creava tuttavia un lieve fastidio. Proprio come quando un insetto cammina sulla pelle di un uomo che non si accorge che un essere lo sta usando come tappeto rosso. Così era il fastidio che provava in quelle ore libere, solitamente dedicate alla famiglia e agli amici. Gioacchino non aveva né famiglia, né amici. I suoi unici rapporti umani, erano circoscritti ai soli ambiti lavorativi. E gli piacevano quei rapporti fatti di solidarietà, unione e complicità che aveva con i colleghi. Un po’ meno gli piacevano i rapporti col suo titolare, ma spesso non gli dava molto peso; l’importante per lui è che pagasse e che fosse puntuale nel farlo.
Terminò il sigaro, ma prima di spegnerlo per gettarlo, ustionò a morte una formica.
Non sapendo più cosa fare, si gratto le chiappe, spense la luce e si coricò, pur sapendo che per qualche ora ancora non avrebbe chiuso occhio.

Francesco Favia

domenica 6 aprile 2008 ore 16:07

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giovedì 22 marzo 2012

Cocktail del giorno, Bronx



 3.0 cl gin
 1.5 cl vermouth rosso
 1.0 vermouth dry
 1.5 cl succo d'arancia

Viene preparato nello shaker con l’aggiunta di ghiaccio. Si serve nella coppetta cocktail e non presenta guarnizioni.

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martedì 10 gennaio 2012

L'aria è amara


I Gemelli non mi sono mai piaciuti più di tanto, però in passato ho ascoltato più volte l'album Fuego e questa canzone era tra le mie preferite. Ed è incredibile come in questo momento  mi ci ritrovo! Ho perso il lavoro, la ragazza, ho la macchina da pagare e vado a sfogare le mie frustrazioni da un amico che lavora in un hotel... dove però c'è anche l'angolo bar. Giuro che è la verità e spero che la situazione migliori.
Sto malissimo, mi sento davvero crollare il mondo sotto i piedi. Mi sento solo, abbandonato. Gli amici più stretti sembrano essere spariti e tutto ciò che sembrava esser una certezza si è dimostrata l’ennesima nuvola effimera.
Sono un incapace, un buono a nulla. Nel cielo è scritto che dovrò essere un eterno fallimento.
Francesco Favia

GIOVEDÌ, 15 MAGGIO 2008


Whisky & Margarita


GRIDO:Hey barman dammi la cosa più forte da bere e poi con calma vieni

qui accanto a sedere perchè ho davvero bisogno di un po' di ascolto dai

tu mi conosci da molto ho toccato il fondo ormai

THEMA: Ti sento spento sai??
GRIDO: ricordi ti parlavo di quella donna che amavo che mi ha cambiato
lei per cui stavo bravo lei per cui respiravo versalo in fretto amico
oggi mi ha lasciato.
THEMA: ed è per questo che sei messo in questo stato uomo di conosco e
sono onesto questa volta sei conciato è successo mille volte ed è
tornata da te sarà già a casa che ti aspetta preoccupata per te.
GRIDO: tu non capisci lei vuole un altro e lo ha detto a me la mia tipa
mentiva dal giorno che ci siamo visti io ci credevo davvero che scemo
brindiamo a un uomo che deve di nuovo partire da zero...

RIT: BRUCIA SOTTO LE MIE DITA QUESTA NUOVA FERITA DAMMI WHISKY &
MARGARITA...CERCO UNA VIA D'USCITA MENTRE GUARDO LA MIA VITA IN FONDO A
UN WHISKY e un MARGARITA....

THEMA: non puoi buttarti giù così ma fidati di chi ne ha visti di
momenti tristi e crisi.
GRIDO: sì sì! ma di che parli amico? non hai capito ti dico sono
davvero finito....versane un altro perchè ho perso il lavoro troppo
estroverso e inaffidabile a detta di tutti loro e in più vedi la
macchina di fronte al bar non va spiegami chi pagherà.
THEMA: hey zitto un istante sembri un bimbo che piange lamentele su un
mondo crudele ne ho sentite tante ed ero il primo a farle forse tu non
lo sai non sei la prima persona che si trova nei guai.
GRIDO: parla lui.
THEMA: perchè io ero come te mi credi ti ritrovi solo e tremi cade il
mondo sotto i piedi tu dimostra quanto vali guarda quei bicchieri
capisci che è la metà piena che bevi?

RIT

GRIDO: e dire che quand'ero bambino soganvo di diventare presidente
invece adesso io mi vedo un perdente eternamente al verde fai tu vorrei
addormentarmi per non svegliarmi più!!
THEMA: ma sei scemo?? Dillo un altra volta e ti meno davvero ti
conoscevo e credevo tu fossi un uomo vero quella donna ti ha
imbrogliato e sporcato ed ora tu piangi perchè un angelo sbagliato se
n'è andato? Sai nessuno ti regala niente questo lo sapevi sei tu che
devi lottare per ciò in cui credi hey prova a guardare in alto e
sfrutta tutto ciò che sai e vedrai un uomo senza più guai.

RIT

Gemelli Diversi




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