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venerdì 27 febbraio 2009

Divorzio davanti al notaio

In tempi di crisi si pensa ad un modo per risparmiare i soldi pubblici

Secondo un' ANSA di oggi, la possibilità di discutere un divorzio davanti ad un notaio porterebbe un risparmio di circa 1 miliardo l'anno di soldi pubblici. Il 45% di questa somma, infatti, verrebbe "non erogata" dallo stato, mentre l'altro 55% risulterebbe il risparmio da parte dei "contendenti". Ma non sarà che, con la crisi delle compravendite immobiliari, lo stato voglia regalare nuovo business alla casta dei notai che si cuccano fior di euro per ogni rogito e per ogni mutuo erogato (facendo un cacchio o poco più). Chissà se il vero risparmio non si avrebbe andando davanti all'Ufficiale dello Stato Civile, lo stesso dove si va per le pubblicazioni, pagando una marca da bollo da 20 euro o giù di lì.... E magari si divorzierebbe in 24 ore e non in 5 anni come avviene adesso. Forse la Santa Madre Chiesa si incazzerebbe un pochino. Ma con un'ulteriore sconto sull'ICI e un finanziamento alla scuola cattolica, tutto dovrebbe andare a posto. In fondo tutto ha un prezzo. A patto che non lo paghiamo (sempre) noi.
Francesco Scipione

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Si torna al nucleare... EVVIVA, EVVIVA!!!

Alla faccia della democrazia, il governo di Berlusconi "se ne frega" del referendum di vent'anni fa'.

Dopo il disegno di legge approvato verso la fine dello scorso anno, si è passati dalle parole ai fatti. L'Italia (Berlusconi) ha sottoscritto un accordo con la Francia (Sarkozy) per la costruzione congiunta di centrali nucleari in Italia e in Francia. Alla faccia del referendum di 20 anni fa e della volontà popolare. Ancora una volta Berlusconi ha deciso per tutti, salvo poi farsi sbugiardare dal neo-presidente della regione Sardegna, il quale ha detto che mai e poi mai saranno costruite centrali sull'isola ("Dovranno passare sul mio cadavere").Il Governo si è comunque arrogato il diritto di individuare le aree "strategiche" che dovranno ospitare le bombe nucleari, pardon, le centrali nucleari.Certo, per la regola del buon esempio, sarebbe carino costruirne una ad Arcore, una a Pontida e una a Ponte di Legno. Ma, chissà perché, credo che queste aree saranno definite "non idonee".Meglio farla a Ponticelli, Montalto di Castro, in Lucania, in Puglia... Almeno si crea quel pittoresco casino che è stato fatto per bloccare i termovalorizzatori di immondizia.Ma il sole no?? Cosa ha che non va?? Forse non richiede miliardi per essere sfruttato, forse provocherebbe il tracollo di aziende come ENI e ENEL che detengono praticamente tutto il mercato dell'energia in Italia?? E allora queste aziende come farebbero a sfruttare i "clienti" con tariffe da fantascienza e servizi da preistoria??Cari ecologisti, come siete comunistemente noiosi, con la vostra aria pulita, la vostra mania della natura, dello sfruttamento dei rifiuti per creare energia. Non c'è business, che cazzo guadagno a bruciare immondizia, che cazzo guadagno a prendere i raggi del sole. Voi dell'Azienda Italia non capite niente!!!Allora è meglio comprare il petrolio da Gheddafi, che, oltretutto, è anche azionista di Fiat e Unicredit (quindi di Bankitalia).

Francesco Scipione

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domenica 22 febbraio 2009

Mediaset colonizza Sanremo

La 59° edizione del Festival è vinta da Marco Carta. In finale anche l’inquietante presenza della De Filippi.

Il 59° Festival di Sanremo, bisogna ammetterlo, è stato un trionfo di ascolti. Merito di Bonolis e della sua conduzione fresca, scherzosa, frizzante, mai sottotono. Ho guardato per intero solo la finale, poiché ero a casa di amici. Ed è stato anche piacevole assistere allo spettacolo e commentare quel che accadeva in diretta.
Un Sanremo poco sanremese. Uno storico show televisivo, che si è adeguato ai canoni televisivi odierni. Televoto, polemiche, demagogia. Non sono mancati i titoli sui giornali che hanno definito questo Sanremo, un’edizione targata Raiset o Mediarai.
Al bando i fiori e la tradizione si è assistito ad uno spettacolo più elastico, i quali stando ai sondaggi, anche i giovanissimi hanno seguito e apprezzato.
Parlando della gara, la vittoria di Marco Carta, non può che suscitare polemiche. Canzone orecchiabile, lui un tipetto simpatico, ma resta comunque un ragazzo della Maria De Filippi. E caso strano, c’era anche lei nella serata finale. Presenza insignificante, si è fatta notare solo per la leccata di mucca che aveva in testa, il trucco pesante e abiti ridicoli, indossati non proprio con nonchalance.
A mio avviso, ascoltando un po’ le canzoni del Festival, guardando le esibizioni sul web non ho notato nessuna canzone che si contraddistinguesse dalle altre. Il livello qualitativo musicale non credo che si possa reputare basso. Probabilmente c’è stato di peggio in passato. Non ho ascoltato però niente di eccezionale. Sono stati affrontati nelle canzoni molti temi sociali, elevando la demagogia spiccia e elargendo retorica a profusione.

In finale sono arrivati, alla fin fine, le tre migliori. O forse no. Troviamo un troppo sottovalutato Sal Da Vinci, che ha una lunga carriera alle spalle, che non si può proprio definire gavetta. Cinema, teatro, musica hanno pervaso il suo cammino artistico, in cui ci sono stati dei momenti di difficoltà, che gli hanno fatto pensare a mollare tutto. Alla fine è arrivato a Sanremo, dove il pubblico l’ha ripescato e portato in finale. Dopo tanti anni ha calcato un palco importante e sono comprensibili le lacrime di commozione che gli sono scappate ieri sera, quando arrivato tra i primi tre, ha ricantato la canzone. L’impronta di Gigi D’Alessio nella sua canzone, purtroppo, si sente. Dico purtroppo, non perché le canzoni di D’Alessio non le gradisco, ma perché Sal Da Vinci non è l’imitazione del più noto artista partenopeo, ma è Sal Da Vinci. Non amo il genere e non credo che sia un delitto, ognuno è libero di avere i propri gusti, ma chi ha sempre seguito Sal Da Vinci, sa che egli ha una sua personalità e delle gran doti canore.
Hanno poi ragione quelli che hanno etichettato Povia come un furbo. La sua furbizia però lo ha ripagato, dando uno schiaffo a tutte le polemiche che si è voluto tirare addosso per farsi pubblicità.
Acclamato dalla platea dell’Ariston, si è visto in finale, un Giuseppe Povia piuttosto esaltato.
Alla fine, però è stata molto meglio la sua provocazione, contornata da una musica accattivante e orecchiabile, che altre canzoni buoniste presentate alla kermesse.
Lascia tuttavia perplessi la vittoria di Marco Carta. Proprio quest’anno che ha presenziato Maria De Filippi, ha partecipato un ragazzo lanciato da lei e per di più ha vinto il festival. Molti non sanno chi sia questo ventiquattrenne sardo. C’è chi ha anche criticato la sua presenza tra i big.
Resta però che il signor Carta ha una gran schiera di giovanissimi seguaci che comprando il suo disco, hanno permesso all’ex concorrente di “Amici” di affermarsi nell’olimpo della musica italiana.
I più maliziosi, ma anche i meno, non possono pensare che ci sia stata la volontà di Mediaset nel far trionfare il vincitore di “Amci”.
Dopo tante meteore lanciate dalla trasmissione condotta dalla De Filippi, c’era bisogno di una forte riscossa, che permettesse di ridare credibilità al programma scopritore di talenti. Soprattutto dopo il boom di Giusy Ferreri, nata artisticamente da un programma Rai. Il dar risalto ai talenti è solo un pretesto, l’anima del programma firmato Maria De Filippi e targato Mediaset, come molti sanno, sono solo le infuocate polemiche, al pari degli altri show della compagna di Maurizio Costanzo. Adesso che un ragazzo di “Amici” ha vinto Sanremo, sempre più giovinetti di belle speranze, prenderanno d’assalto Cinecittà per i vari provini. E, ahinoi, adesso sentiremo parlare di codesto programma ancora per molti anni.
Da sempre si pensa che Sanremo non sia proprio regolare. Clamorosa fu l’edizione alla quale presero parte Elio e le Storie Tese, i quali dominarono il festival, per poi non trovarsi primi proprio la sera finale.
Quest’anno niente classifiche, televoto da casa ed eliminazione diretta. La storia del televoto non ha mai convinto nessuno e Striscia la notizia, di recente, non ha fatto che dimostrare esplicitamente l’inganno di tale presunto metodo che decreterebbe la vittoria. D’altronde siamo in Italia, dove non sono regolari i concorsi pubblici, figuriamo una trasmissione dove girano tanti interessi economici.
Ci sono sempre stati gli interessi delle case discografiche a prevalere a Sanremo. Oggi grazie al web, che non solo ha portato la crisi del mercato discografico, ma porta al successo perfetti sconosciuti o comunque artisti indipendenti, il potere delle major è caduto. Entra in gioco il potere televisivo. Ecco che Mediaset ha colonizzato il festival di Sanremo, infilzando nel terreno della Rai, la bandiera del loro prodotto di punta, “Amici”.

Francesco Favia


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Grande Fratello. Paolo Mari esagera con le provocazioni e viene squalificato.

Paolo Mari ci è andato o ce l’hanno mandato?

Nuovo stratagemma degli autori del Grande Fratello per mantenere alti gli ascolti. Forse non è proprio nuovo. Sulla scia delle pazzie di Federica Rosatelli che hanno portato a notevoli picchi d’ascolto, gli autori hanno ben pensato di introdurre nella casa, un altro psicopatico. Paolo Mari, un po’ modello, un po’ idraulico, un po’ schizzato paranoico. Entrato insieme ad un altro personaggio, Tommaso De Mottoni, presunto aristocratico, tutti si aspettavano da quest’ultimo, che sembra sia abituato a lucidare le scarpe con lo champagne, gesti di follia. Invece no, quasi per riabilitare l’immagine dell’alta borghesia, il ruolo del pazzo, è stato affidato al proletario che arrotonda facendo il modello. Scontato che questi strani esseri siano stati fatti entrare per scompigliare gli equilibri della casa, il bel Paolo ha esagerato con le provocazioni. I concorrenti che forse sono meno stupidi di quel che possono apparire allo spettatore da casa, hanno mangiato la foglia e si sono adeguati ad assecondarlo e a ignorarlo. Ed è forse per questo motivo che Paolo avrà esagerato, poiché forse non stava riuscendo nell’intento di provocare reazioni violente, come magari richieste dai perfidi autori. Paolo ha puntato il dito contro i concorrenti, li ha minacciati, ha usato espressioni molto colorite. Niente. Nessuna reazione. “E’ un pazzo” dicono tra di loro gli abitanti della casa “Non puoi prendertela con chi è malato.” Tra di loro c’è anche chi sostiene che sia uno abituato a fare “sniff sniff” e che sia in crisi di astinenza.
Quando però Paolo inizia a girare nudo, sempre per provocazione, il Grande Fratello è costretto a oscurare le immagini, sospendere e isolare il concorrente e alla fine squalificarlo.
Forse era proprio quel che voleva la redazione del GF. Adesso la Marcuzzi e Signorini, avranno modo lunedì sera di trattare di un nuovo scottante argomento e grandi ascolti saranno assicurati.

Francesco Favia

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Brunella Filì racconta la sua espressione estetica

Alla scoperta di talenti in erba

Il cortometraggio di Brunella Filì, regista barese, trapiantata a Bologna, ci introduce in uno scenario ecclesiastico, ben presto profanato dalla curiosità tenera e coinvolgente di Angelo, un bambino di periferia. In questa chiesa dell’ hinterland barese, bambini disagiati giocano, avendo come unico punto di riferimento per un’educazione non solo religiosa, ma anche di vita, il parroco don Michele. Durante l’allestimento tecnico per una manifestazione concertistica, il bambino osserva nascosto il lavoro meticoloso degli operai. La curiosità del bambino, lo trascina quasi per mano verso gli strumenti. La sua attenzione si sofferma in particolar modo su un scintillante sassofono. Spinto da una irrefrenabile istintività infantile, il bambino sfiora lo strumento, procurando la rottura della sacralità del luogo e del lavoro degli operai. La curatissima musica del maestro Minella si interrompe, sottolineando la profanità del gesto, quando il bambino fugge con lo strumento tra le mani. Innocente profanità, costata al bambino lo sguardo degli operai tutti e la conseguente ramanzina di don Michele, che gli spiega come gli strumenti non sono giocattoli, ma fanno parte di quell’essenza seria che è la musica, che comporta anni di studio per poterla mettere in pratica.
Terzo lavoro della Filì, che dimostra come i giovani sognatori dei nostri tempi, non solo hanno talento, ma lo affinano con intensi studi, incrementando le loro capacità innate con straordinarie competenze tecniche. L’opera è visibile su http://www.youtube.com/watch?v=Bvj6nYvaiq0
Attualmente impegnata sul set de “L’ispettore Coliandro”, fiction prossimamente in onda su Raidue, la promettente regista si è resa molto disponibile ed ha concesso in esclusiva un’intervista a NonSoloCronache
Brunella, questo è il terzo cortometraggio, diretto esclusivamente da te. È stato difficile trasmettere al cast e allo staff, quello che volevi esprimere tramite questo breve film?
“No, non è stato difficile collaborare trasmettendo quello che volevo...Tranne con alcuni, la troupe è stata estremamente comprensiva e disponibile ad assecondare le mie direttive.”
Ti sei occupata quasi di tutto, una bella responsabilità…
“Si, mi sono occupata non solo della regia, ma ho anche scritto e prodotto, nonché effettuato il montaggio.”
Ed è stato complicato gestire gli attori, in particolar modo, il bambino?
“Devo dire che sono stata fortunata con questo bambino: era un angelo, cioè non si stancava mai! Nonostante il freddo e il dover ripeter tante volte le scene, sembrava sempre che si divertisse. I genitori rompevano le scatole molto più di lui!”
Da cosa hai tratto l’ispirazione per un soggetto di questo stampo?
“Beh mi sono ispirata alla manifestazione durante la quale si ambienta il cortometraggio e che ha finanziato la mia opera. Dovevo scrivere un soggetto che si svolgesse durante la manifestazione musicale; e poi sono sempre stata attirata dagli strumenti musicali come lo può essere un bambino.”
Dunque la location è stata per certi versi obbligata…
“Si, hai ragione, la location era d'obbligo. La chiesa, il concerto erano cose che dovevo mettere per forza altrimenti non mi finanziavano.”
Il corto è stato realizzato un paio d’anni fa. Come mai è stato reso pubblico solo recentemente?
“In realtà è già uscito in un dvd a Bari già da un po’ di tempo ed ha vinto un premio in un concorso, sempre a Bari, due anni fa’, ma solamente ora l'ho messo su youtube.”
Come si chiama il dvd e dov’è stato distribuito?
“Si chiama Le -Voci dell’Anima- e contiene anche altri corti realizzati per l'evento. È stato distribuito da Proforma; il concorso si chiama CORTO ART FESTIVAL .”
Com’è nata la collaborazione col maestro Minella?
“Lui è un appassionato della manifestazione... quando gliel'ho chiesto è stato entusiasta e la collaborazione è stata una delle più belle sorprese che abbia mai avuto; una collaborazione splendida e siamo rimasti amici… e poi ha capito tutto ciò che volevo.”
Sono state le sue musiche ad ispirare il tuo soggetto?
“Le riprese le abbiamo fatte prima, poi gliele ho mostrate dicendogli ciò che avrei voluto come sottofondo e lui al primo tentativo ha centrato.”
Le musiche, dunque, sono state composte appositamente per la tua opera…
“Evidentemente ero riuscita a trasmettere attraverso le immagini le stesse emozioni che avevo in mente e lui le aveva già comprese per cui è venuto spontaneo realizzare quella colonna sonora.”
Un’ ultima domanda. Conti di realizzare un altro corto a breve termine?
“Certo! Appena terminato di lavorare qui a Bologna su un set, torno a bari per realizzare un progetto che sarà o un cortometraggio che sto scrivendo oppure un videoclip per una band.”
Sei piena di impegni… Vuoi anticipare dei dettagli sui tuoi prossimi lavori o va bene così?
“No, meglio non dire altro, perché è tutto sempre in bilico…”
Dimmi almeno il nome della band…
“La band è CASINO' BOOGIES.”
Brunella, ormai entusiasta dell’intervista, mi invita a scoprire ulteriori dettagli su questo suo ultimo lavoro.
“Non vuoi sapere altro, per esempio sulla realizzazione?”
Se vuoi dare altre informazioni agli amici di NonSoloCronache sul tuo corto, sono ben accette.
“Ah non so, tipo che comunque è stato tutto assolutamente studiato prima di procedere con le riprese, cioè ho fatto una dettagliata pre-produzione prima di girare, perché c'erano davvero tante incognite, alcune delle quali erano i FUNERALI in chiesa che interrompevano le riprese!”
Avete realizzato uno story-board presumo…
“...sì ho disegnato anche lo story-board naturalmente per rendere chiaro all'operatore le riprese che doveva fare e poi volevo sottolineare la partecipazione dei miei amici che hanno fatto sia da comparse che da aiuti. Sono stati tutti preziosi e gentili.”
Ed oltre al lay.out, cosa intendi per pre-produzione? Sai, magari non tutti i nostri lettori sono afferrati in materia…
"Praticamente sarebbe una sceneggiatura dettagliata, completa di elenco delle inquadrature e dei movimenti di macchina, oltre al piano di lavorazione e agli ordini del giorno che ci sono serviti per organizzare e dividere in quattro giorni tutte le scene in modo da sapere ogni giorno cosa dovevamo girare e quello che serviva per costumi e scenografia.”
Ma quindi quanti giorni di lavorazione sono serviti?
“Quattro giorni, poiché era una chiesa e la luce era poca…”
Compresa la pre-produzione?

“Quattro giorni di riprese e una settimana di pre-produzione che viene prima delle riprese e poi una settimana di montaggio e due, tre giorni per le musiche.”
Brunella, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato.
“Grazie a te, Francesco.”

Francesco Favia


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