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lunedì 5 gennaio 2009

Cacciato da “La Corrida”, Pregadio smentisce la produzione

Facendo gli scongiuri, il maestro sbotta contro chi ha usato la sua salute come scusante.

Si sa che la televisione è falsa e il suo mondo è tra i più disgustosi dei settori lavorativi. La mancanza di rispetto che ha oltraggiato la dignità un operatore quarantennale delle reti Mediaset ha però del fastidioso. Il maestro Roberto Pregadio, dopo quattro decenni, verrà sostituito alla direzione dell’orchestra che accompagna i dilettanti allo sbaraglio nella storica trasmissione “La Corrida” dal maestro Vince Tempera. Il punto non è questo. Ciò che ha innervosito il maestro Pregadio e può infastidire chiunque comune mortale che apprende la notizia, è che la produzione ha motivato il cambiamento per dei problemi di salute dello storico protagonista della trasmissione.
E la decisione, a detta del diretto interessato, non è sua. In sostanza è stato proprio mandato via.

Sembra poi che gli avevano proposto di affiancare il nuovo arrivato, dunque in una conduzione a due dell’orchestra. Troppi. E Pregadio ha rifiutato, pagandone le conseguenze. Ha taciuto finora, ma non ha potuto resistere, ha dovuto far emergere la verità, quando hanno scherzato con la sua sorte. Ha 80 anni e lui dice di sentirsi benissimo e ammonisce che con certe cose non si scherza. Avrebbero dovuto evitare insomma di inventarsi certe balle, poiché la decisione non ha creato dei problemi al maestro Pregadio. Egli che ha visto gli albori de “La Corrida” insieme a Corrado, facendola in radio, crede di meritarsi la verità.

Francesco Favia


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Camorristi veri nel film ‘Gomorra’. Arrestati.

Per amore del neorealismo o per costrizione, la malavita nel film ci ha messo piede per davvero.

Lo disse Alba Parietti di recente in una trasmissione di Raiuno. Lei che ha girato un film in certi difficili contesti (chi non se la ricorda nel famoso film “Il macellaio”, girato in Sicilia), lo sapeva che in qualche modo la camorra fosse “consenziente” alle riprese del film tratto dal best seller di Roberto Saviano. Era consenziente e anche partecipe. Al film in corsa per l’Oscar, hanno preso parte Giovanni Venosa, Salvatore Fabbricino, e Bernardino Terracciano. Camorristi. Malavitosi anche nella realtà. Da poco arrestato, il Venosa nel film era un “capo zona”. Uno con un certo potere, che fece ammazzare, nella finzione, due ragazzini che da grande volevano fare i camorristi senza fare nessun apprendistato. Nella vita estorsore e spacciatore, fu arrestato dai carabinieri grazie alla collaborazione dei pentiti. Indagato come delinquente abituale, fu condannato a due anni di casa lavoro e trasferito a Modena. Una licenza premio ricevuta pochi giorni fa’, lo ha riportato nella sua terra, nel casertano, a ridarsi da fare, chiedendo il noto “regalo” natalizio ai commercianti.
Prima ancora di Giovanni Venosa, fu arrestato Salvatore Fabbricino, comparsa del film che appare proprio nel suo famigerato quartiere, Scampia. E anche i carabinieri lo hanno immortalano con delle telecamere nelle sue attività di spaccio e il pentito Antonio Prestieri ha indicato Fabbricino come suo dipendente.
Bernardino Terraciano nel film interpretava un boss della camorra. Non avrà di certo applicato metodo Stanislavskij, lo “zi’ Bernardino”, appartenente nella vita al clan dei Casalesi. Fu arrestato lo scorso ottobre, insieme ad altri sei pregiudicati ritenuti esponenti del gruppo di fuoco del clan, capeggiato dal latitante Giuseppe Setola, sfuggito più volte alla cattura.

Francesco Favia


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domenica 4 gennaio 2009

Fabbricavano molotov per ammazzare la noia

16enni di Genazzano, in provincia di Roma, sono stati denunciati dai carabinieri

Sono stati denunciati dai carabinieri di Genazzano, vicino Roma, sei minorenni, intenti alla fabbricazione di una molotov. Incensurati e di buona famiglia, i 16enni si sono giustificati dicendo che il loro era solo un modo per ammazzare il tempo, per combattere la noia. E con quelle armi da combattimento avrebbero potuto benissimo ammazzare qualcuno. Delle vere e proprie armi da guerriglia in mano a dei ragazzini, avrebbero potuto creare notevoli danni a loro stessi e agli abitanti di Genazzano. Proprio grazie alla segnalazione e alla collaborazione di questi ultimi, le indagini hanno preso il via, portando ai responsabili degli atti di vandalismo dei giorni scorsi, tra cui il lancio di un rudimentale ordigno incendiario ai danni di un supermercato.

Francesco Favia

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sabato 3 gennaio 2009

Primo giorno dei saldi a Bari, negozi presi d’assalto.

Il commercio barese prende una boccata d’ossigeno.

Bari. Sin dalle prime ore della mattinata, i negozi del centro, nonché i centri commerciali della periferia e della provincia, sono stati presi d’assalto da assatanati clienti. Il primo giorno dei saldi invernali sembra aver dato un po’ di ossigeno ai negozianti e alle multinazionali dell’abbigliamento,
che ormai da anni sono protagonisti di un’ incontrollabile caduta del settore.
File per entrare nei negozi delle grandi griffe in via Sparano, saune e bagni di folla nei palazzoni delle multinazionali, la pioggia sembra non aver fermato gli acquirenti. Nei centri commerciali i parcheggi straboccavano di automobili. Sconti elevati, a partire dal 30%. Se a Roma e Milano la partenza sembra esser stata tiepida, per citare il Corriere della Sera, qui a Bari la gente sembrava non aspettare altro. Se tanti anni fa’, prima della globalizzazione i negozianti lavoravano tutto l’anno, avendo dei clienti abituali, traendo dalle loro attività benessere e ricchezza, col tempo si è avuto la tendenza ad aggrapparsi a certi periodi dell’anno, festività e saldi. Adesso non restano che i saldi. E diversi negozi storici a Bari hanno abbassato per sempre la serranda. Il delirio del primo giorno dei saldi, certo non servirà alle piccole o alle grandi aziende, a far quadrare il bilancio di un intero anno di lavoro e soprattutto di investimenti.

Molfetta. Code e rallentamenti sullo svincolo per l’area commerciale hanno caratterizzato la giornata nel territorio molfettese. Sotto la pioggia intensa la Polizia Municipale ha avuto il suo da fare per districare il traffico. La megastruttura dell’Ipercoop è stato letteralmente assediato da migliaia di pugliesi, giunti da ogni dove. Non da meno è stato il suo vicino Outlet Fashion District.
La gente è accorsa per il rifornimento, pronta per ripartire e per poi rifermarsi al pit stop dei saldi estivi. La stessa gente che non compra più durante l’anno, ma si concentra in questi determinati periodi e va nei posti dove sa di poter fare l’affare. Almeno qui al sud la tendenza è questa.
E nella fiabesca struttura illuminata a festa, nonostante la pioggia abbia provato ad oscurarla, si sono visti quest’oggi cadute e scivoloni degne delle migliori comiche, per via dell’insidiosissimo pavimento posto all’esterno dei punti vendita, che reso viscido dalla pioggia, si è tramutato in una vera e propria pista di pattinaggio. Ecco forse cosa significa fare il passo più lungo della gamba per un acquisto.

Francesco Favia


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venerdì 2 gennaio 2009

In U.S.A. dilaga la fobia. Nove musulmani fatti scendere da aereo.

Abbigliamento musulmano, frasi sospette. Allarmismo o precauzione?

Washington. Sono passati quasi dieci anni da quell’infernale 11 settembre, ma la psicosi che attanaglia i cittadini americani persiste, sfociando in una fobia globale. Sono bastati l’abbigliamento di chiaro stampo musulmano, per essere presi di mira dagli altri passeggeri e appena uditi dei discorsi sul posizionamento dei reattori vicino al finestrino, un semplice commento di stupore che avrebbe potuto lasciare chiunque, è scattato l’allarme al personale di bordo che ha immediatamente avvertito la polizia a terra. Il pilota ha sospeso il volo, tutti i passeggeri sono stati fatti scendere a New York e i loro bagagli sono stati ricontrollati. L’FBI ha interrogato il gruppo dei musulmani formato da nove persone, otto dei quali cittadini americani. Tra di loro oltre ad un anestesista e ad un avvocato, c’erano tre bambini di 2, 4 e 7 anni. Due fratelli con le mogli, una cognata e un amico, insiemi ai bambini, sono stati sospettati di essere degli spietati attentatori.
La vicenda si è conclusa con l’AirTrain -la compagnia aerea sulla quale la comitiva, diretta ad un raduno religioso, era regolarmente imbarcata- che ha ripudiato i nove musulmani, pur rimborsandogli i biglietti. I protagonisti di questa storia hanno dovuto far affidamento ad un'altra compagnia e acquistare dei biglietti più costosi.

Francesco Favia

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